Sono apparso alla Madonna. La geniale autobiografia di Carmelo Bene

di Giuseppe Cangiano

Titolo: Sono apparso alla Madonna
Autore: Carmelo Bene
Editore: Bompiani
Anno: 1983
Potete acquistare il testo qui

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Fra le menti più acute e inafferrabili partorite dall’Italia, affiora soavemente quella di Carmelo Bene; lo stesso artifex nel 1983 fu autore di una sorta di autobiografia intitolata Sono apparso alla Madonna, pubblicata dalla casa editrice Bompiani. Sono apparso alla Madonna si fa strada nel suo mondo di pochi eletti, attraverso un titolo abbastanza forte, a suo modo filosofico e provocatorio, e non di meno appare la sua Introduzione:

«In questo sud del Sud è nato il più grande santo tra i santi, colui che eccede la santità stessa: Giuseppe Desa da Copertino. A questo Sud azzoppato, non resta che volare».

È dunque Bene, teatrante geniale, ad essere “visitatore” del divino: già dalle pagine iniziali della lettura emergono le vicissitudini dell’infanzia “strana” di Carmelo, intesa come:

«sgomento della cantina buia, spavento ricercato a tutti i costi, quello stesso spavento di che è fatta la donna e che la donna rifiuta precludendosi qualunque abbandono – ; da queste mie madonne straordinarie, nell’ora che doveva essere la mia felicità, quando rientrato in quel monte di tabacco che mi aspettava e che era la mia casa, mi ritrovavo in una bolgia dantesca, in una interferenza che non vedevo l’ora cessasse per tornare a quell’altra mia vita meravigliosa, religiosa, inesistente».

Il libro cerca in qualche modo, sicuramente molto personale e stretto, di illustrare un po’ tutta la vita dell’artista; ovviamente le linee della concretezza, ovverosia quelle legate ai dati meramente analitici, sono confuse in modo prodigioso con ciò che è stato per lui l’universo del teatro, con tutte le sue finzioni sceniche. In genere risulta veramente difficile scindere il privato dalla performance del barocco leccese. Carmelo Bene è definibile come un unicum di eccessi e di fughe dalla realtà: come può, quindi, un libro, per giunta autobiografico, razionalizzare ed ordinare il disordine e il de-pensamento beniano? Il nostro giudizio critico circa Sono apparso alla Madonna resta lontano dall’essere assoluto. Leggere Bene alle volte non è un’operazione rilassante: troppi i momenti in cui è necessario ritornare a rileggere per cercar la soluzione dell’arcano intellettualistico; quasi sempre, la rilettura risulta essere una nuova umiliazione per lo stesso lettore. L’opera del 1983, sotto tanti aspetti, chiede inconsciamente di non esser nemmeno letta, o perlomeno lo scopo di Bene, è stretto al concetto del significante.

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Carmelo Bene

Leggere per emozionarsi, non per capire. Il pensiero beniano può essere, in linea di massima, carpito, e forse anche in qualche modo assorbito, ma mai compreso (razionalmente). Il nostro giudizio si arrende dinanzi ad uno stile imprecisato: quello di Bene procede ad un ritmo asfissiante e caotico che non si ferma mai. Alle volte rallenta, in altre avanza spedito. Lo stesso stile e la stessa forma restano, in qualsiasi modo, lontani da tentativi di standardizzazioni: quando si legge qualcosa di Bene non si può, in alcun modo, delimitare una modalità univoca di espressione (perché non esiste). Per non parlare poi della forma, mero processo di scapigliatura letteraria e metafisica.

La lettura di Sono apparso alla Madonna porterà il lettore, al di là di tutto, ad un inesorabile arricchimento culturale, perché Bene può essere inteso quale mezzo trasversale di cultura: dal personaggio megalomane e apparentemente folle, si può giungere, pian piano, alla comprensione di un disegno e di una caratura culturale incommensurabili ed imprevedibili. Il testo, a parer nostro, non può non essere consigliato: ovviamente, si tratta di una lettura adatta ad un pubblico poco pigro, volenteroso, pronto ad una missione piuttosto impegnativa, che condurrà per labirinti mentali e psicologici di non semplice percorrenza. Il nostro consiglio, vero ed appassionato, è quello di non arrendersi alla ruvida linea di scrittura, bensì resistere e abituarsi. Ne varrà la pena.

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