Qual è il tempo dell’amore? – La notte in cui gli animali parlano [goWare]

«Sono un nostalgico. L’hai detto tu. Soffro di nostalgia
per le cose che non ho più o per quelle che non vivrò mai.
Diciamo che ho molta fantasia e molta ram per i particolari.
Fotografo volti e luoghi con facilità e me li porto dietro» 

di Martino Santillo

Titolo: La notte in cui gli animali parlano
Autore: Sante Roperto
Editore: goWare
Anno: 2016
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La notte in cui gli animali parlano è stato sicuramente una sorpresa. Avevo già detto che mi aspettavo molto da questo romanzetto eppure ciò che ho letto mi ha davvero colpito. Quando un libro ti fa cambiare il tuo punto di vista su un determinato argomento, vuol dire che, probabilmente, quel libro lo dovevi leggere.

Che cosa ci racconta?
Si tratta della storia di Matteo, un uomo di origini calabresi che vive e lavora a Roma e che torna per alcuni giorni a Conflenti, in Calabria appunto, in occasione della festa della Madonna. Nel corso di questi pochi giorni seguiamo Matteo e il suo pensiero mentre torna indietro non solo nello spazio ma anche nel tempo. In questo viaggio Matteo ritorna verso Claudia e si strazia per quest’amore interrotto, per queste due vite separate che hanno poi percorso strade diverse. I due si incontrano nuovamente proprio a Conflenti in occasione della festa: Claudia ha una bambina di nome Martina e Matteo ha i suoi fantasmi che non lo lasciano andare.

Al fianco di questa storia seguiamo in alternanza la storia di Alessandro, nonno di Matteo, che ha vissuto la Seconda guerra mondiale. Le sue sorti lo portano dalla Calabria all’Africa e poi di nuovo in Italia per andare poi oltreoceano tra Stati uniti e Canada per poi finire proprio lì a Conflenti.

Sono due storie raccontate in modo diverso, non solo perché la vita di Alessandro viene raccontata in terza persona mentre Matteo ci parla direttamente; sono due storie separate anche nel tempo. Due momenti storici differenti e su questo non ci piove ma sono diversi anche i tempi  delle storie: Matteo lo seguiamo per pochi giorni, di Alessandro ci viene mostrata quasi l’intera vita (certamente per episodi, molto veloci anche, ma la conosciamo tutta). Da una parte un tempo breve ma dilatato mentre dall’altra abbiamo un tempo lungo ma contratto.

Soffermarsi sui tempi di questo racconto è interessante soprattutto perché Conflenti è l’assenza di tempo. Il paesino calabrese, come ce ne sono tanti in Italia, rappresenta proprio l’assenza di tempo, la pausa. Matteo torna a Conflenti per prendersi una pausa dalla propria vita. Quando Alessandro compra il bar a Conflenti la sua storia si ferma. La festa è esattamente una pausa. Il narratore ce lo dice più volte, ad esempio quando ci dice che alla fine ognuno dei personaggi, che hanno animato il paesino, tornerà ai propri lavori.

Conflenti è un ritorno al passato, una pausa, un luogo del pensiero e da questa fuga dal presente comincia il tormento di Matteo che scappa, come abbiamo visto, da un amore incompiuto e suo malgrado questa fuga lo porta proprio di fronte a Claudia. Le pagine centrali del racconto, quelle in cui avviene l’incontro tra i due, sono le più belle del libro. Io ho fatto quasi una piega a ogni pagina.
I due si scontrano proprio sul proprio amore mancato e Matteo, il nostro protagonista, si chiede proprio se l’amore vero sia solo quello che non è stato vissuto, quello sopravvissuto così al logorio del tempo quello che nel tempo non esiste come non esiste il tempo a Conflenti.

«Ho paura che gli amori non successi durino davvero tutta una vita.»

Matteo ha ragione? L’amore esiste solo quando non è vissuto? Il testo di Sante è proprio questo: un grande interrogativo sulla nostra capacità di riconoscere, accettare e vivere l’amore. Matteo si chiede a più riprese se non è più facile desiderare ciò che non si ha più invece di amare ciò che si ha, inoltre questo implica anche altri interrogativi su quello che abbiamo. Queste domande diventano poi ancora più ampie e profonde quando la storia di Alessandro e quella di Matteo si intrecciano. Come per Matteo, scopriamo che anche nella storia di Alessandro c’è un capitolo di vita segnato dall’addio e dalla negazione. Un’esperienza comune associa generazioni diversissime e ci porta a prendere posizione difronte a passaggi come:

«Ho immaginato in mille modi il ritorno di Claudia, sognando perfino i suoni, i colori e l’ambiente che ci avrebbero circondato, le parole da sussurrarle  e il successivo interminabile abbraccio. Ma non è arrivato. Rimanevano sogni impressi sulla carta, ma i sogni non proiettano ombre. […] L’amore sfugge al tempo e si porta dietro, come il vento, le attese e i sogni traditi.»

State lettori!

 

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