I nostri piccoli dieci infami…

di Marta Compagnone

Titolo: Dieci piccoli infami
Autore: Selvaggia Lucarelli
Editore: Rizzoli
Anno: 2017
Potete acquistarlo qui su Amazon

9788817096973_0_0_0_75Cari amici di Legenda Letteraria, recentemente mi è capitato di imbattermi in un libro che mi ha colpito davvero molto e che ho deciso di acquistare quasi immediatamente per saziare la fame della mia spietata curiosità da lettrice! Si tratta di una pubblicazione abbastanza recente, estiva: sto infatti parlando di Dieci piccoli infami di Selvaggia Lucarelli (Rizzoli, 2017). Ai più attenti non sarà certamente sfuggita la peculiarità del titolo, piuttosto particolare, attraverso il quale rivivono senza alcun dubbio le suggestioni del celebre giallo di Agatha Christie, Dieci piccoli indiani.

Ma le suggestioni non si fermano al solo titolo: i dieci protagonisti del giallo della geniale autrice inglese, pur non avendo alcuna familiarità tra loro, vengono invitati a Nigger Island da un certo signor Owen. Il motivo di questo invito si scopre nel corso della narrazione: ognuno di loro ha un debito in sospeso con la giustizia che deve assolutamente saldare.

Anche la Lucarelli raduna, nel suo libro, dieci persone, i suoi dieci piccoli infami, per una resa dei conti finale, poiché ciascuno di essi, in momenti e periodi diversi, le ha recato una delusione che, solo dopo un lungo lavoro di metabolizzazione, l’autrice è riuscita a trasformare in nuove possibilità di riflessione e dunque di ripartenza.

Il catalogo degli infami comincia con Susanna, la biondissima bambina delle elementari con cui la Lucarelli instaura un rapporto di amicizia quasi osmotico, fino all’arrivo di Annalisa che, prima, si insinua in un duo di amiche pressoché indivisibile e poi scalza la povera Selvaggia prima dai pensieri e poi dalla vita della sua migliore amica, che le preferisce la new entry, mentre a lei ritaglia il ruolo della “terza esclusa”.

A seguire la mamma dell’amica Nicoletta, che con i suoi ordini restrittivi di rientro e la loro assoluta inappellabilità, non solo fa miseramente sfumare l’opportunità di un flirt liceale per l’autrice, ma trasforma il ritorno a casa in una vera e propria odissea che si conclude al meglio solo per miracolo.

E poi c’è il ragazzo solitario della funivia, bello come il sole, incontrato in vacanza a Tel Aviv, e con il quale la Lucarelli riesce a scambiare qualche timida battuta, completamente inconsapevole che il kaftano che indossa si sia infilato nell’elastico delle mutande, offrendo al suo bellissimo interlocutore “un panorama indimenticabile”.

L’uomo della Mini grigia è, invece, l’abietto individuo che cerca di conquistare la fiducia di una Selvaggia all’epoca ancora adolescente, ma per fortuna non sprovveduta, poiché riesce a carpire tutto il viscidume che si cela dietro le sue proposte subdole ed insinuanti ed ha l’intelligenza di riferirlo ai genitori.

Un catalogo di infami non può essere tale se non figura in esso un parrucchiere anarchico, la “creatura” che nessuna donna vorrebbe e dovrebbe mai incontrare nel proprio percorso di conquista del sé, capace di uccidere l’autostima femminile a mezzo di sforbiciate e di audaci pennellate cromatiche.

selvaggia-lucarelliSegue poi il ragazzo gentile ma con la bocca troppo larga, che proferisce la parola tabù, quel “SIGNORA”, evocatrice di terribili suggestioni nella psiche femminile e col potere di trasformare una giornata bella e luminosa in una buia e tempestosa.

Mister Amuchina” con il disturbo ossessivo – compulsivo della pulizia è il dittatore dell’ordine con cui la Lucarelli ha convissuto per un certo periodo, per fortuna breve. Sì, perché la convivenza, ben lontana dall’essere un idillio amoroso, è stata più simile ad un periodo di degenza in un istituto di igiene, che non diventa mentale solo perché un provvidenziale incidente conduce Selvaggia ed il figlio Leon lontano da quelle asettiche atmosfere dal profumo di disinfettante.

Dulcis in fundo Suor Clara, la terribile preside della scuola che scorge in ogni studente una potenziale attitudine alla trasgressione e pertanto si sente investita della missione di redimere ognuno di essi prima che il male riesca a fuorviarli, attuando forme di controllo degne di un regime totalitario, che si infrangono nella camicia gialla della Naj-Oleari di Selvaggia, che afferma in tal modo la sua insofferenza per una restrittività estrema, ingiustificata ed esagerata ma anche la sua libertà personale e decisionale.

Questi sono alcuni dei personaggi che popolano la galleria letteraria del libro, passati in rassegna con quello stile simpaticamente dissacrante, tipico dell’autrice, sagace al punto giusto, condito da un pizzico di cattiveria tipicamente femminile, figlia di un’ironia sottile ed intelligente, sintomo di maturità, saggezza ed equilibrio che conduce ad un atteggiamento di divertito distacco da vicende, incontri ed avvenimenti passati, vissuti con quel senso di gravità che è tanto maggiore quanto minore è l’età dell’esperienza.

Non è difficile identificare in qualcuno dei dieci piccoli infami una personale conoscenza, qualcuno che volontariamente o forse più spesso, a voler essere garantisti, involontariamente, ci ha deluso, mettendo in crisi le nostre aspettative ed anche la nostra autostima, fomentando il rancore e le deprecazioni della parte lesa.

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Tuttavia, il maggior pregio del libro è legato proprio al fatto che nella parole dell’autrice non si avverte nessuna forma di risentimento: la scrittura, infatti, diviene un’operazione catartica, il sistema immunitario dello spirito, il mezzo per una simpatica e lucida disamina di incontri e persone che, se da un lato ne hanno tirato fuori il peggio, dall’altro si sono resi necessari perché potesse riconoscere anche le presenze positive che la circondano, riempiendo la sua vita e rendendola una persona migliore.

E dunque, a voler dare ragione a Nietzsche, se da un lato “ciò che non distrugge rende più forti”, dall’altro bisognerebbe anche aggiungere che ciò che fortifica distrugge inevitabilmente una parte di noi, quella più propensa ad abbandonarsi a livori e drammi, lasciando il posto ad un atteggiamento più costruttivo e propositivo – come è accaduto all’autrice – nei confronti di se stessi e delle proprie esperienze, quasi a voler sottolineare il valore formativo anche degli incontri negativi; e la risposta che si dà a ciascuno di questi incontri può essere una misura della propria tempra individuale.

La Lucarelli, attraverso la rielaborazione letteraria, ha regolato in maniera intelligente i “conti aperti” con alcuni momenti del suo passato, riuscendo a suscitare l’ilarità del lettore soprattutto per la sua capacità di prendersi in giro,  dimostrando quanto l’essere autoironici sia la chiave di volta per superare ogni dissapore e quindi strumento di libertà mentale e spirituale, capace di realizzare una migliore conoscenza di se stessi.

 

 

 

 

 

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LA LINGUA GENIALE – 9 RAGIONI PER AMARE IL GRECO – di Andrea Marcolongo [editori laterza]

di Marta Compagnone

Titolo: La lingua geniale. 9 ragioni per amare il greco
Autore: Andrea Marcolongo
Editore: Editori Laterza
Anno: 2016
Potete acquistarlo qui su Amazon

La strofa di una nota canzone del cantautore romano Antonello Venditti recita «Certi amori non finiscono. Fanno dei giri immensi e poi ritornano»; tra me ed il greco è stato proprio così, grazie alla complicità del libro dell’autrice Andrea Marcolongo.
Del resto «galeotto fu il libro e chi lo scrisse».

Purtroppo accade quasi sempre che da studenti non si riesca ad apprezzare fino in fondo alcune materie, riscoprendole solo successivamente, quando si perviene ad un certo grado di maturità personale e soprattutto culturale; per coloro che hanno frequentato e per coloro che ancora frequentano il liceo classico, il greco figura tra esse.

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Una (piccola) riflessione sull’universo dei migranti

Dalla tragicommedia alla riscoperta di una letteratura ‘civile’

Non so più cosa faccio.
Non so più cosa sono.
Pensaci, Mauro: cosa sei?

di Fedele Menale

Titolo: Fratello John, sorella Mary. Le nuove avventure semiserie dell’operatore sociale precario Mauro Eliah
Autore: Marco Ehlardo
Editore: Spartaco Edizioni
Anno: 2016
Potete acquistarlo qui su Amazon

Risulta sempre particolarmente difficile raccogliere idee e provare a fare un po’ il punto della situazione attorno ad un testo che si prefigge l’obiettivo di presentare, forse anche con un bel calibrato pizzico di ironia e umorismo, alcuni fenomeni complessi, molte volte affrontati di pancia più che con la testa, capaci di orientare a più riprese il dibattito dell’opinione pubblica. Se tali fenomeni riguardano poi la situazione dei migranti, i continui, costanti sbarchi sulle nostre coste e la conseguente pressante problematica dello sfruttamento di vite umane a fini prettamente utilitaristici, ovvero argomenti della più scottante e tragica attualità, allora ci si accorge di quanto tale esperimento possa divenire ancora più complesso e insidioso. Come nella stragrande maggioranza dei casi della vita, però, anche in questo, un libro può aiutare a capirci qualcosina in più e forse ad abbozzare un piccolo tentativo di riflessione più analitica su alcune delle intricate questioni poste in gioco.

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