iquadernidivialdelvento n.69 – … in un libro piccino piccino [Via del vento]

di Martino Santillo

Titolo: Scarafaggio e altre prose
Autore: Michail Bulgakov
A cura di: P. Galvagni
Editore: Via del Vento
Anno: 2014
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«nato nella Kiev zarista del 1891 e morto nella Mosca sovietica del 1940, appartiene alla schiera di quegli intellettuali russi che costituiscono un “ponte” tra la cultura borghese di inizio secolo e la nuova era post-rivoluzionaria. È uno dei classici della letteratura mondiale. Uomo arguto e affascinante, conoscitore delle donne, ama il gioco delle carte ed è superstizioso.»

Così ci viene descritto Bulgakov, per tutti è l’autore di Il maestro e Margherita, autore della Russia sovietica degli anni trenta dalla penna fantastica e grottesca. Ma è anche l’autore di deliziose situazioni fantascientifiche e maligni intrichi come in Cuore di cane e Uova fatali, ancora di Romanzo teatrale e della sua prima grande fatica La guardia bianca. Inoltre, è stato autore di numerose novelle, racconti e schizzi satirici sulla NEP, che si inserivano con una certa originalità, ma senza strepitose novità, nel filone satirico-grottesco, molto coltivato dai «compagni di strada» negli anni Venti.

«Tu sei vissuto così severo e sino alla fine
hai portato uno splendido disprezzo,
tu bevevi vino, tu come nessuno scherzavi
e sei soffocato tra pareti afose…

Dovrò ricordare colui che, pieno di forze,
di luminosi pensieri e volontà,
pareva parlare con me ieri,
celando il tremito di un dolore mortale.»

In questo piccolo libricino di appena quaranta pagine troviamo quattro di questi scritti. Si tratta del titolo n. 69 della collana iquadernidiviadelvento (testi inediti e rari del Novecento) della casa editrice Via del vento per l’appunto. Il titolo è Scarafaggio che è a sua volta uno dei quattro racconti, in particolare l’ultimo.

Il primo testo che incontriamo è Le prospettive future che non ha un vero e proprio imprinting narrativo, si tratta, infatti, di una riflessione dell’autore. Si tratta della sua prima pubblicazione, siamo nel 1919 e Bulgakov decide di abbandonare la professione medica e la città di Kiev per dedicarsi all’impegno letterario-politico. In questo testo viene chiaramente esposta la sua avversità alla Rivoluzione del 1917 e la sua speranza per la vittoria dell’Armata Bianca controrivoluzionaria.
Esprime, inoltre, la sua ammirazione per l’Occidente che uscendo dalla Prima guerra mondiale riuscirà a rialzarsi e a continuare la sua corsa al progresso (sic!), mentre la Russia sarà costretta a essere dilaniata da una lotta intestina. Questo è un testo molto spurio, povero, acerbo per chi ha letto Bulgakov e ci da la dimensione della sua crescita come scrittore.

Seguono poi Nel caffè e La settimana dell’istruzione del 1920 e del 1921. Si tratta di testi narrativi, in prima e in terza persona, fortemente ironici non solo rispetto alla condotta politica sovietica ma anche rispetto all’atteggiamento del ceto medio russo. Siamo ancora lontani da una certa profondità d’analisi e soprattutto nel primo è prevalente il carattere dell’indignazione.

Nel quarto e ultimo testo di questa raccolta tascabile abbiamo Scarafaggio, nel quale ci vengono raccontate le sorti di un panettiere, delegato del sindacato, che durante una passeggiata al mercato, dopo aver acquistato un paio di stivali si ritrova a forza, ad acquistare un coltello finnico e come ci insegna Cechov, se compare un coltello, sarà versato del sangue.
Scarafaggio, infatti, cade prigioniero di una sorta di gioco delle tre carte e perde tutto, impazzisce quando si rende conto di aver perso soldi non suoi ma del sindacato. Vasilij Rogof, chiamato appunto Scarafaggio, impazzisce a causa degli eventi e continua a seguire il corso degli eventi senza riuscire a venirne fuori. Si tratta di un racconto già più strutturato, con un forte uso di rimandi testuali. Il mercato viene definito come un oceano e, infatti, Scarafaggio in questo oceano è in balia delle maree; l’autore ci dice che il coltello si compra quasi da solo; c’è una presenza non sempre concreta degli uomini attorno al protagonista, spesso si tratta di voci altre volte i passanti sono focacce con gli occhi: quel che viene meno è proprio la capacità di Scarafaggio di comprendere ciò che succede intorno a sé.

In questo racconto abbiamo già la visione negativa dell’uomo che è succube degli eventi e che non riesce a imporsi alla storia.
Siamo già o no nei temi dei grandi romanzi bulgakoviani? In realtà c’è sempre un gioco letterario che si spinge sulla sfera dell’evoluzione storico-politica del suo paese e anche se non siamo ancora difronte ai capolavori che fanno di Bulgakof un classico del Novecento, questo libricino delle edizioni della Via del vento è davvero un gioiellino che ci permette appunto di avvicinarci ai primi passi di un grandissimo autore.

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