Perez – Legenda Cinematografica

di Giuseppe Cangiano

Cari amici di Legenda Cinematografica, bentornati alla nostra rubrica.
Il lungometraggio di cui parliamo oggi si inserisce nella schiera di quei film in chiaroscuro per trama, personaggi e ambientazione: si tratta di Perez, di Edoardo De Angelis, rilasciato in Italia nel 2004.
Demetrio Perez è un avvocato napoletano compresso in una esistenza sciatta fra la modestia e la spossatezza, e definito da un suo stesso amico come un essere di bassa personalità. Perez, dunque, è un ignavo. L’ignavo (dantesco) è il personaggio che è punito perché non si schiera con nessuno, né col bene né col male, che vive senza prendere decisioni, mai all’altezza del suo ruolo.

Il lungometraggio Perez sottintende una parabola decadente di uomini e donne che sfogano i propri mali in una Napoli buia e lontana da qualsiasi fonte di luce, priva di speranza.
Il film di Edoardo De Angelis appare, ai nostri occhi, come una novella nera, nella quale si pongono volutamente in risalto gli eccessi di un sistema sbagliato, in cui la violenza chiama violenza e si nutre di un odio perpetuo; a nostro giudizio, non emerge una critica compatta.

La regia di De Angelis risulta inoltre persino superficiale e confusa sul da farsi: vorrebbe, in un primo momento, rendere drammatico il personaggio di Demetrio Perez, interpretato da un dignitosissimo Luca Zingaretti, per poi nel finale, cercare di rendere il prodotto una sorta di thriller all’americana. Risultato di non altissima fattura.

Resta questo di De Angelis, nonostante tutto, un film meritevole di visione, la pellicola è scandita e sorretta da un robusto ritmo; ma come accennato poco fa, in Perez manca il filo logico, e questa privazione, prima sfumata e poi lampante, porta difficilmente il suo fruitore a rendersi conto dell’effettiva caratura del prodotto, tanto che non si comprende se il film vuole essere o apparire.

A nostro (critico ed aspro) giudizio, il film punta su una smaccata apparenza, giocando oltremodo su una ruvida realtà circostante, inesorabile cornice martoriata dai suoi mille e irrisolvibili problemi.

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