A Calais con Emmanuel Carrère – Fuori dalla Giungla [Adelphi Edizioni]

di Martino Santillo

Titolo: A Calais
Autore: Emmanuel Carrèr
Traduttore: Lorenza Di Lella e Maria Laura Vanorio
Editore: Adelphi Edizioni
Anno: 2016
Qui potete acquistare il testo http://amzn.to/2h61qGN

Cari amici lettori e lettrici, oggi vi voglio parlare di A Calais di Emmanuel Carrère. Avete presente quando entrate in libreria ma non volete, o meglio non dovreste comprare nulla, poi però guarda che ti guarda si finisce sempre per portar via qualcosa? Bene io ho preso proprio questo libricino della Adelphi.

A Calais è un libro che ha fatto parlare di sé, ovviamente e soprattutto per il mondo di cui ci parla ma anche per il nome che troviamo in copertina e cioè Emmanuel Carrère.
Si tratta di uno scrittore, sceneggiatore e regista francese, i cui testi in Italia sono pubblicati dalla Adelphi Edizioni.

Non troviamo la copertina monocromatica, tipica della Adelhi, in questa edizione della collana Biblioteca minima, bensì la foto di Jerome Sessini che rappresenta degli abiti stesi davanti alla recinzione della Giungla di Calais.

Carrère è uno di quei nomi che divide il mondo del web e, in particolare per questo volumetto, potete trovare alcune recensioni nelle quali Emmanuel viene venerato e altre recensioni in cui invece viene fortemente attaccato. In fondo all’articolo potete trovarne alcune.

Certamente quando si comincia a leggere questo libricino, nelle prime pagine, il carattere che ci colpisce prima è proprio quello egocentrico dell’autore a tratti insopportabile eppure poi il testo prende una piega inaspettata.

Di cosa parla questo breve testo? Emmanuel va, come molti altri prima e dopo di lui a Calais con l’intenzione di raccontare il dolore, la paura, la speranza e sicuramente il disagio sociale della città che fino a poco fa ha ospitato la Giungla: un’immensa baraccopoli nata per ospitare i migranti e poi diventata una vera e propria bidonville. Carrère vuole documentare proprio questo ma come ci avvisa la quarta di copertina l’intenzione è quella di scrivere un racconto.

In tal senso è fondamentale la presenza di una seconda voce nel testo che non si palesa se non sotto forma di parola scritta. Carrère, infatti, ci racconta che all’inizio del suo soggiorno ha ricevuto una lettera, probabilmente da una giornalista locale che attacca il nostro autore esprimendo frustrazione per la condizione degli abitanti di Calais, ormai animali da zoo alla mercè di giornalisti, registi e creativi che vogliono raccontare cosa sia stata la Giungla.

Carrère, che entra nella Giungla, ma che non ce lo racconta, prende proprio spunto da questa lettera anonima piena di rancore e luoghi comuni su Calais per parlare dei cittadini e non degli immigrati, per parlarci della città, della sua storia e del suo carattere.

L’ immagine che ne esce è quella della provincia, una provincia che assomiglia molto alle nostre province europee e che ha molto da dire sull’immagine della nostra società. Produzioni che si riducono, nuove conformazioni urbane.
Inoltre, ovviamente, c’è la presenza degli immigrati e le varie posizioni di apertura o di chiusura verso questi, che non ci dicono nulla di più di quello che viviamo noi ma all’interno del racconto di Carrère, all’ombra di quello scenario infernale che era la Giungla, assumono una potenza incredibile.

Non è un testo che cambia la vita ma è sicuramente un testo che va letto perchè permette di estraniarsi e quindi guardare da fuori luoghi comuni ma anche verità difficili.
Quindi #statelettori.

Nella Giungla non valgono le mezze misuredi Matteo Fontanone per lindiceonline.com, 08 giugno 2016
Le mie due settimane con gli abitanti di Calaisdi Giuseppe Fantasia per huffingtonpost.it, 04 maggio 2016
Così Carrère il radical chic mistifica il dramma di Calaisdi Camillo Langone per ilgiornale.it, 18 maggio 2016 (L’articolo è temporaneamente offline, però avevo evidenziato questo passaggio che vi riporto: «Più che un reportage, più che uno sguardo su una realtà attuale, A Calais appare un antico libro tribale, una piccola antologia di stereotipi e superstizioni composta allo scopo di negare lo statuto umano agli appartenenti a tribù diverse da quella dell’autore»)

 

Annunci

Di’ pure quel che pensi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...