La signorina e l’amore

di Marta Compagnone

Una storia d’amore. Di storie d’amore ce ne sono state tante, raccontate e vissute attraverso la letteratura: tenere, complicate, romantiche. Tutte degne di essere narrate per quel quid che le caratterizza e le rende un unicum, uguali solo a loro stesse.

Napoli, Caffè Gambrinus

La signorina e l’amore dell’autrice napoletana Giovanna Mozzillo Percopo, non è solo la storia di un amore, ma è anche un atto d’amore della scrittrice alla sua famiglia e alla sua città, Napoli; un affresco affascinante di un periodo storico controverso, gli anni ’20 – ’40 del ’900, quelli del ventennio fascista, che ridisegnarono la fisionomia politico – culturale dell’Italia di quel tempo.

Napoli, Via Toledo

Dunque sullo sfondo delle vicende narrate, dell’amore intenso e appassionato tra la zia di Giovanna, Rosella Benevento e il dottor Leonardo Pavoncelli, aleggiano le leggende, la magia dei luoghi, e le strade («Toledo. Un tempo era Toledo, Toledo e basta […]. Toledo: il centro del mondo stava là. Toledo: metteva in fuga la malinconia»), la variegata umanità, la bellezza sconfinata di Napoli, («Allora il mondo non andava meglio di oggi. Nient’affatto […]. Anzi erano tempi duri, duri e volgari […]. Ma Napoli era bella, questo sì, questo è innegabile. La sua bellezza era intatta, assoluta»), cornice degli incontri tra i due innamorati.

«c’è una fotografia […] che li ritrae insieme, lui e lei, fianco a fianco, però non sono sotto braccio: a piazza Dante […]. E a piazza Dante si erano imbattuti nel fotografo: un fotografo ambulante. Il fotografo di sua iniziativa aveva scattato l’istantanea […] e di nuovo lui non si era negato […]. Perché lei era così felice e lui non voleva deluderla, ne era troppo innamorato, e troppa era la tenerezza che aveva per lei»

Napoli, Veduta del Golfo

Interessante è la costruzione dell’opera che, alla parte più propriamente narrativa delle vicende, così come si svolsero, affianca il momento delle rimembranze dell’autrice, che chiarisce e arricchisce con i suoi ricordi e la sua memoria il racconto, coinvolgendo emotivamente il lettore, aprendogli le porte del suo mondo familiare e dando così ai fatti narrati un’impronta intima che fa sentire chi legge parte di un rapporto esclusivo e privilegiato. Lo stile è connotato da momenti di puro lirismo, evidente soprattutto nelle descrizioni dei luoghi, dei pensieri e dei moti dell’animo dei personaggi, intervallati da quelli in cui sono introdotti modi di dire ed espressioni dai tratti e contenuti topici, propriamente napoletani, che abbondano soprattutto nei dialoghi, permeati così di quella vena realistica che è la spia indicativa della bravura di un autore ad assumere i vari punti di vista nella narrazione. Ma il valore aggiunto dell’opera è la caratterizzazione della protagonista, Rosella o Rosellina, come la chiamava il suo innamorato, Leonardo. Dalle pagine del romanzo viene fuori il ritratto di un’eroina sì romantica, ma anche di una donna moderna, di una donna che matura sin da ragazzina ciò che vuole per lei, come componente essenziale della sua felicità, senza spazio per i compromessi. Rosella aspetta l’Amore, quello con la A maiuscola, quello che le aveva raccontato zia Pipina, l’unico in grado di elevare la sua anima e il suo spirito:

[…] A lei una cosa sola importa, una cosa sola aspetta, a una cosa sola pensa: ed è il grande amore. Il grande amore che verrà. Dovrà venire. Dovrà venire e sarà un amore al massimo, un amore per la vita e per la morte, un amore eterno.

Napoli, Piazza Dante

Un matrimonio con un buon partito, capace di garantirle un alto tenore di vita ed una famiglia numerosa non rientra nei suoi bisogni, dove c’è posto solo per quel sentimento completo e totalizzante, che si manifesta nella persona del dottor Leonardo Pavoncelli, sposato e padre di due bambine. Quando incontra Leonardo, avviene in lei la trasformazione da ragazzina, che viveva rincorrendo un’idea, a donna che con maturità, passione, forza e coraggio, sceglie di assecondare quell’emozione dall’essenza dirompente. La grandezza del personaggio di Rosella sta proprio nella sua precisa e decisa volontà di scelta, cedendo in maniera autonoma e pienamente consapevole al sentimento che l’avrebbe legata ad un uomo sposato, mettendo dunque in conto il dolore, il tormento, la gelosia, l’angoscia: ma si sa omnia vincit amor. Alla fine l’amore vince le sue paure avvincendola completamente; a lei, non resta che seguire la strada che le indica e che la conduce dritta al cuore di Leonardo, dove abita la felicità, la sua felicità, che lei, però, vive nella coscienza della sua instabilità e forse, proprio per questo, impara ad assaporarla fino in fondo e a saziarsi del tempo fuggevole che trascorre con l’innamorato:

Insomma la felicità è preziosa ma imprevedibile, si accende e si spegne come una stella capricciosa. Può durare una vita, o sparire dopo un attimo. E non sempre di questo avvicendarsi del destino sono percepibili i segni premonitori […]. E già mentre la si gode occorre trasformarla in ricordo: ricordo da custodire, da tesaurizzare, perché il ricordo, quello sì, non ce lo leverà mai nessuno.

Amare Leonardo ed essere da lui riamata: da questa celeste corrispondenza di amorosi sensi Rosella trae la forza quotidiana anche quando la guerra comincia a seminare ondate di distruzione, paura e angoscia su Napoli. Tutto intorno a lei parla di morte; eppure riesce a sentirsi viva, ad attingere le energie per sopportare le privazioni e le sofferenze della guerra: al disfacimento, al crollo delle strutture esterne si oppone la saldezza, la certezza del suo amore.

La signorina e l’amore è un romanzo che resta nel cuore e nella mente di chi lo legge per la forza e la purezza del personaggio principale ma anche perché è una testimonianza affettiva imperitura dell’autrice alla zia, una donna generosa e altruista che molto ha amato e che ha donato più di quanto abbia ricevuto, una donna coraggiosa e padrona della sua vita, delle sue scelte, dei suoi sentimenti. Ma l’opera è anche molto di più: è la storia di un amore tenero, appassionato, puro, nonostante le circostanze preesistenti avverse all’unione, ma soprattutto è la celebrazione della vita, che ha la sua essenza stessa nell’amore, sulla morte, dovuta alla guerra; è poesia di quel sentimento che invade l’animo, lo esalta e lo tormenta ma lo rinnova, sempre, perché forza vivificatrice che irradia energia vitale ed è il motore mobile dell’uomo, in quanto ne esalta l’umanità, quell’umanità che spesso si assopisce sotto il peso del dolore e della perdita. Rosella, che ha provato e trovato il vero amore, sa che deve sentirsi una privilegiata perché testimone del suo miracolo, non solo quotidiano ma eterno, capace di vincere l’ineluttabilità della morte.

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