Una storia vera – Legenda Cinematografica

di Giuseppe Cangiano

locandinaAmanti del Cinema di Legenda, ben ritrovati! Fra i maggiori cineasti di sempre si colloca ad ali spiegate David Lynch: la regia americana si è il più delle volte distinta per le opere metafisiche convergenti in stati pesanti, e non usuali, del sogno e della nevrosi… Come capita un po’ nella vita di ognuno, prima o poi però, bisogna avere il coraggio di mostrare, nelle attitudini, nel proprio modus operandi, qualche segno di novità. Una storia vera (1999) è appunto la buona novella di Lynch, che mette in stand by i suoi veri e usuali progetti contenutistici per offrire una vicenda del tutto diversa che, dopotutto, prende spunti da una storia realmente verificatasi. Il titolo dunque sembra già da sé parlare molto chiaro: Una storia vera è la fotografia reale di un uomo (un settantenne) che si imbatte in un viaggio alquanto bizzarro, con un obiettivo piuttosto paradossale, raggiungere suo fratello percorrendo quattrocento chilometri a bordo di un tagliaerba. Il disegno concepito inizialmente nella sceneggiatura e realizzato in seguito appare, dunque, assai improbabile. Una storia vera reca nel suo ventre la regola (e il dovere) di impressionare e cercare, a più riprese, di stordire e commuovere il pubblico. L’impalcatura del lungometraggio poggia sulle basi (non troppo solide) dell’on the road movie, fra pregi e complicazioni: tanti infatti sono i registi che hanno confezionato prodotti di siffatta caratura ma non sempre i risultati sono stati chiari ed eclatanti. Anche con questo Lynch, purtroppo, gli esiti conclusivi del prodotto del 1999 non saranno acuti e meravigliosi. La pellicola soffre, in effetti, di una serie opprimente di lungaggini e di ripetitività. Le sequenze si susseguono, quasi sempre, in una reiterazione del già mostrato piuttosto imbarazzante; i ritmi poi sono decisamente troppo bassi e lo spettatore è messo, anche per questo, a durissima prova. Certamente il film vuole lanciare un messaggio, legato prettamente allo scorrere incessante della vita, che dovrebbe essere vissuta nel nome di alcuni veri ideali cercando, per quanto sia possibile, di accantonare ogni superficialità e di seguire il cuore, godendosi ogni attimo.

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Un fotogramma del film

Lynch però, pur avendo ridefinito l’intreccio in modo a tratti anche interessante, decide di restare a più riprese impassibile, senza alcuno slancio narrativo o passionale, nel nome di una lentezza forzata capace di esaltare (in ben pochi momenti) personaggi ed eventi per poi sfiancare inesorabilmente lo spettatore. Fra le maggiori positività la musica di Angelo Badalamenti e Richard Farnsworth in una prova di sostanza. Non convince assolutamente la sceneggiatura e, i confronti fra i personaggi, seppur invitanti, sono figli di uno schema fin troppo telefonato e metodico. Una storia vera si palesa insomma quale film che può anche piacere, ma fino ad un certo punto. Visione consigliata per non più di una volta nella vita.

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