Nostra Signora dei Turchi – Legenda Cinematografica

di Giuseppe Cangiano

Cari amici di Legenda, rieccoci alla nostra rubrica settimanale dedicata a questa splendida arte che è il Cinema! Oggi vogliamo parlarvi di Nostra Signora dei Turchi, lungometraggio d’autore datato 1968, diretto e interpretato da uno straordinario e profondo Carmelo Bene.

La locandina del film

Maestro di ogni teoria non omologata, attore unico e poliedrico, da terminale intellettuale della terra italica Bene si diede a tutto: fra le arti da lui professate ci fu anche il cinema. La stragrande maggioranza del pubblico però non hai mai capito, e forse nemmeno mai carpito Bene: la sua idea di cinema, difatti, avalla completamente il suo motto di vita e di elaborazione artistica, che si snodano in circuiti che, forzatamente, rimandano ad un concetto di personalismo puro, nettoNostra Signora dei Turchi è il manifesto più che lampante dell’eccesso di Carmelo Bene: un viaggio personale e anarchico, compiuto fra caos e sprazzi teoretici. Il tutto racchiuso in una cornice privata, personale, che lascia allo spettatore la facoltà di captare il minimo, giusto qualcosa, poiché andare oltre sarebbe (forse) un’eversione violenta. Il lungometraggio in sé non si poggia su nessuna base narrativa significativa; vi è da aggiungere infatti che tutta la cinematografia di Bene non risulta mai incentrata su logici, coerenti e obiettivi binari di trama. Le situazioni vivono nel loro momento effimero, nella loro esaltazione grottesca e assurda, forse pure allentante e alienanteNostra Signora dei Turchi è dunque un’opera anormale, dalla lettura pressoché chiusa; questo Carmelo Bene, intellettuale e misterioso, un po’ come quel Alejandro Jodorowsky (che il leccese precede artisticamente di qualche anno), sfuma i contorni della realtà e ne costruisce una propria, ermetica e inaccessibile per qualsiasi altro essere umano, in un turbinio di fitti simbolismi e significanti. Resta, a fine visione, tutto e niente.

Uno scatto di Carmelo Bene

Improbabile riuscire a seguire gli schemi di Bene, dato che ogni fotogramma è sapientemente concepito per scatenare, in colui che ammira, la provocazione, che puntuale fu accolta in quel di Venezia, dato che alla premiazione accadde l’incredibile, mentre volavano insulti e schiaffi. L’arte beniana si pone lo scopo di non raggiungere praticamente nessuno: più è bistrattata più gode, più è viva nel suo essere cosa a séNostra Signora dei Turchi prosegue per tutto il tempo, fra realtà impazzita e passato richiamato, in un vortice maldestro che spira tra filosofia e pseudo-religione, in cui è il percorso metafisico (verticale) dell’individuo a portare al sacro, al catartico. Consigliamo la visione dunque ad un pubblico pronto che, nell’approcciarsi, deve tenere in debito conto che la genialità, quella autentica, si accompagna sempre ad una buona dose di sregolatezza.

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