La giustizia secondo Death Note

di Gabriele Roberti

Tra il 2003 e il 2006 il settimanale Weekly Shonen Jump pubblicò Death Note, opera dal genere fantasy-thriller scritta e disegnata dal duo Tsugumi Ohba e Takeshi Obata.
L’opera in questione ebbe un grande successo diventando un vero e proprio caso mediatico grazie ad una trama ben strutturata e al fatto che affrontasse un tema di enorme interesse per la società: la pena capitale.

Death Note, infatti, narra la storia del giovane studente Light Yagami e del ritrovamento di un Quaderno della Morte. Questo quaderno offre la possibilità, a chi lo possiede, di uccidere una persona scrivendone semplicemente il nome e il cognome, senza lasciare alcuna traccia.
Il giovane Light, desideroso di rendere il mondo un posto migliore, decide di servirsi di tale arma per eliminare coloro che, secondo lui, risultano dannosi e pericolosi per il genere umano.

Si parte con l’uccisione di semplici criminali fino ai personaggi più pericolosi in circolazione, con tutto il Giappone e il resto del mondo a domandarsi cosa o chi ci sia dietro questa giustizia estrema.
Il protagonista, svestito dalla classica veste di eroe buono, si fa carico quindi di una nobile causa, ma con mezzi e azioni non certo tipici dei più comuni supereroi.
E come ogni grande potere anche quello del Quaderno della Morte finirà con il corrompere il giovane Light, voglioso di diventare il nuovo dio di quel mondo da lui sognato, eliminando ogni individuo che non rispetti o condivida le sue azioni.

Il mondo di Death Note si spacca quindi in due schieramenti: i seguaci di Kira (pseudonimo di Yagami) e di coloro che reputano questa giustizia estrema come un atto criminale. La popolazione se da un lato inizia a sentirsi più al sicuro, dall’altro inizia a farsi domande sull’illegittimità del potere di Kira che in poco tempo si ritroverà a governare un mondo più grande di lui.
Ecco, la paura di essere giudicati. Il duo Ohba-Obata gioca proprio su questo, portando nel manga la questione della pena capitale e la paura da parte dei criminali di essere giustiziati per i crimini commessi: è giusto uccidere chi nuoce, o dargli una seconda possibilità, con tutti i rischi che questo comporta?

Il dibattito sulla pena di morte va avanti da secoli e gli autori, senza mai schierarsi pro o contro, cercano di illustrare il loro pensiero su cosa potrebbe accadere se avessimo la possibilità di decidere tra la vita e la morte sul genere umano.
Il ritmo incalzante, l’azione continua e i numerosi colpi di scena elevano Death Note ad un livello sopra la media nel mondo della narrazione grafica. I disegni curati, realistici e l’atmosfera a tratti gotica avvolgono il lettore come poche opere, mentre il tema trattato innesca un processo interno su cosa sia giusto e sbagliato e fino a quanto possiamo spingerci nel giudicare il prossimo.

Le reazioni e le emozioni di ogni personaggio principale e non, vengono narrate con grande cura dagli autori, trasmettendo direttamente al lettore tutti i quesiti che i protagonisti si porranno durante il lungo arco narrativo dell’opera.
E alla fine del lungo viaggio di Yagami, quando tutti gli intrighi saranno svelati e l’ultimo uomo ucciso, non faremo che chiederci: ed io, con un potere del genere, cosa avrei fatto?

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