Muro di casse

di Davide Fusco

Titolo: Muro di casse
Autore: Vanni Santoni
Editore: Laterza
Anno: 2015
Potete acquistare il testo qui

Il libro in esame, redatto dal giornalista-scrittore Vanni Santoni, edito nel maggio 2015 per Laterza, è ormai giunto alla sesta ristampa. L’ autore, attraverso questo saggio-romanzo di 129 pagine, tenta, arditamente, di squarciare la spessa coltre di pregiudizi che l’opinione pubblica ha destinato alla cultura rave sulla quale si è provato poco a fare luce, soprattutto con scritti (per lo più francesi) di natura saggistica.

Vanni, al contrario, tenta di portare per mano il lettore nella scena dei free party, allontanandosi dalla fredda scrittura del saggio e vivificandola attraverso il romanzo. La vicenda, in realtà, narra di un tizio che, mosso dalla volontà di scrivere un romanzo sulle feste, realizza tre interviste che inquadrano tre tipologie di frequentazione della scena: Iacopo, Cleo e Viridiana.

Il primo fa parte dell’ampia zona grigia che costituisce la parte preponderante dei partecipanti alle feste. Cleo, invece, viene dal mondo dei centri sociali e delle occupazioni edilizie e vede nella scena rave somiglianze con il suo mondo di provenienza, soprattutto in aspetti come l’internazionalismo della scena e nella comune occupazione di gusci lasciati vuoti dal capitalismo quali fabbriche dismesse, capannoni industriali, aree abbandonate. Viridiana, infine, è totalmente immersa nella scena sin da giovanissima ed è l’unica che si possa pienamente definire raver.

Vanni Santoni

Attraverso quest’ultimo personaggio, l’autore evoca un reale episodio raccontatogli dai Desert Storm (tribe italiana), ambientato nei Balcani dilaniati dal conflitto degli anni ’90, in cui penetrano tribe tekno che attraverso i loro impianti, e il loro suono, riesumano un luogo in cui, eccetto degli sparuti cecchini, sembra non esserci più alcun soffio di vita. Il solo atteggiamento di questi “folli”, che rischiano una pallottola in testa in nome delle loro feste, e l’inesistenza di una forma letteraria che provi a trattare una sottocultura che ha attraversato l’Europa per venticinque anni dal 1989, coinvolgendo decine di migliaia di giovani fa apprezzare l’inusitato tentativo dell’autore.

La sua abilità sta soprattutto nel cogliere la sintesi di sottoculture giovanili novecentesche sita nella scena dei free party. Essa è infatti «il frutto di innumerevoli contrasti di innesti» poichè trae elementi appartenenti a sottoculture distanti tra loro: «l’uso del sound system dalla jamaica degli anni ’40 la psichedelia e il nomadismo dalla cultura hippy, il nichilismo dal punk e la musica disco degli anni ’80-’90».

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