Non ritornerai

di Fedele Menale

Il tempo dell’attesa,
e quello del tormento,
non sembrano più coincidere.
 
Li vivo, comunque.
Ma con immobile terrore,
in un fremito di antichi entusiasmi.
Il buio sovrasta la luce;
io
sento che non c’è più niente.

Sul fondo del barile,
tra tracce di cuore e schegge di memoria,
fanno a gara scampoli di giorni sbiaditi:
sono loro a divorarmi,
sono loro a guidarmi,
sempre loro a illudermi.

Illusione.
Prezzo crudele che pago
nel cercare ancora di viverti.
Eppure, scontando amare colpe,
non torna mai il mio conto:
vittoria non c’è
per chi giace sconfitto.  

Il tempo in cui
incatenai il tuo volto
alla mia felicità
si è consumato miseramente.
E il fumo che resta
offusca i sensi,
confonde il cuore,
disperde la tenerezza. 

Non ritornerai. 
Non più.
E io non amerò. 
Mai più. 

 

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Amandoti, ti odio

di Fedele Menale

Può esserci qualcosa di più intenso
di quel disprezzo che nasce da dentro
e che muovendo in fretta dal suo centro,
sconquassa forte tutto ciò a cui penso?

La razionalità marca il dissenso,
ed è così che nel mio senno rientro.
Ma più lui incalza, meno mi concentro;
patisco quello sforzo in ogni senso.  

“L’aridità del cuore non si arresta”,
così dicesti un giorno, amore mio. 
Non ti bastò ciò che ti diedi in pegno:

per te, e per te sola, il mio ritegno,
poiché versasti il buio in quell’addio.
Amandoti, ti odio in ciò che resta.  

 

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Non resta che tacere

di Fedele Menale

Avverto, nel profondo, un po’ di angoscia
che tengo a bada, ormai, costantemente.
E pur vivendo in mezzo a tanta gente,
non faccio trasparir la parte inconscia.

E già ti chiederai perché io m’affanni,
senza degna ragione o un giusto peso.
Mio caro amico, no, non sono offeso:
è umano deprezzar gli altrui malanni.

Ritengo che la vita sia stupenda,
e affidi ad ogni attore la sua parte.
Ma a volte non comprendo questa arte
e lascio che il pensiero mio s’arrenda. Continua a leggere