POMPEI L’INCUBO E IL RISVEGLIO

di Marta Compagnone

Titolo: Pompei l’incubo e il risveglio
Autore: Angelo Petrella
Editore: Rizzoli
Anno: 2014
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Pompei e la sua affascinante ed al contempo terribile storia non mancano, ancora oggi, di suscitare suggestioni letterarie molto evocative, capaci di ricondurre il lettore in un passato remoto mai così vicino e di ricreare quelle struggenti atmosfere che preannunciano la rovinosa degenerazione dell’impero e l’imminente fine di una delle città cardini dello Stato romano.
È questa la situazione di partenza del romanzo di Angelo Petrella, che costruisce una trama ricca e articolata, con continui colpi di scena che culminano nell’eruzione finale del Vesuvio.

La narrazione ha il merito di riuscire a ricreare l’instabilità politica della Roma imperiale di quei tempi, amministrata dalla dinastia dei Flavi, per la precisione dall’imperatore Tito, primogenito di Vespasiano, ma soprattutto la corruzione viscerale delle sue province dove congiure, vendette, violenze, avidità, giochi di potere, amori illeciti erano all’ordine del giorno.

La rivalità tra due alte cariche dell’esercito romano, il tribuno Massimo ed il legato Quintiliano si intreccia pericolosamente, condizionando e minando la carriera e la vicenda umana dell’ex centurione Silano, che dopo aver combattuto per Roma con grande valore e con la lealtà che solo un vero soldato romano riserva allo Stato, si trova nella condizione di bandito, costretto a difendere il suo onore e quello del suo amore impossibile, Camma. La donna, originaria della tribù barbara degli Ordovici, giunge come prigioniera a Roma ma viene venduta come schiava e condotta a Pompei, in seguito allo sterminio della sua famiglia ad opera dell’esercito romano; ciò che la tiene in vita è la volontà di vendicarsi dell’uomo che le ha recato un così grande dolore, abusando, inoltre, senza pietà, di lei.

Su uno sfondo ricco di drammi, in cui si ordisce anche una tremenda congiura per far fuori l’imperatore Tito in persona, si abbatte la tragedia destinata a segnare la storia della città, ancora oggi cristallizzata in quei corpi che non ce l’hanno fatta a scampare all’impeto della natura.
Dunque la situazione in cui versa l’impero a quei tempi, e Pompei nella fattispecie, mette chiaramente in mostra il declino morale ed il degrado umano cui Roma giunge dopo secoli di indiscusso dominio nel mondo e sul mondo. L’onta della corruzione, a cui nessuno è immune, sembra però risparmiare Silano, il centurione innamorato di Camma, uno dei pochi, se non l’unico ad aver conservato la sua integrità morale e la sua umanità, quella che non gli fa commettere le atrocità dei suoi compagni nei confronti di donne e popolazioni non romane. Proprio per queste sue intrinseche qualità è il personaggio che più simpatico, quello con cui il lettore tende ad empatizzare. Sembra esserci in lui una naturale propensione al titanismo: egli è, difatti, un eroe che non rinuncia a combattere pur prevedendo la sconfitta e nonostante forze più grandi della sua volontà lo condannino alla resa. La sua indole di soldato ed il suo smisurato coraggio lo portano ad impugnare sempre la spada, specie se si tratta di difendere la causa dei più deboli e l’onore della donna che ama.

Accanto alla guerra, uno dei motivi cardini del romanzo di Petrella è l’amore; tuttavia in un contesto così scellerato e disumanizzato il mantra virgiliano omnia vincit amor non riesce ad assurgere a principio purificatore di una realtà contaminata dal vizio e dalla cupidigia. L’unico sentimento puro, sincero, disinteressato è quello che Silano nutre nei confronti di Camma, la quale però non lo ricambia, almeno non in misura totale. Il desiderio di aiutarla, di renderle giustizia per le tragiche perdite subite e per il torto reso al suo corpo, lo portano ad abbracciare la sua causa, sfidando ogni tipo di pericolo e di ostacolo, anche a costo della vita. E questa forma alta e pura d’amore rende meno torbido il contesto.

L’amore è presente anche sotto forma di furor, di follia totale e si manifesta nella persona di un’altra schiava, Calliope, colei che inizia Camma alle arti venefiche delle seguaci della dea Cibele. Calliope è innamorata di Prisco, il capo dei briganti che viene ucciso da Silano e Camma perché tenta di violare quest’ultima. Alla notizia della sua morte la fedele amante impazzisce, uscendo completamente di senno e trasformandosi nella peggior nemica della donna barbara. Sul piano narrativo, la pazzia di cui è vittima Calliope, crea un’interessante rispondenza tra il fuoco d’amore e quello del Vesuvio, entrambi distruttivi.

Dunque Petrella miscela in maniera sapiente trame politiche e trame amorose, storia ed avventura, ricostruendo un contesto verosimile, che per quanto lontano, risulta incredibilmente attuale, mostrando come certi impulsi umani capaci di determinare notevoli sconvolgimenti politici, si siano, praticamente, cristallizzati nel tempo.
La città di Pompei, teatro di contese la cui posta in gioco può assumere conseguenze di enorme portata per la sopravvivenza stessa dell’Impero, appare dominata da un incontrollabile destino superiore che realizza l’eruzione del Vesuvio per impedire l’esecuzione di congiure e di propositi vendicativi ma soprattutto per ammonire e frenare la brama di potere di uomini che si sentono invincibili, rivendicando un indiscusso primato alla Natura le cui forze non si possono raggiungere, dominare, controllare.

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