La ragazza del treno: un best seller che funziona

di Marta Compagnone

La temperie estiva è il momento dell’anno in cui ci si abbandona un po’ più a cuor leggero alla lettura. Di pomeriggio o di sera che sia, ci si dedica piacevolmente a questa amena attività capace di far vivere le storie più avvincenti, far incrociare i personaggi più interessanti per poi catapultare, nuovamente, nella sua realtà il lettore con un bagaglio di esperienze, seppur indirettamente vissute, più ricco. Ed essendo l’estate una stagione connotata di vitalità e leggerezza si è soliti preferire, almeno nella maggioranza dei casi, letture non eccessivamente impegnative, ma caratterizzate da trame appassionanti e da una forma chiara, scorrevole e lineare.

Orbene, il libro La ragazza del treno, dell’autrice inglese Paula Hawkins, ai vertici delle classifiche da tempo immemore, si è mantenuto su alti livelli di vendita anche durante il periodo estivo proprio perché risponde a queste due esigenze fondamentali. Narra una storia molto ben costruita, con i ritmi giusti, che strizza l’occhio al thriller, tenendo il lettore col fiato sospeso fino al sorprendente finale del racconto. La protagonista principale è Rachel, la cui vita è in declino dopo il fallimento del suo matrimonio ed i problemi con l’alcol; tuttavia l’unico motivo per cui si sveglia la mattina è il viaggio nel treno che la conduce dalla periferia al centro di Londra. Quel viaggio è la sua evasione quotidiana, anche perché guardando fuori dal finestrino, la sua attenzione viene catturata da una giovane coppia che lei idealizza e di cui immagina una quotidianità all’insegna di un amore totale e appassionato, quello stesso amore che lei ha perduto. Quello che non immagina però è che ben presto, a causa di un fatto grave e tragico, la sua vita avrebbe toccato da vicino quella della coppia, svelando una realtà ben diversa da quella che le raccontava la sua immaginazione. La narrazione è molto efficace perché l’autrice affida a Rachel, in primis, e poi alle altre due figure femminili del libro, Megan ed Anna, il racconto delle vicende, assumendo di volta in volta il punto di vista delle tre donne i cui destini si intrecceranno fatalmente. Il fil rouge della storia è un argomento di estrema attualità ed estremo interesse: il tradimento e le sue ragioni, le sue sfaccettature, le sue tragiche conseguenze, che l’autrice sviluppa attraverso una profonda analisi della psicologia delle protagoniste, nessuna delle quali riesce particolarmente simpatica, ma in cui i lettori non faticheranno ad identificarsi, trattandosi di donne “imperfette”, con delle cicatrici che faticano a rimarginarsi e a perdonarsi, con storie personali difficili, che le hanno rese deboli e fragili, almeno apparentemente, fino a quando non riusciranno a liberarsi dello stesso “demone” che le soggiogava, che non era dentro di loro, ma accanto a loro, con un finale al cardiopalma.

Dunque la Hawkins ha sapientemente costruito per il lettore una storia in cui la forma è completamente al suo servizio, in quanto la narrazione in prima persona, snocciolata attraverso le parole delle dirette protagoniste crea una sorta di empatia letteraria mediante la quale chi legge raccoglie i pensieri e segue da vicino le azioni di chi racconta, senza l’intermediazione del narratore; la lettura diventa un fatto emotivo e coinvolgente, con ritmo incalzante e suspense crescente fino alla fine ma diventa soprattutto un fatto biunivoco per cui il protagonista parla ed il lettore “ascolta”. La ragazza del treno è un’amenità letteraria la cui autrice è riuscita a compenetrare il gusto soprattutto estetico del lettore che è spesso soggiogato dal potere della narrazione in prima persona ed è anche riuscita a costruire una storia che attira, sia dal punto di vista argomentativo, sia per i ritmi che ne caratterizzano lo snodarsi. Scomodando Woody Allen si potrebbe dire che il segreto di un best seller è molto  semplice: basta che funzioni.

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