Legenda Letteraria: 📚 Non parlare con la bocca piena 🍬 – Chiara Francini [Rizzoli]

di Marta Compagnone

Titolo: Non parlare con la bocca piena
Autore: Chiara Francini
Editore: Rizzoli
Anno: 2017
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È questa la letteratura di cui la gente ha bisogno?
Io voglio partire da qui, da questa domanda – stimolo a cui sono pronta a dare la mia risposta.
Premetto che sono una lettrice piuttosto eclettica; quando entro in libreria raramente mi pongo dei limiti nelle scelte che, a volte, sono guidate dal senso estetico e decisiva risulta, a tal proposito, la copertina, talvolta mi lascio sedurre dal titolo, altre volte ancora diventa determinante la curiosità di leggere un personaggio televisivo che conosco e che gode, ovviamente, della mia stima, fermo restando che la lettura dei grandi classici della letteratura italiana e mondiale è imprescindibile ed è ciò che permette di interfacciarsi in maniera sapiente e con sguardo critico alla contemporaneità.
Del resto continuiamo ad essere nani sulle spalle di giganti.

Ma il mondo sta cambiando, è in continua evoluzione ed è difficile non sentirsi parte di questa rivoluzione che ha coinvolto ogni aspetto della società, in primis quello comunicativo.

L’assunto degli umanisti «si rem tene, verba sequentur» oggi vale solo in parte: non conta solo che vengano le parole ma conta soprattutto come vengono le parole, il modus, da cui dipende, più o meno direttamente, la capacità di narrare.
Infatti sono sempre di più coloro che si cimentano con la scrittura, ma sono pochi coloro che possiedono una vera e propria attitudine al racconto, che è un talento, una dote naturale e risulta tanto più efficace ed incisiva se accompagnata da uno stile fresco, brillante, chiaro.

È per questo motivo che ho divorato in meno di mezza giornata il romanzo d’esordio di Chiara Francini: sono stata letteralmente rapita dalla sua verve ironica, dalle citazioni e dai rimandi colti che hanno il merito non solo di non appesantire la narrazione ma di renderla, se possibile, ancora più scorrevole ed originale.
Originale perché l’autrice pur muovendosi nell’ambito della tradizione letteraria italiana dimostra che è possibile rinnovarla, ringiovanirla, attualizzarla.

Come Dante all’età di 35 anni visse una crisi personale e spirituale risolta solo attraverso il viaggio ultraterreno più famoso della letteratura, Chiara, la protagonista del romanzo, proprio a 35 anni rischia di perdersi, ma non nella selva oscura di divina memoria, piuttosto nei diktat di una società che sembra voler limitare il potere decisionale e di scelta delle persone che ne fanno parte, imponendo un modello standard di vita a cui tutti devono sentirsi avvezzi ed i cui punti cardine sono costituiti da quanto attiene alla sfera privata di ciascuno, con un primo step, la convivenza o il matrimonio ed in ultima istanza l’allargamento del nucleo familiare.

Ma è questo ciò che davvero si desidera o è piuttosto ciò che bisogna desiderare per riconoscersi ed essere riconosciuti come membri validi e degni dai propri simili?
È proprio da qui che comincia la crisi di Chiara, di quanto ha costruito, soprattutto dal punto di vista affettivo, e non da una sua insicurezza di fondo nei confronti della persona che ha accanto, Federico, e della vita che hanno insieme; una crisi, dunque, personale, che ha delle radici più profonde per sradicare le quali deve compiere un viaggio tra i suoi affetti, in cima ai quali figurano i suoi due papà, che ne curano l’anima a suon di citazioni letterarie e caffè.
La sua famiglia è un rifugio, un luogo consolatorio, ciò che la mantiene in equilibrio e ciò di cui ha bisogno per guardarsi dentro e ritrovare i suoi sogni, le sue speranze per verificarne l’autenticità; deve sapere che ciò che ha è esattamente ciò che vuole e non ciò che deve volere.
Questo suo percorso, tutto personale, di agnizione passa anche attraverso tre uomini: non solo Federico, amante, compagno e complice ma anche Luigi, antitesi del primo, che le regala qualche notte di piacevole distrazione e momenti di disimpegnata leggerezza ed Emanuele dal quale la protagonista è attratta mentalmente e che avrebbe potuto amare se solo lui non fosse stato già marito e padre.

Questi tre mondi maschili paralleli le permettono di maturare la consapevolezza che ciò che ha coincide con quanto desidera.
Ma determinante in questa riconquista di sé è la vicinanza della sua famiglia, una famiglia formata da due uomini che l’hanno voluta, cresciuta ed amata, sfidando ogni pregiudizio e convenzione, rendendola una donna salda, intelligente e profonda. Soprattutto libera di scegliere.
Ed è proprio quest’idea di famiglia ad essere una delle note positive del libro della Francini, idea che travalica e supera le odierne polemiche, dimostrando che non è il sesso dei due genitori ad incidere nel sistema di valori, nella formazione e nella personalità dei figli ma la capacità di amare e di rispettare la loro individualità, rinunciando ad ogni velleità decisionale a fin di bene perché ciò che conta è investire tempo e fatica per renderli capaci di camminare da soli, perfettamente autonomi, nutrendo piena fiducia nel lavoro compiuto e nelle loro capacità di discernimento.

Dunque l’opera prima di Chiara Francini è una piacevolissima lettura, che veicola attraverso uno stile fresco, giovanile, ricco di verve e forza comica, degli spunti di riflessione interessanti, che invitano ad esaminare l’autenticità dei nostri desideri, solleticano il gusto letterario di chi legge con citazioni sempre calzanti che denotano la vasta e sopraffina cultura dell’autrice, oltre a costituire un ulteriore riprova del fatto che un testo letterario non è solo medium di diletto ma anche di risposte che ogni lettore può rapportare alla propria esperienza personale e, certamente, culturale, ma soprattutto dimostra che non tutto quello che è “pop”, nel senso di popolare, debba essere giudicato con fare spocchioso e snobismo; anzi, a mio avviso, ha il grande merito di avvicinare le persone ad interessi che più spesso rifuggono, anche perché ripropone dinamiche che ciascuno può sentire molto personali: situazioni familiari, conflitti sentimentali, storie di cadute e risalite, insomma tutto quanto attiene all’humanitas, creando una speciale sodalitas, un legame sociale più grande, che aiuta le persone a sentirsi meno sole e riesce anche a smuovere le loro più profonde emozioni, assolvendo così a quella funzione catartica, purificatrice, liberatoria, essenza costitutiva delle arti.

#StateLettori!

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