Parole, oggetti e animali: il tessuto simbolico ne La ferocia

di Concetta Maria Pagliuca

«Chi sa tace, chi parla non sa». Il titolo del capitolo incipitario de La ferocia pone l’accento sulla vera protagonista del romanzo, la parola. Le chiacchiere fastidiose del giovane passeggero sul furgone di Orazio Basile, gli improperi e le bestemmie di quest’ultimo, le domande dei curiosi in seguito all’incidente, le condoglianze incolori e le frasi di circostanza ai parenti della vittima, il congedo antifrastico dell’officiante, i continui capricci di Gioia e le liti in casa Salvemini. Parole di troppo, da cui il lettore non può che prendere le distanze, essendo costantemente redarguito dal narratore sulla loro falsità o vacuità. La sua voce, sottofondo all’intera narrazione, con la limpidezza dell’esposizione, se non risulta scopertamente di parte, si fa però veicolo di denuncia sociale e morale, come già evidenziato dai contributi precedenti in merito a questo libro e pubblicati di recente su Legenda. Continua a leggere

Nicola Lagioia, narratore di una società decadente.

di

Quando mi sono ritrovata tra le mani il libro di Nicola Lagioia, La Ferocia, mi sono accostata alla sua lettura con estrema curiosità, perché volevo scorgere il criterio o i criteri che potessero valere ad uno scrittore il riconoscimento di uno tra i più ambiti premi letterari: il Premio Strega.
Ho pensato, iniziando la lettura, che probabilmente un criterio poteva essere lo stile di Lagioia, uno stile asciutto, essenziale, accattivante, composto da proposizioni brevi, che consentono al lettore di non perdere mai il filo del discorso, di tenere sempre viva l’attenzione sui dialoghi ed il flusso di pensieri dei protagonisti. Ogni parola è usata con cognizione di causa; i periodi non sono mai appesantiti da un uso esasperato di coordinate e subordinate ed in tal modo non si disperde la capacità di concentrazione del lettore che resta viva su quanto enunciato dai personaggi, che non è mai troppo e mai banale. Continua a leggere

Introduzione a La ferocia o lo sgomento dell’inizio.

di Martino Santillo

restai confuso, sbalordito, smarrito
per qualche minaccia o improvviso accidente.
Ludovico Antonio Muratori

«gli occhi della ragazza si rispecchiarono nello sgomento di un altro essere umano»

Come facciamo solitamente nei nostri EXEMPLA, ci piace cominciare questo articolo andando a spiegare una delle parole, a nostro parere, chiave, di quest’ultima frase delle prime pagine della narrazione di Nicola Lagioia.

Sgomento, è il participio passato del verbo sgomentare che nel senso comune viene utilizzato in qualità di sinonimo di atterrire e turbare. Il dizionario etimologico Pianigiani ci dice che esistono diverse possibilità per individuare l’origine del verbo, e una di quelle più interessanti è stata postulata da Ludovico Antonio Muratori, un intellettuale del XVIII secolo. Secondo questa interpretazione sgomentare deriverebbe da EX-COMMENTARE «che proviene da MENS mente: quasi dica turbare il pensiero, far uscir dalla mente». Da dove viene questo status di sgomento, questo stato di turbamento che permette di uscire dalla mente? Continua a leggere