French connection – Legenda Cinematografica

di Giuseppe Cangiano

50952Amici amanti del Cinema, bentrovati ancora una volta qui sulla nostra rubrica! Costruita intorno a vicende criminose, quella di Cédric Jimenez è una produzione inquadrata in uno specifico periodo storico e in un luogo geografico ben determinato: siamo infatti nel periodo a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta del Novecento e la location è Marsiglia, città in cui prevale un altissimo tasso di criminalità e una smisurata diffusione di droga, illeciti e perversione. Nasce dunque da basi piuttosto granitiche French connection, datato 2014, lungometraggio che già dal titolo richiama esplicitamente all’intricata rete di scambi illegali costruita nel tempo tra francesi e americani, appunto quella ‘connessione’ criminale su cui è poi costruito l’intreccio del prodotto cinematografico. Le prerogative dell’opera filmica, ai nostri occhi, ci sembrano nette e briose. Il gangster movie rientra, da sempre, tra i generi più adatti ad essere raccontati e almanaccati, poiché presenta un ventaglio di personaggi principali e antagonisti, di situazioni tipiche e di evoluzioni tali da scatenare facilmente l’interesse del pubblico e, di conseguenza, quel necessario trasporto emotivo in relazione a quanto è raccontato. Jimenez fa subito centro per quanto concerne i contenuti. Il film si destreggia attraverso un’esposizione scenica di pregevole fattura; sono richiamate in modo più che soddisfacente le atmosfere (e le location) di un tempo che più non è. Valente e decisamente interessante la chiave di lettura generale del film: lo stato corrotto a servizio della stessa criminalità imperante e incontrastata. French connection risulta essere dunque un film assolutamente godibile anche grazie al buon lavoro della regia che ha ben saputo coordinare nel tempo giusto e nelle giuste modalità tutte le pedine sulla scacchiera. Certo, alcune scelte restano discutibili, quale quella di optare per una coppia di attori – tra l’altro portanti nell’economia dell’intreccio – dal look e dagli atteggiamenti identici: a causa di ciò la confusione per lo spettatore diventa inesorabilmente tangibile e il rischio di un’inutile sovrapposizione dei vari interpreti e dei loro corrispettivi ruoli resta sempre dietro l’angolo. Lo spettatore è dunque portato a confondersi più volte, senza una motivazione logica, tra il giudice e il gangster suo antagonista: criticamente, non ci si può non chiedere il perché di una tale, quanto mai disastrosa, scelta della regia. Il giudizio finale, giocoforza, ne risente e l’aumento del senso di frustrazione in relazione alla comprensione della trama ne rappresenta la prova tangibile. Nonostante un errore tecnico di non poco conto, la storia e la sceneggiatura di French connection dimostrano però una buona forza propulsiva e permettono soprattutto che il film acquisti una fluidità e un ritmo serrato fin dalle prime battute.

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I due protagonisti del film

Un’ulteriore bacchettata giunge poi a squassare la scarsa profondità dei personaggi: la caratterizzazione minima dei punti di vista che si susseguono volta per volta reca spesso la sensazione di assistere ad un racconto o ad una cronaca, poche volte enfatizzata a dovere, poche volte geniale. Quei rari tentativi attraverso cui la regia cerca di uscire da se stessa per spingersi un po’ più al di là di quanto rappresentato non convincono proprio del tutto; anzi, questa audacia narrativa innesca esattamente l’effetto contrario. A conti fatti, però, in un gioco di aggiunte e privazioni, questo French connection vale indubbiamente la visione, specie per il suo finale duro e triste.

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