La vera storia di Ah Q. Perché non comprare l’edizione Newton Compton

di Martino Santillo

Titolo: La vera storia di Ah Q
Autore: Lu Xun [trad. it. dall’inglese di Umberto Ledda]
Editore: Newton Compton
Anno: 2016
Vi consigliamo queste altre edizioni: SE, Robin, se proprio volete risparmiare c’è Google

Cari amici di Legenda oggi vi dirò perché non comprare questa edizione della Newton Compton, ma prima vi spiegherò come ho letto il testo e che cosa bisogna conoscere per comprenderlo, tutto questo ponendoci tre volte la domanda se valga o no la pena leggerlo.
Quando ho fatto l’unboxing di questo libro, vi ho detto che l’ho comprato su Amazon senza sapere di che cosa si trattasse, vi ho ripetuto quanto la mia conoscenza della letteratura cinese fosse pari a zero e lo ribadisco, però vi dico che questo testo mi è piaciuto tantissimo, anche se non da subito.

Figura di Ah Q al Chen Clan Museum a Guangzhou

Il testo comincia con un’introduzione che è già il testo stesso, è il nostro narratore che ci parla e affronta quattro questioni legate a ciò che sta scrivendo, ad esempio il titolo, La vera storia di Ah Q, ci riserva delle sorprese per la natura stessa del testo, il narratore, infatti, ci informa che il lettore deve prendere con le pinze questa storia perché non può considerarsi una storia ufficiale, in primis perché non viene commissionata da nessuno, ma sopratutto perché in realtà di questo personaggio si sa pochissimo, non si hanno notizie sulla sua vita, né sulle sue origini, non si sa di preciso neppure quale sia l’esatta grafia del nome né tanto meno la sua pronuncia, quasi dovremmo dubitare della sua stessa esistenza. Tutto questo mi ha fatto pensare a un tipo di narratore della tradizione europea che gioca con il proprio lettore, lo stuzzica prendendosene gioco. Al termine della lettura del primo capitolo, infatti, ci si chiederebbe che senso ha leggere la storia di un personaggio di cui non potremmo sapere nulla se non pochi episodi e neppure chissà quanto importanti, in realtà la domanda è capire proprio quanto valga la pena leggere ciò che va oltre il primo capitolo.

Veniamo al nostro Ah Q, chi è? La quarta di copertina ci ha anticipato che si tratta di un operaio… sbagliato. Se mi si parla di operaio io immagino un lavoratore inquadrato in un sistema aziendale più o meno grande, una qualche forma di fabbrica, in realtà Ah Q vive in un villaggio di agricoltori, come erano tanti quelli nella Cina del periodo, periodo che per ora non vi dico, perché il testo non vi avvisa fino all’ultima pagina. L’identità di Ah Q non è l’unico errore di questa edizione che fa parte della collana Alphabet, una raccolta di classici che in copertina hanno una lettera e che messi in sequenza alfabetica ci restituiscono l’alfabeto di 26 lettere. A parte Dante questo è l’unico testo che porta sulla copertina l’iniziale del nome dell’autore e non del cognome. La M è rappresentata da Manzoni, la V da Verga, la F da Flaubert è così via, ma Xun è il nome, in cinese il cognome precede e quindi il cognome è Lu e non Xun, ma questo sono sciocchezze.

Riprendiamo, Ah Q vive alla giornata svolgendo lavoretti presso gli altri abitanti del villaggio, si tratta di un disadattato e d’un ritardato, almeno alla lettura ci appare così, poi ci ritorno. Per chiudere con la lettura: da cosa ci viene questa impressione? Il racconto è una sequenza di esperienze che vede il rapporto tra Ah Q e gli altri membri del villaggio di Weuichang: dalla falsa parentela con la prestigiosa famiglia Chao all’incontro scontro con una suora, dalla “pidocchiosa” competizione con Barba Wang alle sue disavventure in città, tutto impreziosito e scandito da ripetute sessioni di botte su botte, sì perché Ah Q, grande provocatore, viene ripetutamente picchiato praticamente da tutti.

Interessanti però sono i suoi processi logici per cui capita che riesca sempre a trovare nella sua mente una quadra a ciò che gli succede, ad esempio, c’è un caso in cui viene picchiato e lui tenta di offendersi per evitare di buscarle e comincia a pensare «Io sono il migliore a sminuirmi» poi però, chisssà come, chissà perché «a sminuirmi» si perde e resta io sono il migliore, se lo ripete e se ne convince prima di andare a fare altri danni. Tutto ciò che gli succede viene razionalizzato come un successo, così accade anche quando viene ritenuto un rivoluzionario e quindi condannato a morte. Quando ho finito di leggere il testo mi sono posto la domanda di prima: vale la pena leggere questo testo? Non riuscivo a trovare una risposta e allora ho sentito il bisogno di dover cercare qualche informazione in più.

Lu Xun (Zhou Shuren)

Dunque cerchiamo di fare un po’ di chiarezza: il testo è del 1921, viene poi pubblicato in una raccolta che si chiama non a caso Alle armi. L’autore è Lu Xun che è uno nome letterario, l’autore è conosciuto anche come Lu Shuren, ma anche questo è un nome fittizio, il primo nome dovrebbe essere Zhou Zhangshan, ma è comunemente chiamato Lu Xun, nasce nel 1881 e muore nel 1936, figlio di un burocrate e di una contadina studia come medico, si specializza in Giappone ma ben presto si occupa di letteratura. Non formandosi sulla tradizione cinese ma su testi differenti, non ufficiali, studia gli scrittori occidentali, in Giappone pubblica uno studio sui poeti ribelli del romanticismo europeo.

Sun Yat-Sen da Wikipedia

Da letterato vive la rivoluzione cinese, o meglio tutto il periodo di trasformazione politica cinese, che è un processo molto lungo e vede delle rivolte già nell’Otttocento, poi confluite nella rivolta di Wuchang del 1911, tappa importante nel percorso che porta la Cina dalla condizione di Impero a base rurale a Repubblica popolare cinese, ma questa storia va oltre i confini temporali del nostro Xun. Per comprendere il nostro autore bisognerebbe conoscere chi è stato Sun Yat-Sen, su cosa si basasse il suo progetto di rivolta, che cosa significasse essere un intellettuale cinese formato su testi occidentali, bisognerebbe sapere che la lingua della cultura cinese era allora una lingua antica non più parlata per essere coscienti del fatto che la scelta di Lu Xun di scrivere in un volgare (nel senso di una lingua parlata a livello popolare) è un vero e proprio atto di ribellione che sancisce una forte condanna della letteratura tradizionale cinese, uno degli atti di ribellione di Lu come la sua reticenza e condanna rispetto all’uso della dottrina confuciana.

L’unica cosa su cui mi voglio soffermare è l’importanza, per comprendere a pieno la storia di Ah Q, della prima opera di Lu e cioè Diario di un pazzo. Non vi racconterò di quest’altro testo ma vi voglio parlare di uno dei motivi più importanti in questo testo che definiamo del cannibalismo, non in senso letterale ma figurato. In un forte attacco alla dottrina confuciana il protagonista de Diario di un pazzo dichiara di aver compreso che tra le righe dei comandamenti di Confucio si legge proprio “cibati degli uomini” e definisce la storia cinese come un lungo processo di annullamento della persona quasi appunto di cannibalismo morale. Come possiamo spiegarci questi passi? Come comprenderli? Bene bisognerebbe conoscere l’idea che Lu Xun ha della letteratura e del mestiere di letterato. La sua è una vera e propria battaglia, scrive per l’appunto una raccolta di racconti che si chiama Alle armi e l’insegna della sua battaglia è la razionalità come strada per il futuro, non solo come immagine del tempo che è da venire ma anche come rottura del tempo ciclico tipico delle società rurali. Riacquistare la coscienza del tempo vuol dire riacquistare la consapevolezza razionale della propria identità e qui sta il problema di chi sia Ah Q delle sue origini e della sua stessa identità che al fin dei conti non esiste.

Questo motivo dell’annullamento dell’altro è molto presente nel testo di Ah Q soprattutto alla fine, quando il protagonista viene condannato a morte e gli occhi della folla vengono paragonati agli occhi di un lupo famelico e proprio quando il nostro Q sembrerebbe accennare a una razionale richiesta di aiuto, invece di scegliere come sempre la strada dell’auto convincimento (per cui come dice lui stesso a tutti nella vita capita prima o poi di essere condannati a morte), proprio in quel momento non ha più la forza di gridare perché si sente privato del suo stesso corpo dagli occhi della folla che sono lì a godersi lo spettacolo.

Ci sono molte suggestioni interessanti in questo testo, dal motivo della misoginia, e quindi al ruolo della donna nella Cina rurale dei primi decenni del Novecento, alla disparità culturale dei vari strati della società cinese, alla ciclicità dei tempi e delle credenza, fino a quello molto interessante dell’opposizione/sovrapposizione di Ah Q con il resto del villaggio.

Gli abitanti del villaggio al Chen Clan Museum a Guangzhou

Mentre per tutto il testo seguiamo Ah Q nei suoi processi di autonvincimento, che servono ad appianare qualsiasi perplessità, alla fine è proprio il resto del villaggio che trova nell’esecuzione di Ah Q una naturale soluzione a un’immagine di malvagio che in realtà non esiste nel corso del testo, tutti si convincono della cattiveria di questo personaggio per il solo fatto che questo è stato condannato.

Ci rendiamo conto quindi che la storia di Ah Q è una storia simbolica che mostra le criticità più importanti, o forse quelle che Lu Xun riteneva le più importanti nella battaglia culturale del Movimento del 4 Maggio di cui lui faceva parte insieme a intellettuali e studenti. E quindi val la pena leggere questo testo del 1921? Il testo di un Paese che forse non esiste più? Vi dico che a quanto pare i testi di Lu Xun sono entrati ben presto a far parte del canone della letteratura cinese e sono stati per molto tempo strumentalizzati dal partito nazionalista, quanto da quello comunista per poi a un certo punto, circa dal 2007, scomparire dai libri scolastici ufficiali per comparire invece negli slogan e nei simboli dei manifestanti, degli oppositori del regime cinese. Sempre più, sul web, Lu Xun viene utilizzato come simbolo di libertà e opposizione al regime autoritario.

Io credo che un testo del genere, ispirato da una storia che è anche la nostra storia, in un mondo come il nostro vada assolutamente letto e per questo ringrazio la Newton Compton per averlo annoverato tra i classici però non consiglierei mai di acquistare questa edizione, ma mai mai mai e poi mai e non è una polemica sterile contro la Newton perché ho tantissimi libri delle sue edizioni e basta paragonare questa a quella di altri volumi della stessa collana, per esempio quella su Ibsen che ha introduzione, commento e un testo d’approfondimento. Per il testo di Lu Xun non c’è invece nulla, allora tanto vale conviene cercare il testo inglese e chiedere a Google di tradurlo per noi in un secondo, la comprensione che poi si avrà del testo è la stessa, se la politica è quella di risparmiare a questo punto non conviene spendere nemmeno questi 4 euro circa che ho speso su Amazon, perché alla fine tutto quello che vi ho detto prima io l’ho trovato su Internet in una mattinata di letture su siti e portali di divulgazione di cultura cinese, tra l’altro vi segnalo China-Files che è stato utilissimo.

Cara Newton Compton basta davvero poco per creare un gioiellino di edizione popolare e invece hai toppato. Per concludere io sono davvero felice di essermi imbattuto ancora una volta in un autore ribelle, in un letterato che scrive, con fortissima ironia, contro il proprio mondo, contro la marea montante e per questo ho acquistato altri testi di Xun, scritto anche Hsun.

La domanda di Lu Xun, che fa da quadra all’idea di letteratura di quest’autore è quella della cosiddetta Casa di ferro: «Immaginate una casa di ferro, senza finestre e indistruttibile, con dentro tanta gente addormentata e sul punto di morire asfissiata. Stando così le cose, la morte li coglierà nel sonno e quanto meno non conosceranno la pena dell’agonia. Ora, se tu inizi a gridare e svegli quelli dal sonno più leggero, costringendo questi poveracci a soffrire il tormento di una morte inevitabile, ti sembra di fare loro un favore?» e quindi vale scrivere una storia come questa? #StateLettori

Annunci

Di’ pure quel che pensi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...