📖La felicità vuole essere vissuta 😍- Ritorno al borgo di Loredana Limone

di Marta Compagnone

Titolo: La felicità vuole essere vissuta
Autore: Loredana Limone
Editore: Salani
Anno: 2017
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Tutte le cose belle sono destinate a finire: e così cala il sipario sul borgo letterario più propizio di sempre che, per l’ultima volta, regala al lettore la possibilità di passeggiare per le sue amene e caratteristiche viuzze per salutare tutti i protagonisti che ne hanno animato le vicende e che, ora, si congedano trovando, ciascuno, la risoluzione più consona alle questioni lasciate in sospeso nei precedenti capitoli, pronti a vivere la loro rinascita assieme al borgo, semidistrutto da un tremendo terremoto che ha rischiato di minarne l’integrità non solo in superficie ma anche ad un livello più profondo.

E non è un caso che l’ultimo romanzo di Loredana Limone si apra con l’inaugurazione della scuola Maria Montessori, perché una rinascita si può celebrare solo attraverso la costruzione di un luogo, di uno spazio adibito all’istruzione dei bambini, anche loro tra i neo protagonisti delle vicende, nonché futuri eredi delle tradizioni del millenario Borgo.

La penna sapiente dell’autrice non risparmia ai suoi aficionados colpi di scena che rendono la narrazione sempre sorprendente e mai scontata: la dipartita improvvisa di uno dei personaggi maschili, l’attesa di una troupe cinematografica e del regista Joyce che si scoprirà essere molto legato al passato del commissario Saltalamacchia, la presenza di un fantasma molesto pronto a turbare i sogni della povera Gemma che allo status di amante sostituisce quello di promessa sposa del fedifrago Osvaldo, l’apertura della prestigiosa boutique Amandissima che sconvolgerà la tranquilla routine propiziese con la storia, tutta giocata sugli equivoci, del “brasiliano in sospeso”; ma il Borgo non sarebbe tale senza la componente sentimentale, motore mobile delle azioni e dei pensieri dei protagonisti, con le vicende amorose delle coppie storiche: Mariolina e Ruggero sempre più uniti e saldi nella loro vita di coppia, Francesco e Belinda, innamoratissimi e genitori della loro piccola e sagace Letizia, Cesare e Claudia divisi ormai da divergenze caratteriali inconciliabili si troveranno a maturare una decisione difficile ma necessaria per mettere fine all’agonia del loro matrimonio.

E, dulcis in fundo, a vegliare sulle vicende dei suoi concittadini il sindaco Felice Rondinella che, dopo il grande impegno profuso nella ricostruzione di Borgo Propizio, troverà la forza ed il coraggio necessari per perseguire un suo progetto, tutto personale, con l’immancabile appoggio ed il sostegno della sua fedele compagna Marietta.

Non manca veramente nessuno a quest’ultimo appello: si ritrovano anche Antonia ed Ornella, sempre più amiche, a dispetto dell’antica rivalità che le aveva profondamente divise, ancora impegnate nella ricostruzione delle loro vite sulle ceneri di passati fallimenti, di cocenti delusioni e di recenti dolori.

Ciò che ha reso speciale l’intera saga di Borgo Propizio è stata la grandissima capacità da parte della scrittrice Loredana Limone di aver costruito un contesto che ha fatto della normalità il suo punto di forza: è stato facile per il lettore immedesimarsi nella quotidianità propiziese, riconoscerne le dinamiche di socialità e di rivalità e sentirsi perciò parte integrante di essa, perché tornare al borgo è un po’ come tornare a casa e trovare la calorosa accoglienza di una vera e propria “famiglia letteraria” a cui ciascuno può sentirsi emotivamente vicino, vivendone i drammi, godendone le gioie e riconoscendosi ora in una reazione di stizza, ora in un pianto liberatorio, ora in un moto d’affetto.

Ed ora che si è giunti alla fine di questo viaggio, di quest’esperienza letteraria così intensa, è normale essere assaliti da un pizzico di nostalgia; tuttavia bisogna essere pronti a riconoscere anche ciò che tale esperienza ci ha lasciato: si è partiti con delle domande e si è tornati sempre con delle risposte, delle piccole grandi perle di saggezza, confezionate per il lettore dall’autrice ed ideatrice di Borgo Propizio, Loredana Limone, che ci regala, in chiusura, un’ultima grande verità che aleggia già nel titolo: la felicità vuole essere vissuta, un mantra ma anche un monito, un invito all’azione perché la vita non si risparmia, nelle gioie come nei dolori. E l’esistenza del dolore non deve essere concepita solo come una minaccia o come un pericolo ma deve essere uno stimolo per ognuno a godere di ogni singolo istante e a non dare mai niente per scontato, ricercando la felicità nella grandezza della piccole cose.

Dunque Borgo Propizio può lasciare i suoi lettori con la consapevolezza di avergli procurato non solo tanto diletto ma anche di avergli fornito un sistema di risposte spendibile nella quotidianità; a sua volta il lettore, forte delle lezioni e delle esperienze vissute attraverso i protagonisti, può lasciare quel locus amoenus con la consapevolezza che, quando avrà bisogno i ritemprare lo spirito, troverà sempre il borgo pronto a riaccoglierlo.

#StateLettori

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