Le ragazze – Leggere Emma Cline

di Marta Compagnone

«Chi lotta con i mostri
deve guardarsi di non diventare,
così facendo, un mostro.
E se tu scruterai a lungo in un abisso,
anche l’abisso scruterà dentro di te»
Friedrich Nietzsche

Titolo: Le ragazze
Autore: Emma Cline
Editore: Einaudi
Anno: 2016
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Il romanzo della giovanissima autrice americana Emma Cline, Le ragazze (Einaudi, 2016), diventato un caso letterario nel giro di pochissimo tempo, è un’opera che merita pienamente i commenti encomiastici del Washington Post e delle altre voci autoriali della narrativa, americana e non. 003fcaf2A colpire il lettore è la profonda e lucida capacità di analisi dell’autrice esordiente che, con una scrittura ed uno stile consapevoli rappresenta, in maniera caravaggesca, una gioventù con poche luci e molte ombre, i cui protagonisti non subiscono alcun processo di idealizzazione ma sono caratterizzati da una pronunciata vena realistica che ne mette in risalto la vera e a tratti sgradevole essenza.

La storia è tutta costruita su un doppio binario narrativo che solo in apparenza corre in parallelo. Le vicende del presente, infatti, hanno la loro genesi nel passato, e sono raccontate in prima persona dalla protagonista, Evie, che mostra al lettore i suoi due differenti punti di vista: da una parte quello della donna matura; dall’altra, molto più presente, quello della giovane Evie, nel pieno della sua stagione adolescenziale, periodo difficile e conflittuale. La trama, nel complesso, risulta dunque essere maggiormente incentrata sugli eventi che riguardano la giovane, costantemente incompresa da una madre distratta dal fallimento del suo matrimonio e dai tentativi, quasi grotteschi, di riprendersi da quella batosta sentimentale, e inoltre trascurata da un padre poco presente, che affida a rare e sporadiche telefonate la dimostrazione del suo interesse per la figlia.

A dare ritmo alla vicenda è la sapiente commistione di analessi e prolessi su cui si regge l’intreccio narrativo e con cui l’autrice dispiega i fatti secondo un ordine temporale non sequenziale ma obbedendo ai ricordi della protagonista, che anticipa al lettore, a piccole dosi, un fatto di una crudeltà brutale che, se sorbito tutto insieme, in una sola volta, sarebbe potuto risultare troppo forte, a tratti inaccettabile. Non solo. In tal modo getta le basi per raggiungere, nella narrazione dell’efferato crimine, la massima intensità drammatica.

La quattordicenne Evie, col suo grande bisogno di attenzione, vorrebbe imparare a sentirsi interessante per carpire la curiosità di chi la incontra e la guarda ma, fondamentalmente, non riesce a vederla. La sua routine quotidiana, monotona e abitudinaria, viene sconvolta in un giorno d’estate, quella del ’ 69, quando incontra per la prima volta in un parco alcune ragazze, che con i loro sorrisi, le loro chiome lunghe e scomposte, i loro vestiti estivi cortissimi e la loro camminata sciolta la rapiscono. Quel gruppetto incarna, agli occhi della protagonista, tutto quello di cui sente aver bisogno, quasi come se l’averlo incontrato, in quel parco, costituisca la risposta necessaria a levigare la propria, intensa, solitudine. Quel giorno Evie saluta la vecchia se stessa per varcare un confine nuovo, che la introduce in una realtà inedita, costruita attorno alla figura del carismatico Russell, personaggio dal quale sarà poi impossibile staccarsi.

La ragazza, trasferitasi poi in un ranch assieme alle sue coetanee, idealizza quindi quel luogo e la comunità che lo occupa: in particolare, decide di legare il suo destino a quello di Suzanne, scegliendola come modello, desiderando di compiacerla e costringendosi ad accettare quel contesto solo perché è anche il suo.

14290037_1302066266524631_4882045468105279480_oLontano dalla città e dalla sua casa, Evie si imbeve dei concetti di amore universale, di libertà e di uguaglianza caldeggiati da Russell; è iniziata al sesso promiscuo e alle droghe anche più pesanti dell’erba fino a convincersi che, quelle idee e quel modo di vivere, molto spesso fatto di accattonaggio e ruberie, siano la giusta risposta al vecchio mondo che desidera lasciarsi alle spalle. Ma in quella realtà inedita – e quindi proprio per questo estremamente affascinante – Evie coglierà ben presto i primi segni di ciò che poi si svelerà essere assolutamente inaudito.

Il suo giovane pensiero – quando non ottenebrato dalle droghe, da Suzanne, dalle parole di Russell – presenta spesso delle anomalie, vanamente giustificate attraverso una mistificazione dei concetti di amore e di libertà: tale modus cogitandi finisce per degenerare spesso in sregolatezza, eccesso e distruzione, elementi questi che, sovrapposti, porteranno poi alla tragedia, a quel macabro dramma che segnerà il destino degli abitanti del ranch e dell’adolescenza di Evie.

Il crimine efferato in questione produce il crollo di tutta quell’effimera impalcatura ideale degli abitanti del ranch, sottolineando a più riprese tutte le contraddizioni e le ipocrisie dei personaggi in gioco, Russell in particolare: l’uomo che la sua comunità riconosce infatti come un leader indiscusso, un eletto, si rivela in realtà un essere spregevole, narcisista e vendicativo. Consapevole del suo ascendente sulle ragazze, e su Suzanne in particolare, non esita a plagiarle, per spingerle ad assecondarlo in ogni sua volontà, senza possibilità di diniego. Ma Evie, però, non è al ranch per Russell, bensì per tener fede all’implicito patto di fedeltà e amicizia siglato con Suzanne. È con lei che desidera stare ed è sempre con lei che vive le sue esperienze più estreme, perché in quella ragazza dai lunghi capelli neri riesce a scorgere la sua stessa solitudine, che le ha fatte trovare e le ha unite. Suzanne, a suo modo, ricambia l’affetto di Evie anche se, plagiata dal sesso con Russell e dall’uso di droghe pesanti, ben presto si lascia andare completamente alla deriva. Il suo ultimo spiraglio di lucidità lo regala proprio alla sua amica, lasciandola fuori da un disumano disegno criminoso, dal quale lei, invece, non riusce a tornare indietro.

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Emma Cline

L’esordiente Emma Cline si affaccia sul panorama letterario con un’opera prima molto interessante, non solo per lo stile narrativo accattivante e per la sua scrittura matura, iconica ed evocativa, ma anche perché restituisce un ritratto estremamente realistico, seppur a tinte fosche, di una gioventù delicata, fragile e incompresa, esposta ad una società impietosa e giudicatrice, all’interno della quale è difficile persino trovare il sostegno della famiglia, spesso distratta da meccanismi interni che ruotano attorno ad egoismi personali o beghe coniugali.

Una gioventù sola, costretta a scegliersi dei modelli negativi e deleteri che con messaggi fuorvianti di emancipazione dal bigottismo e dai tabù vigenti tendono a sopprimere la pulsante individualità di ciascuno, per condurre verso una pericolosa omologazione, essenzialmente negativa; inoltre, i segnali di insofferenza e di disagio, si manifestano in maniera piuttosto latente fino poi ad assumere forme più vistose, quando la violenza esplode in tutta la sua brutalità.

La forza del romanzo è da ricercare nella capacità dell’autrice di far coesistere nel medesimo personaggio, al contempo, le due nature di carnefice e vittima mostrando, da un lato, la profonda spietatezza e dall’altro una presente e inscalfibile debolezza. Tuttavia, nonostante la mostruosità ascritta a gran parte dei suoi personaggi, la Cline estromette la dimensione della colpa, facendola ricadere su dinamiche esterne, che non possono sfuggire ad un’attenta lettura della storia: nessuno in potenza è un mostro. È il sonno della società che genera mostri.

 

 

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