📚 Chiacchiere e riflessioni sulla letteratura di consumo 📚 – Ne abbiamo bisogno?

di Martino Santillo

Oggi voglio fare un video un po’ diverso dal solito, pensate io che leggo cose come Alexander Wat e Lu Xun voglio parlare di Chiara Francini e del suo romanzo Non parlare con la bocca piena, pubblicato da Rizzoli. Per farlo però e per essere credibile devo essere sincero. Allora, ero su Istagram e vedo la pubblicità di questo romanzo e ho pensato che la Rizzoli stesse spingendo il titolo, quindi penso fai che se li contatto per chiedere una copia stampa me la mandano, gli scrivo e mi mandano il testo in pdf quindi lo lascio come allegato mail. Poi leggo della presentazione alla libreria Spartaco a Santa Maria Capua Vetere e penso dai venerdì gli do una lettura e vado a vedermi la presentazione. Leggo il testo, senza molto entusiasmo a dire il vero, però scopro che ci sono passaggi che mi piacciono, mi divertono, scelte che non definirei coraggiose ma comunque interessanti quindi la voglia di andare a vedermi la presentazione mi sale.


Dopo la presentazione, e mentre parlavo con Chiara Francini ho notato alcuni particolari del romanzo che mi sono piaciuti proprio tanto e francamente ora ve li dico pure perché mi hanno indotto ad alcune riflessioni, però ripeto per evitare di porgere il fianco a critiche questo non è un video di pubblicità, certo sto parlando di una attrice molto famosa pubblicata da una casa editrice che fa parte del gruppo egemone in Italia quindi sarebbe pure stupido parlare di pubblicità, non posso certo fagliela io, ma a maggior ragione non metto il link di amazon perché chi sa come funziona con i link amazon capisce che così garantisco che sto parlando seriamente. Allora le cose che mi sono piaciute del testo, perché credo non interessi a nessuno quello che mi è piaciuto dell’auttrice, anzi partiamo dalle cose che non mi sono piaciute: io sono molto misogino con le scritture femminili, mi pare che parlino tutte delle stesse cose, gli uomini non ci fanno mai proprio una bella figura, e anche qui c’è una donna che perde la bussola, arrivata a 35 anni ha una crisi di mezza età anticipata e abbandona il compagno per tornare a casa.

I suoi genitori sono due uomini e gli amici dei due padri sono un bel gruppetto di personaggi. Effettivamente la domanda che non ho fatto a Chiara è stato come ha fatto a padroneggiare tanti personaggi con altrettante personalità forti, che non sempre è un pregio in un testo. Questo è stato il primo punto che mi è piaciuto tanto, ma non per una sterile chiacchierata sul fatto che due gay possano crescere un bambino, sterile in questo contesto anche perché se affronto il discorso senza contraddittorio a che serve. Quello che mi è piaciuto è stata la leggerezza con cui la scrittrice ha rappresentato l’idea di famiglia. I due genitori sono due uomini ok, ma non c’è la sessualità, cioé i due genitori si caratterizzano solo per il fatto di voler bene a Chiara, che è la protagonista, e anzi questo caratterizza tutte le figure che ruotano intorno ai due genitori. La famiglia è rappresentata come un luogo di affetti sinceri e disinteressati, il ché mi è piaciuto, almeno credo che questa scelta sia voluta e meditata, poi possiamo ragionare se non è una scelta realistica ma è sicuramente una scelta che prende una posizione.

Poi mi sono piaciuti in particolare due momenti nel finale. Uno è quando Chiara scopre che il padre, il quale viene a mancare nel capitolo precedente, teneva una lista di battute casuali o volute che gli capitava di ascoltare, segnano la battuta chi l’ha detta e l’anno. La Francini mi ha detto che lei veramente lo fa, e ci crediamo essendo un’attrice comica ci sta tutto, ma la cosa che mi ha colpito è che questo episodio è capitato, quasi similmente a una persona che mi sta a cuore e mi ha fatto ragionare su quanto sia importante lasciare una traccia che sia necessaria a chi ci seguirà, e che questo lascito immateriale deve prescindere dal dove è dal quando, noi non sapremo quando ciò che facciamo potrà essere letto o ascoltato ma dobbiamo tenere conto che avrà un peso nelle vite di chi verrà dopo di noi, ora capiamoci non è che l’ho scoperto con la Francini ma mi è piaciuto ritrovare nel suo testo questo spunto di riflessione.

In ultimo il finale mi è piaciuto tanto e ve lo dico, l’immagine finale è la protagonista che stringe in una mano la mano del suo compagno e nell’altra la mano di suo padre, e in quella mano stretta ho ritrovato tutto il calore umano di cui spesso ha bisogno chi si perde, e chi insomma si sente più o meno mancante o imperfetto, chi non è più in equilibrio che è una parola che torna spesso nel testo.

Ora veniamo alla riflessione forse più importante , stiamo parlando di una che riempie le libreria quando scrive un libro e quindi vende, vende vende, forse non tantissimi stimo, ma sempre più di un pinco palla emergente come milioni di scrittori. ripeto si tratta di una attrice famosa, presentatrice, show girl comica, attrice di teatro eccezionale, pubblicata da una casa editrice del gruppo egemone quindi è chiaro che venda, ma la gente però li compra questi libri, glieli fanno comprare e su questo non ci piove, ma perché ho parlato prima delle cose che mi sono piaciute di questo testo proprio perché mi chiedo se le persone nella lettura non cerchino proprio questo , un calore che rassicura, la possibilità di affrontare piccoli problemi per ritrovare momenti di felicità e di affetto vero.

Lo so che sto parlando di un libro di cui nessuno sentirà la mancanza tra dieci mesi, o anche prima, ma mi chiedo se è proprio di questi libri di letteratura d’intrattenimento, di letteratura alimentare, usa e getta che si ha bisogno, di libri all’italiana che associano leggerezza e comicità a momenti di vita quotidiana. Non lo so, a me il dubbio viene. Non consiglio né sconsiglio perché ripeto non è questo l’intento del video, vorrei veramente confrontarmi. È dunque taggherò qualcuno. Comunque #StateLettori.

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  1. Pingback: Letteratura di consumo e l’importanza del contesto | Grado Zero

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