Ali spezzate – Narrazioni necessarie

di Martino Santillo

«Se l’azione è uno dei modi nuovi di certezza,
l’altro modo è la parola, che, come l’azione,
e diversamente da essa, è ed è sentita,
valida in sé come libertà»
Carlo Levi, 1964

Titolo: Ali spezzate. Annalisa Durante. Morire a Forcella a quattordici anni.
Autore: Paolo Miggiano
Editore: Di Girolamo Editore
Anno: 2015
Qui potete acquistare il testo http://amzn.to/2dzMGQ8

Si tratta di un libro necessario, come lo definisce Andrea Orlando che nella prefazione ci parla di un testo capace di «giungere fino in fondo alla coscienza del lettore» e noi aggiungiamo capace inoltre di ritornare. Siamo sicuri che nessuno potrà rimanere inerte a questo testo. Non è un romanzo, è il racconto necessario di una storia, la storia di Annalisa Durante, che è storia di una città intera, che altro non è che la faccia di una parte d’Italia. Una nazione che non si indigna più, assuefatta alla criminalità. Forcella e Napoli hanno un’esigenza di raccontare, moltissime, infatti, sono le storie che Paolo racconta e che racconterà.

Di cosa ci parla Paolo Miggiano? Ci racconta la storia di una città che conta venticinque bambini e oltre trecento vittime innocenti, vittime della criminalità organizzata. Parla di un luogo dove si muore anche mentre si sta nel proprio appartamento al quarto piano, sul proprio divano a giocare con la Play Station, perché un proiettile, sparato non per te, entra dalla finestra e si ficca nella tua testa.

Questo racconto muove da una storia simbolo, quella di Annalisa Durante: ragazzina di Forcella morta a quattordici anni nel 2004 perché, come scrive Paolo, era al suo esatto posto, sotto casa sua, dove i genitori potevano vederla dalla finestra, mentre stava parlando con le sue amiche, eppure si è ritrovata in mezzo ad una faida criminale.

È una storia di eroi diversi, è una storia di speranza difficile. È la storia Giannino, padre di Annalisa, del giovane parroco Luigi Merola, del giornalista Arnaldo Capezzuto, della preside Fernanda Tucillo e di tante altre persone che lavorano tutti i giorni per il cambiamento. È la storia del quartiere Forcella, è la storia politica e sociale di Napoli. È in conclusione una delle tante storie mancate che scandiscono il nostro tempo. È storia culturale: Paolo mette al centro del suo discorso proprio la mentalità italiana nel rapporto con la violenza criminale.

Il testo prende piede con la descrizione del territorio di Forcella, ne delinea i confini e pone il lettore immediatamente all’interno del cuore della kasbah di Napoli: «A destra e a sinistra, un dedalo di traverse come vico Carbonari, vico della Pace, via San Nicola dei Caserti, via Sant’Agostino alla Zecca, vico Scassacocchi, vico Santa Maria Antesaecula ai Caserti, vico dei Tarallari. Una geografia che è anche la mappa dei troppi morti ammazzati.»

paolo-miggianoLa questione culturale e sociale non è stata introdotta certamente da Miggiano che però ne ricostruisce l’origine nella stessa struttura urbana, nelle decisioni politiche nelle opportunità e condizioni del Secondo dopoguerra, riprendendo poi le parole di Vittorio Paliotti che nel 1970 sosteneva che Forcella necessitasse di una bonifica sociale e Napoli dell’unica cosa capace di cambiare le sorti del suo popolo: il lavoro, purtroppo dagli anni Settanta a oggi non è andata così.

La storia qui sembra essere stata scandita dai morti ammazzati per il controllo del territorio, nelle faide dei clan e soprattutto dei Giuliano, di cui fa parte quel Salvatore che ha ucciso la piccola Annalisa Durante, la nostra eroina dal cui sacrificio non è derivata ricchezza e prosperità, come era per i re eroi del mito greco.

Dalla morte di Annalisa però qualcosa succede e Paolo ci parla di questa immediata voglia di riscatto e di libertà del quartiere che porta la gente ad applaudire a poliziotti, questori e prefetti che si recano a Forcella e ai quali chiedono giustizia e libertà. Eppure ciò che succede a Forcella in quegli anni è difficile da capire. La volontà di cambiamento pervade tutto il quartiere, ma nell’immediato tutti reagiscono scegliendo la maniera che conoscono meglio: la violenza.

Le scena che descrive Miggiano ricordano quei passi di romanzi storici, o di trattati storici inerenti alla fine del XVIII secolo, quando infervorate dallo spirito rivoluzionario masse popolari prendono d’assalto i simboli del potere e qui accade che la violenza del popolo si scaglia contro le abitazioni dei Giuliano e contro l’auto di Salvatore Giuliano il piccolo boss, poco più che maggiorenne, che ha ucciso Annalisa. Dopo questi atti, la volontà di cambiamento, che dapprima riesce a unire l’intero quartiere, poi comincia a sfumare e ben presto si manifesta solo nelle persone del parroco don Luigi Merola, Arnaldo Capezzuto, Giannino Durante e Fernanda Tuccillo direttrice del 34° Circolo didattico.

La reazione della famiglia Durante, alla morte di Annalisa, è complessa e va compresa nella totalità come una risposta non solo personale e affettiva, ma largamente sociale culturale e politica. Oggi, la reazione di Giannino, padre di Annalisa, è la lotta per la legalità e come spesso accade questa lotta viene combattuta con l’arma più forte e più temuta dalla criminalità organizzata: la cultura e in particolare la lettura. Giannino ha dato vita a una biblioteca nel cuore di Forcella ed è propugnatore del book crossing per le strade di Napoli. Come scriviamo spesso su Legenda #Laletturavincesempre e Giannino Durante ha deciso di usare le pagine di migliaia di libri che gli vengono inviati tutti i giorni per continuare a combattere la propria battaglia:

«Sostenere Giannino e la sua biblioteca significa sostenere la vita, sostenere Annalisa e tutti quei bambini che come lei sono stati uccisi dalla criminalità».

Così dice Paolo Siani, Presidente della fondazione Pol.i.s. e fratello di Giancarlo, un altro soldato che usava le parole come armi e sono quelle più pericolose per combattere il mostro di cui parla Paolo Miggiano. La fondazione Pol.i.s. per le vittime innocenti della criminalità ha promosso la pubblicazione del libro, i cui proventi saranno devoluti all’Associazione Annalisa Durante.

Le storie di don Luigi e Arnaldo intorno alla storia di Annalisa sono altresì il racconto di figure speciali che hanno deciso di non arrendersi proprio quando tutto intorno a loro invece ha deciso di farlo. Molto spazio del testo, infatti, è dedicato al racconto delle promesse fatte ma mai mantenute, delle attività di facciata, dei proclami che promettevano una Forcella nuova.

Dove è la Napoli bene? Dove è l’economia? Dove è lo Stato rispetto a quanto Miggiano ci racconta? Lo vediamo benissimo, proprio lì dove Miggiano scrive come nell’aula della classe di Annalisa si piangesse mentre nell’aula del Parlamento, durante la relazione sui fatti di Forcella, non ci fosse quasi nessuno. Ancora, lo Stato è nel ritardo di quattro mesi con cui arriva la delibera per lo stanziamento di ottomila euro per le necessità della famiglia di Annalisa, ancora è nello stupore di chi amministra Napoli. Lo Stato è ancora lì che promette, oggi, a Giannino un lavoro che non arriva e così rischiamo di perdere chi combatte, chi conosce il sacrificio per la propria famiglia, per la propria casa (la casa di Giannino Durante, dopo la morte della figlia, è stata incendiata, la moglie riceve constanti minacce).

Miggiano evidenzia e mette in luce tantissime questioni relative alla gestione di Forcella ma anche alla gestione della lotta per la legalità, soffermandosi e guidando la nostra indignazione contro coloro che della lotta per la legalità si riempiono la bocca.

Uno dei passaggi che mi è piaciuto di più è a pagina 128 dove leggiamo:

«Annalisa non è morta, ma è stata uccisa e, per lei, come per Alceste, giovane moglie di Admeto il re di Fere in Tessaglia, che sceglie di morire al suo posto, non c’è un moderno Eracle che la vada a prendere nei ripidi precipizi dell’Ade, per riportarla nel mondo dei vivi. Ora la porta del mondo si è chiusa dietro alle spalle di Annalisa e noi possiamo provare ad aprire solo quella della memoria.»

Il sacrificio è già avvenuto, è un evento passato, trascorso e che non tornerà più, ma al passato non deve appartenere il significato di quel sacrificio e la memoria che invoca Miggiano è proprio l’atto di richiamare costantemente quello che è successo per proiettare nel futuro l’immagine di Annalisa. Ricordare per agire.

Ho riportato come la scrittura di Miggiano si apra con una descrizione fisica della rete stradale di Forcella, del suo degrado urbano, con questa torna a chiudere il suo libro soffermandosi sulla ricomparsa del degrado e di quei simboli urbani che mostrano il possesso criminale del territorio: paletti e muretti abusivi con la funzione di bloccare il passaggio alle auto di polizia.

Cosa resta allora a Forcella in pegno dell’anima di Annalisa Durante? Lascio che siate voi a scoprirlo, perché qualcosa è rimasto ed è ancora vivo nelle storie degli uomini e delle donne che ancora combattono per Forcella, anche sei intorno non hanno altro che deserto:

«Se la camorra la guardi da qui, da questo dedalo di vicoli senza luce e senza aria – dove sono ricomparsi paletti abusivi per scongiurare i pericoli delle autobombe e dove è imposto di camminare a piedi – capisci che ora è l’anarchia l’elemento dominante»

Vi invito a leggere da soli, in profonda intimità il diario di Annalisa.

Inoltre va segnalata la lista delle vittime della criminalità organizzata, di cui non solo si fanno i nomi ma di cui si racconta brevemente la storia. Sono quelle le pagine più forti del testo perché parlare di migliaia di morti è un conto, leggerne i nomi è tutt’altra storia.  I nomi picchiettano nella mente del lettore. Dare un nome a ogni numero è la nuova sfida!

Qui potete trovare informazioni sulle attività dello Spazio Comunale di Piazza Forcella è una struttura policulturale dedicata alla memoria di Annalisa Durante. 


Lo stile di Ali spezzate.
Stilisticamente il testo si rifà a quella schiera messa in evidenza da subito, quando si parla della scuola da giornalista praticata e insegnata da Arnaldo Capezzuto: il giornalismo di «mestiere, stile e narrazioni asciutte, precisione di fonti». Così è la scrittura di Paolo Miggiano, priva di orpelli o di dilatazioni retoriche, è un andare dritti al fatto, al personaggio, al racconto. Spesso la parola viene concessa alle fonti, ai verbali, agli articoli di giornale. Ci sono passaggi che cedono all’invenzione dello scrittore ma si tratta solo di quei momenti in cui Paolo immagina i volti e l’animo degli uomini, delle donne e dei bambini di cui ci racconta.
In altri momenti invece Paolo riproduce il suono e l’aspetto dei vicoli di Forcella, come nei passaggi dove viene descritto il caos e l’intreccio di uomini, veicoli, oggetti che animano il quartiere: «Il disordine urbano sembra essere la normalità con i motorini contro mano, le auto parcheggiate là dove le mercanzie dei negozi e dei venditori ambulanti dediti al commercio di capi di abbigliamento griffati, calzature e articoli di pelletteria, con loghi e marchi chiaramente contraffatti, lasciano libero uno spazio sul marciapiede».
Così la sua sintassi si fa più intrecciata e complicata. Altre volte la sua scrittura diventa veloce e concitata, compaiono molti verbi e nel lettore si delineano esattamente le scene che Paolo sta raccontando, come nel tragico momento della morte di Annalisa. Altre volte in cui vengono riportati detti e modi di dire popolari che riproducono appieno non solo il suono di un popolo ma anche la sua mentalità, perché è di questa che ci parla Miggiano sostanzialmente.

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