Quando la crisi di mezza età viene proprio a lui! – Lucifero disoccupato, Alexander Wat [Salerno Editrice]

Ich bin der Geist, der stets verneint!
Faust
, J. W. von Goethe

di Martino Santillo

Titolo: Lucifero disoccupato
Autore: Alexander Wat
Editore: Salerno Editrice
Anno: 1994
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Un altro acquisto a scatola chiusa, un nuovo libricino in sconto, un ennesimo drago che entra nella mia libreria. Lucifero disoccupato di Aleksander Wat. Se vi piace la letteratura amara, satirica e dissacrante non vi muovete.

Lucifero disoccupato è una raccolta di racconti del polacco Aleksander Wat. Questa edizione della Salerno, anno 1994, raccoglie soltanto 5 dei racconti pubblicati da Wat nel 1926. Mi sono imbattuto in un altro autore straniero degli anni Venti del secolo scorso. Anni di profonda crisi e di una letteratura profondamente inquieta.

«sono IO a bruciare in mezzo fa me semidisteso da una parte della stufetta e me lo stesso dall’altra parte della stufetta. […]  Da una e dall’altra parte siedo IO. Sono IO da una parte e IO dall’altra parte.»

Nello stesso orizzonte culturale Wat, con questo Lucifero disoccupato cerca di affrontare i pilastri della cultura borghese, una cultura che era la sua cultura, e dei suoi lettori ovviamente. Lui stesso affermò che in questa raccolta affronta le «idee fondamentali dell’umanità: la morale, la religione, perfino l’amore […] Volevo addirittura screditare il concetto di personalità».

Ci troviamo quindi davanti a un personaggio tragicomico, proprio perché la tragedia di Lucifero appare comica in un mondo in cui la religione, e Dio, sono stati accantonati, e con essi ovviamente il nostro Lucifrero, che umanizzato e imborghesito deve ritrovare una funzione, un posto nel mondo, un ruolo nel sistema, un lavoro.

Il protagonista, Lucifero, cerca di trovare la sua nuova funzione in questo mondo, e incontra e si scontra con tantissime persone che vengono definite a partire dal loro lavoro. Incontra giornalisti, poliziotti, farmacisti, spiritisti, uomini di finanza. Il racconto comincia con il nostro Lucifero che si presenta alla redazione di una rivista antireligiosa dal nome «Morte agli dei» per lavorare come collaboratore, ma le sue credenziali come “veterano” nella lotta contro la chiesa non vengono accettate. Il direttore della rivista afferma di credere all’identità del povero diavolo, ma non per gli effetti da satanasso, bensì per un processo logico meravigliosamente ironico e satirico: «ci credo perché tu, che sei il rudere più caparbio e forse l’unico essere che veramente creda nell’esistenza di Dio, ti rivolgi a una rivista antireligiosa e proponi una collaborazione. Indelicatezza e impudenza che solo satana poteva osare».

Più avanti, cerca di inserirsi nel fiorente campo dello spiritismo e partecipa ad una seduta nella quale da fondo alle sue capacità metafisiche. Il nostro povero diavolo ha mostrato l’Eden, degli angeli, dei rovi di rose e pietre che parlano, l’albero della vita e quello della conoscenza etc. etc. Purtroppo, la reazione dei presenti non è quella sperata. Infatti, un uomo lo prende in disparte e, dopo aver enumerato, con tono biblico, tutto quello che Lucy ha mostrato loro, dice: «tutto questo abbiamo visto, e molte altre cose ancora. Eppure i nostri apparecchi, i nostri apparecchi così esatti, così sensibili, così scientifici, non hanno accertato la benché minima traccia di metaplasma […] truffa, poesia o miracolo, che cosa ce ne può importare a noi rappresentanti della nuova scienza che ha per lo scopo lo studio completo delle proprietà del metaplasma ancora oggi segrete… […] lei e quelli come lei siete elementi di disturbo» e quindi si chiude anche questa nuova promettetente carriera.

Un altro passaggio, per me, eccezionale è l’incontro con un inventore che paragona le meraviglie del diavolo con i progressi della società e dice «E chi mai oggi si sognerebbe di evocare i tuoi prodigi, quando la réclame della Fifth Avenue e gli ascensori di lampade della Torre Eiffel hanno trasformato la notte in giorno, con una luce cento volte più splendida che non quella di cui è portatore Lucifero!?».

C’è la volta dei farmacisti, dei poeti, del poliziotto e anche, sopratutto, del cosidetto Re della borsa. Ci si aspetterebbe che l’immagine del nuovo potere del capitale significhi l’abbandono dei valori immateriali per un materialismo imperante e invece «Noi siamo spiritualisti, protettori dell’idea, ardenti apostoli dell’idealismo.[…] Siamo poveri guardiani di tesori, sovrani di ricchezze. Siamo organizzatori di caos. Il nostro regno è astratto e immateriale. […] La borsa è il tempio dell’idealismo, di Dio, del grande onnipotente signore, Geova!».

Il premio Nobel Czesłav Miłosz e Aleksander Wat nel 1964 a Berkeley

Nel finale c’è il colpo di scena, è proprio il caso di dire così, ma non vi svelo nulla, vi dico solo che Lucifero ritrova la sua funzione nel mondo, con un’imprevedibile ruolo che gli permette, negando le cose, di ritrornare al fianco di Dio che affermando creò. L’immagine finale è quella di un mondo macchinizzato, elettrico, con masse di grigi operai tutti uguali che si muovono al ritmo degli orologi da fabbrica e su questo sfondo l’immagine di Lucifero riacquista un suo splendore di figura distruttiva, o se vogliamo di creatore, con una nuova luce. Per capire meglio guardate cosa ho messo vicino al libro nell’immagine di copertina di questo video.

Gli altri racconti presenti nella raccolta della Salerno affrontano le rivoluzioni sociali, la menzogna e la verità, la religione come comicità e infine la possibilità per il mondo occidentale di sopravvivere ai tempi, con la stessa ironia e lo stesso sarcasmo grottesco con cui ci vengono raccontate le vicende del nostro povero Lucifero.

#StateLettori

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