A gang story – Legenda Cinematografica

di Giuseppe Cangiano

locandina

La locandina originale del film

Cari amanti del Cinema, si rinnova il nostra appuntamento settimanale qui su Legenda Letteraria! Strana e affascinante la storia di cui è protagonista Olivier Marchal, regista dal passato anomalo (per un artista): non tutti sanno che Marchal, prima di avvicinarsi al mondo della cinematografia, è stato un poliziotto. Chi meglio di lui risulterebbe quindi adatto a illustrare faccende criminose? Tra i nomi nel panorama attuale del cinema europeo, infatti, quello del regista francese spicca tra i pochi che meritano maggiore interesse; pur non avendo poi prodotto tantissimo, i suoi film sono sempre dei grandi lavori. Alla base di questo lungometraggio in particolare vi è l’idea di fondere più generi, in un tentativo di commistione davvero riuscito: il poliziesco si unisce al noir, per dare vita ad un ibrido eccezionalmente gradevole, il polar. Anche se, a nostro giudizio, Marchal è al di là di questo genere o, perlomeno, rappresenta il motore immobile di una vera e propria evoluzione, più rapida e roboante, dello stesso. A gang story, datato 2011, è la produzione (tra le altre cose, l’ultima della regia a livello temporale) di cui intendiamo occuparci quest’oggi. Il banchetto narrativo preparato da Marchal è abbastanza abbondante e allo stesso tempo soddisfacente: sullo schermo si susseguono le vicende criminali di alcuni personaggi francesi degli anni ’60 del Novecento, i ‘Lionesi’, violenti e pericolosi, protagonisti di un numero smodato di sanguinose rapine. Rispetto a 36 Quai des Orfèvres (2004) e a L’ultima missione (2008), prove precedenti di Marchal, A gang story, risulta certamente inferiore; tuttavia, vale certamente la visione. Traspare in questo prodotto, insomma, la solita innata maestria registica di Marchal, nel nome della quale l’interesse non può non salire rapidamente. La storia e tutti i protagonisti riescono ad ammaliare fin da subito. Convincono anche il montaggio e l’intreccio narrativo che, con abbondanti dosi di flashback e flashforward, risulta essere davvero stratificato e godibile. Forse, tutta la ricchezza offerta allo spettatore, a nostro giudizio, avrebbe decisamente meritato un po’ più di tempo per essere raccontata e, su un piano diverso, la narrazione avrebbe necessitato di un meccanismo indagatore introspettivo-psicologico molto più raffinato rispetto a quello presentato. Racchiudere la storia in una cornice cronologica di un centinaio di minuti appare davvero troppo poco.

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La banda dei ‘Lionesi’

Fanno scuola, per la tipologia di pellicola di tale genere, la trilogia de Il Padrino (Francis Ford Coppola, 1972-1990) oppure quel C’era una volta in America (Sergio Leone, 1984), lungometraggi dal minutaggio quasi esagerato ma assolutamente necessario allo spettatore per affezionarsi ai personaggi e comprenderne tutte le sfumature. Siamo convinti che allungare la produzione di A gang story avrebbe potuto essere certamente una grande mossa. Questa nostra piccola critica/analisi, comunque, non frena le grandi pretese e la formidabile riuscita di un film che mostra violenza e criminalità con un equilibrio sorprendente. Altro grande film targato Olivier Marchal, assolutamente da vedere.

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