Sette cavalieri d’oro

di Marta Compagnone

Titolo: Sette cavalieri d’oro
Autore: Nicola Manzò
Editore: Tea
Anno: 2015
Potete acquistare il testo cliccando qui

9788850235940_i_sette_cavalieri_doroSette cavalieri d’oro (Tea Narrativa, 2015), dell’autore napoletano Nicola Manzò, è il secondo romanzo che insieme al precedente, Gli amanti di Vico San Severino (Tea Narrativa, 2013), compone la serie denominata, molto significativamente, I delitti del barbiere. Protagonista del ciclo di racconti è il commissario milanese Alfredo Renzi che, per una serie di vicissitudini anche amorose, si ritrova a lavorare in quel di Napoli, dove è chiamato a risolvere, fin da subito, casi molto complicati: si tratta infatti di veri e propri rompicapi che si intrecciano alla Storia (quella con la S maiuscola) del Regno di Napoli che fu, attraverso continui riferimenti al ricco ed eclettico patrimonio di leggende e di millenari segreti custoditi dalla città partenopea. I casi su cui indaga il commissario Renzi, come quello delle sette statuine dei cavalieri d’oro e la terribile maledizione che mette in moto una spirale di delitti che destabilizzano e terrorizzano la Napoli dabbene, sono sapientemente costruiti con un ritmo incalzante volto a mantenere sempre desta l’attenzione del lettore, catturato dall’intuito e dall’umanità del commissario e dei suoi valenti collaboratori. In realtà, quella che potrebbe sembrare una comune serie di romanzi gialli, costruita con un intreccio e con dei personaggi tipici di questo genere letterario, presenta, invero, un quid innovativo e divertente: il commissario Renzi, infatti, più che sui suoi uomini, può contare, per la buona riuscita delle indagini, sulla presenza di un “pool” di esperti conoscitori della vita dei caratteristici vicoli napoletani e del variegato capitale umano che li anima. Così assumono grandissima rilevanza il barbiere Ettore, il suo aiutante Pierino e il piccolo gobbo Tatillo, detto Gugòl, in quanto anima della rete dei vicoli, significativamente soprannominata internos. Sono loro, insieme alla bravissima giornalista del Mattino, Mirella, i validi collaboratori del commissario che può, in tal modo, unire al suo eccezionale fiuto, le informazioni e le deduzioni forse non scientificamente comprovate, ma umanamente efficaci della sua equipe di dilettanti che,  ben presto, diventa per lui una seconda famiglia.

Renzi arriva nella città di Partenope con un vissuto personale piuttosto tormentato; tuttavia l’impatto con la Napoli “delittuosa” non acuisce il suo lato oscuro, ma sembra addirittura diradarlo proprio grazie alla conoscenza e all’amicizia sincera e leale di Ettore, Pierino, Tatillo e Mirella, personaggi di una genuinità e bontà disarmanti, pronti ad aiutare il loro amico commissario – e spesso rischiando grosso in prima persona – nella soluzione degli intricati casi che gli capitano, con una prospettiva diversa eppure non meno valida di quella dell’uomo di legge, sempre alla ricerca di prove inoppugnabili e di verità oggettive: le loro indagini “parallele”, oltre a divertire il lettore, danno anche un certo ritmo all’azione e rendono incalzante la narrazione.

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L’autore del romanzo, Nicola Manzò

Il romanzo è, infatti, ricco di colpi di scena e intriga il lettore portandolo a scoprire dei lati nascosti di Napoli che, anche se pericolosi, non mancano di riuscire molto affascinanti. Anche al commissario Renzi Napoli entra da subito nel cuore perché se all’inizio gli riserva un’accoglienza non proprio calorosa, sa poi, come farsi perdonare, restituendogli ciò che ha “perso”: una famiglia. Inoltre, la sua indole seriosa e riservata di professionista e di uomo del Nord, è mitigata dalla realtà partenopea, colorata, variegata e caratterizzata da un’umanità capace di grandi slanci di generosità da un lato, ma anche di aberranti atrocità dall’altro, senza, tuttavia, degenerare in situazioni troppo manichee.

L’autore Nicola Manzò, oltre a costruire in maniera sapiente e accattivante la successione delle azioni che il più delle volte si dispiega su un doppio binario temporale, collegando con un filo rosso finemente articolato il passato ed il presente, arricchisce la narrazione con riferimenti di natura storica e di caratteristiche descrizioni topografiche che rendono più denso, ricco e suggestivo il racconto perché in tal modo le azioni ed i pensieri che muovono, agitano, divertono o intristiscono i personaggi vengono collocate in uno spazio ben preciso, quasi a creare una corrispondenza biunivoca tra moti interni e luoghi esterni. Inoltre le storie si concludono sempre con una nota dell’autore, in cui si riprendono e si approfondiscono alcuni dei temi e dei motivi storici, esoterici, leggendari che ricorrono nella narrazione e che riguardano Napoli.

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Uno dei tanti “vicarielli” di Napoli

Molto interessante è proprio il ruolo rivestito dalla città, che non funge da mero sfondo alle vicende del romanzo: Napoli sembra una sorta di grande teatro all’aperto le cui storie fanno dannare e scapicollare il commissario che non riesce a non subire il sublime fascino della sua doppia anima, in cui perdersi è necessario per riuscire a ritrovarsi. La città è presente ovunque: nel cibo, nell’immancabile caffè, nel mare, nei suoi caratteristici vicoli, nelle superstiziose tradizioni, nei palazzi e ovviamente nella lingua, ricca di inflessioni dialettali e di detti tipici dell’infinito e variegato patrimonio culturale napoletano, che rendono più pregnanti le parti dialogate, in ossequio alla mimesis, ma anche intrise di quella saggezza profondamente popolare che non manca di innamorare il commissario Renzi, tanto da spingerlo a cimentarsi in ardite prove oratorie, destando l’ilarità dei suoi comprimari ed anche dei lettori.

Dunque Manzò è riuscito in un’impresa non così semplice: creare un “giallo” alla napoletana, dinamico ed innovativo, rendendo simpatico un commissario milanese il cui cognome è Renzi e coniugando il tutto con l’esigenza di parlare della sua città, di Napoli, di svelarne al lettore i misteri millenari che ancora custodisce, trasformandola in un contesto credibile per i complicati rebus che, come una Sfinge, pone al suo Renzi – Edipo.

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