La casa delle bifore – L’armonia del ricordo

di Martino Santillo

Titolo: La casa delle bifore
Autore: Lidia Luberto
Editore: Guida
Anno: 2014
Qui potete acquistare il testo La casa delle bifore

14700972_1155641837837174_2367361590611696193_oLidia Luberto, con La casa delle bifore, ci racconta la storia di Ursula Pannwitz, una donna tedesca scapata dalla sua casa, da suo marito e dalla sua vita per ricrearne una nuova. Il sogno mediterraneo e l’amore la portano a Napoli e la sua perenne ricerca di armonia la porta a Casertavecchia.
Il testo è il racconto, o meglio i racconti di Ursula che Lidia ha ascoltato durante le sue visite alla casa delle bifore. Il lettore attraversa così un racconto biografico, che è racconto di ricerca, legge la storia di una donna, di un amore e di un borgo, al contempo legge il processo di armonizzazione dell’animo di Lidia nelle sue parole.

Lidia ci racconta che il suo primo incontro con Ursula è stato del tutto casuale: lei era a Casertavecchia come giornalista e per curiosità entra nella casa laboratorio che è la casa delle bifore.
Ursula, che a causa della malattia sta progressivamente perdendo la memoria, avverte la sempre più pressante necessità di fissare i propri ricordi e decide di affidarli proprio a Lidia. Da questo momento si susseguono i racconti di Ursula e le riflessioni di Lidia.

Ursula ci racconta la sua storia, ci racconta cosa ha significato per lei vivere nella Germania post bellica. Ci parla del disagio che provava nella percezione del mondo, visto come un vuoto, una mancanza di senso:

«”Ero sempre alla ricerca della normalità, del significato delle cose, delle ragioni del male, troppo, che aveva invaso, sopraffatto il mio popolo […]” Forse perciò Ursula non si fermava mai. Era sempre in giro, a cercare non sapeva neppure cosa, instancabilmente».  

Questa ricerca si traduce nella necessità di armonia in tutte le sue forme. Proprio di armonia, infatti, parla Ursula nel primo incontro con Lidia: l’avverte dicendole che nella sua bottega entrano solo coloro che sono in sintonia con lei e con quel luogo, appena prima di tirarla a sé e farla ballare.

«”La musica è armonia”, mi disse. “Come il ballo, che è altro modo di interpretare l’armonia”. 

12322910_1155652174502807_3860585995282396204_oCon lo scorrere delle pagine scopriamo, ricordo dopo ricordo, la vita di Ursula, i suoi dolori, i suoi sogni, i suoi amori, la sua vita nel borgo, l’incontro con le donne di Casertavecchia e con artisti di ogni dove, mentre da questi ricordi muovono le riflessioni di Lidia e i suoi ricordi. Il confronto con una personalità come quella di Ursula è impossibile ma proprio da quel confronto nasce il giudizio sul proprio trascorso e costringe lo stesso lettore a fare il conto con la propria voglia di libertà, di autonomia e forza. Lidia, vicino a Ursula, si sente impotente, inadeguata e insufficiente.

Ursula è tutto quello che Lidia avrebbe sempre voluto essere, ma non per quello che  è ma perché Ursula ha imparato ad accettarsi e Lidia, infatti, avverte la pace che vive e trasmette.

Ursula è realmente in armonia con il mondo, è una donna eccezionale, anima culturale del borgo, ci racconta gli incontri con uomini di cultura dello stampo di Dario Fo, è indiscutibile il suo carisma e Lidia ci testimonia che è proprio lei che tira fuori il meglio dalle persone:

«Inconsapevole Ursula: grazie a lei, a distanza di tempo, stavo scoprendo tante cose di me».

14570652_1155756824492342_569310234344052071_oUno dei passaggi che più mi è piaciuto è a pagina 50 dove Ursula prega Lidia ti tornare il prima possibile per continuare a trascrivere i suoi ricordi e lo fa con un’accorata richiesta. Ursula soffre la perdita della sua memoria e di conseguenza la perdita della stessa identità per cui ha lottato tutta la vita.
Ursula sembra vivere attraverso le sue stesse parole e grazie a Lidia che ci trasmette quelle parole Ursula continua a vivere e inseme a lei le sue creazione, la sua arte che ha reso celebre Casertavecchia nel mondo.

Lidia ci racconta questo mondo incredibile che è stata la vita Ursula e ci obbliga a misurarci con un pensiero che predica la necessità di lottare con tutte le proprie energie, con determinazione e anche rabbia per realizzare i sogni.

Lo stile de La casa delle bifore.
La scrittura di Lidia Luberto è una scrittura che testimonia il suo essere cronista e insegnante insieme. Si tratta di una scrittura lenta che si sofferma sulle sensazioni, sui colori per la descrizione dei singoli attimi («Era una bella giornata d’autunno, con l’aria ancora tiepida e i colori accesi»). Le parole di Lidia si soffermano e scandiscono ogni gesto o atteggiamento di Ursula proprio perché questo racconto è un racconto del tempo che passa e lascia i suoi segni sul volto e nel cuore, quel cuore scandagliato da Lidia che attraverso Ursula ritorna a verso se stessa.

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