Una discussione da Nobel…

di Concetta Maria Pagliuca e Francesca Maria Miraglia

Dove inizia e dove finisce quella cosa che chiamiamo ‘letteratura’? È la domanda che un po’ tutti ci stiamo ponendo in questi giorni, all’indomani dell’assegnazione del premio Nobel per la Letteratura a Bob Dylan. Per aver creato nuove espressioni poetiche all’interno della grande tradizione della canzone americana, questa l’incontestabile motivazione. Ma allora perché il web si è letteralmente spaccato tra i pro e i contro la scelta dell’Accademia di Svezia? Il cantautorato è o non è ancora una branca della letteratura? Ancora si pubblicano libri che mirano a chiarire che cosa sia effettivamente la letteratura; tuttavia, nonostante siano dotati di altisonanti e ambiziosi titoli, nei fatti, questi stessi testi non riescono ad essere per nulla esaustivi. Innanzitutto, perché si tratta della disciplina che ha come oggetto la più evanescente delle materie: la parola, il frutto di secoli, poi millenni, di convenzioni stratificate e cementificate tra loro; poi, perché veicolo di sacralità, di fantasia, di sentimenti, portatrice, dall’alba dei tempi, di bellezza ed emozione. L’arte, a ben vedere, è performance — e qui non ci si sta avviando a dichiarare che “la vita è teatro e viceversa”, espressione che suona come catacresi se non affermata da bocche come quella di Shakespeare — dal momento che la progettazione e la realizzazione di una pittura o una scultura, la composizione di una lirica, l’esecuzione di una danza, la recitazione sono tutte atti di attualizzazione di un’idea. Il rapporto osmotico tra di esse può essere esemplificato dalla trasposizione in musica del Don Chisciotte da parte di Guccini o dalla transcodificazione del mito di Apollo e Dafne nel capolavoro marmoreo del Bernini.

Nobel Peace Prize Bearing Likeness of Alfred Nobel

Medaglia commemorativa del Premio Nobel

Noi immaginiamo la cultura come un organismo in cui tutte le parti sono chiamate a collaborare armonicamente — sì, proprio alla Menenio Agrippa o alla San Paolo — ma la compulsiva gerarchizzazione Continua a leggere

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Vasco Rossi: Sally – Legenda d’Autore

di Francesca Maria Miraglia

Amici della musica di LL, bentornati su Legenda d’Autore! Oggi voglio parlarvi di un importante successo italiano degli anni ’90, che in parte ha segnato la già brillante carriera di colui che è conosciuto come il ‘rocker di Zocca’, il ‘Komandante’, o più comunemente come il ‘Blasco’ nazionale: sto ovviamente riferendomi all’inimitabile Vasco Rossi, ancora oggi tra i più importanti rockers italiani e internazionali. La canzone a cui faccio riferimento è la straordinaria Sally.

image55-384x264Pubblicata inizialmente come singolo, tratta dall’album Nessun pericolo… per te del 1996, Sally è stata oggetto di interpretazione da parte di più artisti, in particolare Fiorella Mannoia, che ha inserito la medesima canzone nell’album Certe piccole voci, datato 1999. La genesi della canzone è molto particolare e non è un caso che su di essa girino molte ipotesi: la prima emerge da una intervista, nella quale il cantautore afferma di aver trascorso le vacanze a Saint – Tropez e di essere stato in compagnia di un amico durante una serata in discoteca, trascorsa tra tante ragazze giovani e spensierate. Continua a leggere

Intervista a Humanoalieno – Legenda d’Autore

di Francesca Maria Miraglia

Cari amici di Legenda d’Autore, per il numero di oggi, è mia intenzione uscire un po’ fuori dal seminato, pubblicando in questo nostro spazio comune un’intervista al protagonista di un progetto musicale di origine campana davvero molto interessante, inizialmente concepito nel 2005 quale esperienza di gruppo e in seguito, in merito a trasformazioni naturali in tutte le cose, convertito in un’avventura da solista: sto parlando di Humanoalieno! Dietro questo nome molto particolare si nasconde la brillante mente di Massimiliano Villucci – in arte Macs – che di volta in volta sceglie le migliori collaborazioni per dar vita a canzoni che siano capaci di essere versatili nel contenuto, dirette nell’ascolto e immediate nel trasmettere il loro significato… Ma adesso basta dilungarsi: è tempo di dare voce direttamente al lui!

Buona lettura!

 

humanoalieno

 

Ciao Macs e grazie di cuore per aver acconsentito a questa intervista! Bene, inizio subito con la mia prima domanda: perché hai deciso di scrivere musica? Qual è stata la molla che ti ha spinto a dare un contributo al panorama musicale campano?

Sai, parafrasando Mick Jagger, i gruppi rock si fondano per far colpo sulle ragazze…poi cresci e ti vien voglia di dire qualcosa…non sempre si è efficaci, ma ci si prova.

Volgendo lo sguardo al presente, ho ascoltato uno dei brani di recente pubblicazione L’elastico (che è possibile ascoltare cliccando qui): ho notato che il videoclip si apre avvolto da una atmosfera idilliaca, donata da un dolcissimo carillon. Subito dopo irrompe sulla scena un sound compatto e ben marcato, attraverso il quale è irrimediabilmente trasmessa la pungente verità: l’omologazione viene vista come strumento per pilotare il popolo e chi cerca di avere una propria idea o un progetto alternativo viene isolato del tutto, ai margini della società. Questa interpretazione potrebbe essere considerata valida?

Certo! Quando pensammo al video de L’elastico ci ponemmo questo quesito: come rendere visivamente le due strade che la politica italiana ha scelto di intraprendere e cioè il populismo e il marcato leaderismo? Il tutto si è trasformato in parodia, il copione cambiava mentre realizzavamo il video, come spesso succede…insomma…eterogenesi dei fini!

I gruppi tendono, generalmente, a pubblicare album; voi però avete cambiato direzione decidendo di rilasciare singole tracce. Volevo chiederti, il tuo percorso da solista è ancora legato a questo particolare modus operandi, singolare e controcorrente, oppure hai deciso di percorrere una nuova strada?

Non saprei risponderti in modo preciso. So solo che, ormai, quando compongo mi viene in mente anche l’ambientazione dell’eventuale video del pezzo che sto scrivendo. Alla mia età son diventato anche io vittima del culto dell’immagine, evidentemente.

Quando ti ritrovi a scrivere o a suonare, quali sono i tuoi punti di riferimento artistici e culturali?

Io sono ciò che sono stato. Ho suonato e cantato blues, rock ’70, ’80 e ’90. E tutto questo esce fuori in ogni singola nota che emetto.

La canzone Ombrenere (qui il link per ascoltarla), recentissima, presenta dei particolari molto interessanti: l’atmosfera cupa e i toni profondi, gravi, contribuiscono a conferire al videoclip un anelito, per così dire, dark, già marcatamente evidenziato dal titolo. Mi chiedevo, per te qual è effettivamente il significato di ombre; come queste si affrontano attraverso la musica, e, soprattutto, quale significato è legato alla presenza della donna che appare nel videoclip?

Il pezzo vuole essere un sentito omaggio a tutte le donne che attendono i loro uomini, spesso impegnati a farsi la guerra, nella speranza che tornino non troppo sfigurati.

Humanoalieno: il nome del progetto in sé gioca su un evidente ossimoro. Come hai deciso di adottarlo e qual è il suo significato?

Proprio perché non è un ossimoro, secondo me. Ognuno è umano e alieno allo stesso tempo. Pensai al nome durante un funerale. Durante i funerali ti vengono sempre buone idee…

Se dovessi autodefinirti così, su due piedi, attraverso 3 aggettivi a disposizione, quali useresti e perché?

Caparbio, perché se non lo sei in Italia ti passa subito la voglia di suonare. 
Agnostico, con forte tendenza all’ateismo…
E, per finire, diversamente simpatico!

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