Tolstoj editore – Edizioni popolari o avanzi per il popolo?

«La differenza tra le persone
sta solo nel loro avere
maggiore o minore accesso
alla conoscenza.»

di Martino Santillo

Titolo: Avanzi popolo
Autore: Lev Nikolàevič Tolstòj
A cura di: Carla Muschio
Editore: Stampalternativa
Anno: 2002
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Il testo è stato tradotto e curato da Carla Muschio, la quale ha dato a questo testo una importante impronta programmatica. Nella prima pagina, l’unica pagina che fa d’introduzione, Carla ci informa che stiamo per leggere due scritti di Tolstoj, appunti, in pratica, sui quali sono state gettate le basi del suo progetto editoriale di stampo popolare che prende il nome di Posrednik, cioè l’Intermediario.

Nel 1884, il 14 febbraio, editori e scrittori, professori universitari e pittori si riuniscono a casa di Tolstoj per la realizzazione di una casa editrice che si ponga il compito della diffusione di libri al popolo, ma sopratutto per il popolo. Il progetto prese forma e la forma fu proprio quella assunta dalla collana Euro della casa editrice Stampalternativa, e pare fu una realtà di successo. Questo libricino quindi, essendo portatore delle idee di Tolstoj, nel formato che egli pensò per raggiungere il popolo si propone ovviamente nel suo stesso solco.

Il primo dei due testi si intotola La lingua dei libri destinati al popolo e si occupa, anche con alcune lacune e momenti non proprio precisi (essendo solo un abbozzo), delle scelte linguistiche di un testo. Tolstoj si sofferma sull’importanza di colorire un testo senza però renderlo in una forma linguistica troppo alterata rispetto a quella che lui definisce “buona”: un concetto ovviamente banale e troppo generico ma si identifica con un quadro molto preciso che possiamo identificare con la dimensione funzionale della lingua, che deve prima di tutto essere «comprensibile, popolare».
A questa dimensione deve corrispondere un contenuto accessibile e non astratto, che non sia istruttivo per forza, ma soprattutto che non si sforzi di esserlo, e qui troviamo un massima eccezionale che recita «la didattica deve nascondersi sotto una forma avvincente» che è alla base dell’insegnamento a tutti i suoi livelli. Questo fa capire come la dissimulazione dell’impegno didattico sia importante per far sì che l’insegnamento e l’intenzione del progresso morale siano sempre presenti come cuore e fulcro dell’intrattenimento letterario. Raccontiamo storie insomma, belle storie grazie alle quali spiegare qualcosa.

dsc05491La lingua a cui affidare ciò «è semplicemente la buona lingua magistralmente usata dal popolano per formulare tutto ciò che deve dire».
Questo fa capire quanto l’attenzione di uno scrittore per Tolstoj sia imprescindibile e se non fosse chiaro basta pensare leggere che ci dice che per rivolgersi al popolo ci vogliono una precisione e un’incisività mille volt maggiori rispetto al normale e se non lo si sa fare è meglio non scrivere affatto. Per quanto riguarda i contenuti, questi devono essere utili e i libri non devono essere un accumulo di chiacchiere tronfie e autoreferenziali. Sembrano parole che richiamano «l’utile per iscopo, il vero per soggetto e l’interessante per mezzo» del Manzoni.

Il titolo Avanzi popolo però ha diverse sfumature. Nel secondo testo, che è già meno un abbozzo e già più discorso che si fa sistema e progetto, abbiamo un’analisi delle proposte contemporanee e delle diverse idee di popolo che quelle decisioni editoriali hanno alla base.

Secondo Tolstoj, a seguito della liberazione della servitù della gleba nel 1861 sono aumentati gli scrittori, i traduttori e gli editori per il popolo, ma questi possono essere divisi in tre categorie: quelli che vogliono a tutti i costi moralizzare il popolo, quelli che sono convinti che il popolo non potrà mai godere delle stesse letture di cui gode l’élite e quelli che credono di far parte dell’élite e che in realtà sono solo degli ipocriti.

Tolstoj utilizza la metafora del convivio e ritiene che non bisogna lasciare al popolo gli avanzi (ecco il titolo che gioca sulla polisemia dell’italiano), né porsi come guida autoritaria, ma cibarsi, insieme, di testi buoni: condividere in senso orizzontale le letture. L’editore per il popolo deve porsi dalla parte del popolo per farlo partecipe delle proprie letture con curiosità e senso di comunione. Sembra un discorso molto aleatorio e idealista ma è molto vicino a quello che dovrebbe essere, in piccolo, una comunità di studiosi (una classe dove non ci siano più un insegnante e degli studenti ma un gruppo di studiosi tra i quali uno è solo più anziano e ha il compito di proporre e organizzare lo studio).

Carla Muschio lo dice subito, le affinità tra le questioni sollevate da Tolstoj e lo scenario italiano contemporaneo sono molto simili. Si pensi alla mole di libri scritti oggi in maniera completamente autoreferenziale, o scritti male perché destinati a lettori che probabilmente non si accorgeranno degli errori, formando la propria lingua però su quegli errori, libri che esistono e la cui unica «giustificazione a esistere – come dice Tolstoj – è un qualche sentimento dell’autore» convinto che questo sentimento si possa comunicare con le prime parole e le prime immagini che capitano.

La soluzione proposta da Tolstoj è non solo considerare il popolo, diremo noi oggi la massa, come più esigente e più sensibile alla verità ma considerare noi stessi parte di questa massa e come tale raccogliersi e, nel campo che si conosce, diffondere il sapere che rende l’uomo migliore: unirsi per raccogliere, scegliere e pubblicare tutto questo.
Internet non è un po’ questo? Avanzi popolo è un libricino che pone domande non solo attuali ma assolutamente fondanti, alla base di una riflessione costante.

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