Teppa – Storie del conflitto giovanile dal Rinascimento ai giorni nostri

di Davide Fusco

Titolo: Teppa – Storie del conflitto giovanile dal Rinascimento ai giorni nostri
Autore: Valerio Marchi
Editore: Red Star Press
Anno: 2014
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TEPPA, è la sommersa storia di chi s’innestò nei più angusti interstizzi sociali, di chi costruì leggi fuori dalla legge, di chi, infine, creò un mondo sotto il mondo. È un esile saggio di 160 pp. scritto dal sociologo romano Valerio Marchi, che vuol delineare una cronistoria del conflitto giovanile dal Rinascimento ad oggi. Per la prima volta pubblicato nel 1997 è, attualmente, fruibile grazie alla ristampa della Red Star Press del 2014.

Valerio Marchi (Roma 1955 – Polignano a Mare 2006), fu intellettuale di strada. Come sociologo operò in maniera antiaccademica, pose al centro dei suoi studi e dei suoi testi le sottoculture giovanili occidentali, che indagò con vivo interesse, poichè anch’egli v’era immerso. Tale indagine fu effettuata, schivando il pruriginoso atteggiamento dell’intellettuale medio, che è solito affrontare tali fenomeni, a partire da una preconcetta condanna. Fu la strada, dunque, a forgiarlo, quella stessa strada che, viva, palpita nei suoi testi.

Il sociologo fu il primo a scrivere del fenomeno ultras con Ultrà, del 1994, in cui profetizzò la trasformazione delle curve in laboratori di repressione sociale, sottolineando la pericolosità dell’adozione di leggi speciali inconstituzionali, cui il pubblico plaudiva, non tanto per il movimento, ma per il paese nel suo insieme, perché le stesse modalità repressive, sperimentate negli stadi, rischiavano d’esser, poi, trapiantate nelle strade. Le sottoculture giovanili furono poi protagoniste in altri suoi testi come La Sindrome di Andy Capp, Nazi-rock e SMV: Stile Maschio Violento.

La ristampa del 2014 è introdotta da Wu Ming 5, che spiega chi era Valerio Marchi, servendosi de La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino in cui Jep Gambardella si beffa di Stefania, la scrittrice, descritta come un’intellettuale di partito, innalzata dal potere a cui è prona. L’invettiva di Gambardella tratteggia allo stereotipo dell’intellettuale medio, asservito al potere, in antitesi con l’atteggiamento di Marchi, che fu intellettuale, ma volto allo scacco al potere. Segue il capitolo introduttivo Storie e non Storia in cui Marchi anticipa gli intenti del testo, tesi a sviscerare il rapporto tra atto teppistico e cultura dominante e le forme di strumentalizzazione poste in atto da quest’ultima.

Qui la Prefazione alla nuova edizione di WM5

I seguenti 15 capitoli sono simmetricamente sovrapponibili, poichè tutti partono da un succinto quadro storico che sfiora la storia antologizzata, concentrandosi sulle condizioni dei più bassi strati popolari. Poi, facendo riferimento alla cronaca dell’epoca, è introdotta la sottocultura giovanile in questione, di cui sono tratteggiati gli sviluppi e la strumentalizzazione operata dal potere. Vere chicche sono capitoli come Puer Barbaricus, La Confraternita dei Bucanieri e Coatti pasoliniani: nel primo si fa riferimento ai riottosi puer dell’Italia rinascimentale, spesso interpreti delle volontà adulte come nel gennaio 1500 a Milano, dove i putti inscenano una battaglia tra gli occupanti francesi e gli uomini del duca Ludovico. Con la vittoria di quest’ultimi il putto, che recitava la parte del re di Francia, veniva legato alla coda d’un asino e trascinato al Castello. Con quest’atto simbolico i putti esprimono con efficacia il disprezzo per gli occupanti francesi. Il secondo, con un percorso, minuziosamente, descritto, svela la provenienza dei leggendari pirati, che si scopre, esser braccianti sbandati, che costituirono confraternite di vagabondi, contrastate dallo Stato con l’arruolamento in marina; appreso il mestiere, i braccianti sbandati si trasferirono nei territori caraibici da cui presero ad assaltare i mari. In Coatti pasoliniani, Marchi omaggia colui che ai ragazzi di vita dedicò più opere sottolineando la forza della sua testimonianza. Pasolini fu la solitaria voce che eternò con i suoi libri e i suoi film il modus vivendi del sottoproletariato romano delle borgate.

La lettura di Teppa risulterà interessante a chiunque intenda comprendere fenomeni comunemente ritenuti fuori dalla logica comune, ma forse ancor di più per comprendere come negli anni il potere se n’è spesso servito. Marchi, pur stilando un saggio di non facile stesura adopera uno stile più che accessibile, inframezzato da considerazioni di storici e sociologi o da cronache d’epoca.

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