In trincea con Marc Bloch – La Grande Guerra dello storico [Fazi Editore]

«La verità perde la sua forza
quando si mescola agli errori»

di Martino Santillo

Titolo: La guerra e le false notizie. Ricordi (1914-15) e riflessioni (1921)
Autore: Marc Bloch
Traduttore: Gregorio De Paola
Editore: Fazi editore
Anno: 2014
Qui potete acquistare il testo http://amzn.to/2eF0lEF

Cari amici di Legenda, oggi parliamo di un libro pubblicato dalla Fazi Editore che risale a un po’ di tempo fa. La guerra e le false notizie. Ricordi (1914-1915) e riflessioni (1921) è un testo pubblicato nel 2014 all’interno della collana Le terre. Si tratta di una riedizione di un’opera famosa (il diario di guerra e un articolo) di  Marc Bloch: nome noto ai più perché si tratta di uno dei capisaldi della storiografia, siamo, infatti, nella cerchia degli storici del gruppo di Strasburgo, tra i vari Henri Pirenne, Georges Lefebvre e Lucien Febvre.

Bloch è sicuramente annoverato tra i padri della storiografia medievale e della scienza storica, si pensi alla rivista Annales, fondata con l’amico Febvre. Non ci dilunghiamo oltre, alla fine dell’articolo trovate altre informazioni su di lui.

Il libro della Fazi è, come abbiamo detto, una coppia di testi e il primo che incontriamo è il resoconto di guerra che Bloch decide di trascrivere prima di lasciare indietro ricordi, sensazioni e impressioni, anche se Bloch ci avvisa che non ci rivela tutto della sua esperienza, infatti ci dice che «bisogna concedere all’oblio ciò che gli spetta».

Si tratta del racconto dei mesi che Bloch ha trascorso in guerra tra il 1914 e il 1915, della sua esperienza come sergente prima e come comandante poi. Ci si aspetterebbe una scrittura da cronista e invece quella di Bloch è una penna educata dai romanzieri dell’Ottocento. Abbiamo passaggi e schizzi bellissimi, ci descrive l’alba inquieta dell’agosto 1914, la morte di Jaurès, ci mostra le sensazioni che lega ai ricordi della partenza, scrive che Parigi è negli occhi gonfi e rossi delle donne nel punto in cui figli, mariti, fratelli e padri vanno al fronte. Ovviamente già qui abbiamo l’acume storico di chi nota che «Gli eserciti nazionali hanno fatto della guerra un fermento democratico».

Esemplare il racconto del suo primo giorno di battaglia: il 10 settembre 1914. Siamo nel caos tra corse, uomini feriti e morti, detonazioni e boati di artiglieria, la difficoltà nell’avanzare e nel fuggire davanti al nemico e tutte le difficoltà della vita in trincea sono presenti. Nel viaggio di Bloch lungo il fronte, però, si apprezza l’umanità con cui guarda, vive e racconta la guerra.

Molto interessanti sono le riflessioni posteriori al 5 gennaio 1915, nelle quali lo storico scrive «ho passato una vita completamente diversa dal solito, una vita barbara, violenta, spesso pittoresca, spesso anche di una cupa monotonia, con parti comiche e parti crudelmente tragiche» e poi nota l’insufficienza della preparazione materiale e dell’addestramento dell’esercito francese, esamina l’offensiva tedesca e la capacità di risposta dei propri uomini, ci riporta la disorganizzazione e la difficoltà di mettere in comunicazione le linee dell’esercito, poi si scaglia contro l’impreparazione degli ufficiali dalla quale più di una vita è dipesa.

Sono, però, presenti molti passaggi nei quali la vita al fronte è comunque vita e i commilitoni sono disegnati davanti a noi come un carosello dei caratteri umani, abbiamo la paura certo ma anche la felicità, la gioia, la forza, il coraggio e Bloch in questo si dimostra un grande narratore.

«Oh, giorni crudeli della ritirata, giorni di stanchezza, di noia e d’angoscia! […] I feriti non gridano come facevano il giorno prima sul campo di battaglia; non gemevano molto, i loro volti esprimevano più stanchezza che sofferenza» 

Bloch è un ottimo narratore, la sua scrittura segue il taglio del diarista e quindi alterna cronaca a riflessioni, ricordi a descrizioni, immagini e pensiero si fondono ma spesso si abbandona a ritratti dell’attimo, dello spazio e del tempo che ci fanno dimenticare che stiamo leggendo un diario: «L’alba era fresca, il cielo velato. Vidi una stazioncina, un villaggio, dei prati e, a chiudere l’orizzonte, delle colline tondeggianti ricoperte da grandi alberi. Questo paesaggio ameno, che una luce grigia rendeva un po’ triste, mi rammentò la montagna e soprattutto il Giura».

La scrittura è veloce e ridà il senso di un’esperienza frammentaria, fissa a piccoli eventi, con tracce che si spezzano in continuazione, persone incontrate e immediatamente perse, azioni che non sembrano aver motivo.
La stessa frammentarietà degli scenari di battaglia, fatti di feriti, mutilati, morti coi muscoli contratti come se si fossero cristallizzati nell’atto di lottare (come la descrizione della gamba «isolata e quasi ridicola nell’orrore»), si riscontra nella stessa scrittura di Bloch e nella stessa percezione della vita. Frammentaria è l’attesa di vita di ogni soldato quando ci scrive della paura e dell’episodio del rumore dei barattoli nella notte. Lo storico ci mostra, infatti, come insieme ai suoi commilitoni viva costantemente in tensione, sempre proiettato a reagire al pericolo, la vita è, infatti, scandita dai segnali del nemico. Ci fa capire che la vita è scandita in frazioni separate dai suoni che possono annunciare il nemico, quasi sembrerebbe più gradevole il costante rumore di detonazioni e d’artiglieria che il silenzio all’interno del quale tutto può nascondersi.

Ecco che il racconto è quanto mai umano: la gioia di essere vivo e sopravvissuto, il rancore per screzi tra commilitoni e la fame sono tutti elementi che alterano il racconto e mostrano come eventi che potremmo definire poco etici, poco eroici o addirittura raccapriccianti ci appaiono in un’ottica diversa quale è la guerra e dunque più umani.

Il manoscritto di Marc Bloch si conclude con il racconto dell’acquartieramento del 72° reggimento alle Islettes tra Parigi e Verdun e la chiusura, seppure involontaria e brutale, è quanto mai azzeccata però non vi diciamo oltre.

A seguire troviamo l’articolo dal titolo Riflessioni di uno storico sulle false notizie della guerra, scritto nel 1921 nel quale Bloch si interroga appunto, come suggerisce il titolo, sulle false notizie storiche, da nove nascano e come si diffondano. In questo senso la Grande guerra si pone per lo storico come un ampissimo bacino di ricerca.
Secondo Bloch le false notizie nascerebbero da «osservazioni inesatte individuali», «testimonianze imprecise», le quali però necessitano di un terreno favorevole cioè della propensione popolare che vede nella notizia la possibilità di dare conforto ai propri pregiudizi, ai propri odi e istinti. Secondo lo storico la falsa notizia è lo specchio nel quale la coscienza collettiva può riflettersi.

Per lo storico il falso e l’errore non sono solo corpi estranei da eliminare ma sono altresì oggetti di studio che vanno compresi nella «concatenazione delle azioni umane». Le false notizie, dunque, ci dice Bloch sono esistite e hanno occupato uno spazio umano e ne hanno condizionati altri, sono quindi meritevoli di studio se non necessari addirittura. 

In questo senso la Guerra ci viene presentata da Bloch non solo nel suo essere materiale e fenomenico ma anche e soprattutto come evento mentale e psicologico («un immenso esperimento di psicologia sociale di inaudita ricchezza»), all’interno del quale la popolazione vive in continua tensione. Bloch analizza l’elemento umano come mezzo di trasmissione, riproduzione e rappresentazione del reale. All’interno di questo sistema molti sono i casi che portano Bloch a riflettere sulla diffusione di false notizie e ci riporta casi marginali (quasi insignificanti) che vive in prima persona e casi molto più noti quali quello dei Franchi tiratori e le relative violenze tedesche in territorio belga.

Bloch pare metterci in guardia e avvisarci che tanto è più facile la diffusione delle false notizie quanto l’emozione e la fatica, aggiungiamo la paura, lo sfinimento e l’estenuazione morale distruggono il senso critico, e proprio in questo punto sembrerebbe parlare a noi.
Il caso dei Franchi tiratori è esemplare e lo studioso ci spiega come l’azione dei soldati tedeschi sia stata provocata da una percezione falsata, vittima di una educazione culturale che ha portato i soldati ad avere una visione distorta del nemico. Le chiavi di lettura di questo articoletto possono essere diverse e molteplici, fatto sta che può essere davvero molto interessante per chi si chiede e si è chiesto il come e il perché della diffusione di notizie false, si pesi ad esempio alle fake news da social sempre più presenti, tanto che c’è chi ne ha fatto una forma di satira come Lercio, ma si pensi soprattutto a notizie e ricostruzioni della realtà finalizzate a una revisione storica per fini politici e non ci dilunghiamo su questo aspetto che merita molto più spazio.

Anche in merito a quanto detto sopra, la frase con cui vogliamo lasciarvi è quella che abbiamo posto in apertura e che secondo noi resta un grande insegnamento di un grande studioso: «la verità perde la sua forza quando si mescola agli errori».

A questo link potete acquistare il testo Qui potete acquistare il testo http://amzn.to/2eF0lEF
Vi lascio il link a wikipedia dove poter leggere altre informazioni su Marc Bloch https://it.wikipedia.org/wiki/Marc_Bloch

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