Solamente nero – Legenda Cinematografica

di Giuseppe Cangiano

Cari amici di Legenda, è di nuovo domenica e noi oggi vogliamo parlarvi di un caso colmo di curiosità, nella storia del genere thriller, che spopolava in Italia negli anni passati, legato alla figura di Antonio Bido.
Di questo regista rammentiamo, ai nostri giorni, soltanto due delle sue produzioni, delle quali Solamente nero è la seconda e ultima: siamo nel 1978.
Il rammarico qui abbonda, ahimè. La regia in considerazione per stile si avvicina terribilmente a quello magnifica di Argento. Imbattendosi con la produzione di Antonio Bido la mente rievoca, subito, qualcosa di Dario Argento, ci sono le scenografie e soprattutto gli arrangiamenti musicali di ottima fattura, sulla scia melodica, spettacolare e tipica dei Goblin.

Solamente nero possiede una storia di sicuro coinvolgimento; la regia italiana nel frangente riesce, senza troppe difficoltà, a mostrare un intreccio degno dei migliori film del genere italiano. Il tutto è sorretto da una sceneggiatura abile che lascia ben poco campo ad eventuali critiche.
Come con Il gatto dagli occhi di Giada (sempre di Bido, del 1977), la lavorazione di Solamente nero è stata portata avanti con caparbietà. Non si registrano forzature madornali e Bido riesce, più di una volta, a nascondere i segreti delle uccisioni e quindi l’identità del killer sarà per tutta la proiezione stretta nel nome di un’enigmaticità oscura.

Secondo noi, lo spettatore quando si appresta a vedere un thriller più che a dannarsi l’anima per scoprire il killer dovrebbe godersi la cosa, insomma dovrebbe affidarsi al regista e quindi vedere la scena e l’intreccio intesi nel senso di totalità.
Comunque, se il nostro consiglio non dovesse essere ascoltato, rimarrà assolutamente improbabile riuscire a godere di questa regia che risulta essere impeccabile e a suo modo originale.

il regista Antonio Bido, cliccando sull’immagine leggerete una sua intervista sul blog CINEMADEGENERE

Solamente nero mantiene per tutta la sua durata un interesse vivo e un ritmo incalzante; non viene meno praticamente nulla; tensione e palpitazioni si alternano senza dilemmi, con costanza. Da ricordare, ulteriormente, almeno un paio di sequenze azzardate (alcune di carattere religioso) ove l’etica è messa da parte: regia audace. Non smette di salire in cattedra Bido che attraverso un gioco di inquadrature non banali edifica maggiormente l’alone già avviato alla corte della paura e del mistero.
Gli omicidi sono ben congeniati e l’acme, di una violenza rara, è raggiunto nell’omicidio del camino. Gli amanti di questa estrazione cinematografica (thriller e giallo) faranno fatica a trovare qualcosa di più cruento.
Convince poi un bellissimo finale, ovviamente fatale per la spiegazione dei fatti, ove lo spettatore assiste ad una chiusura filmica macabra e cinica. L’ultima scena si attacca direttamente ai titoli di coda con una musica tosta e perfettamente intonata alle pretese e alle contestualità del prodotto.

Antonio Bido. Cliccate sull’immagine per andare al sito personale del regista.

L’editoriale
La rabbia di chi si occupa di Cinema al cospetto di Antonio Bido diventa pesante, accecata.
Tanti registi di dubbia fama, di non accertata bravura, hanno lavorato per anni seguendo e scopiazzando gli esempi del thriller dettati da Argento; Bido ha iniziato un percorso ma ha registrato un inopportuno stop.
Non entriamo nel merito, non conosciamo le storie personali che vanno al di la di ogni cosa, ma artisticamente parlando produzioni cinematografiche come Solamente nero e Il gatto dagli occhi di Giada chiedevano, spiritualmente, un continuum.
Ecco, questo è uno dei grandi rammarichi che il conoscitore del thriller porterà con sé. Se avesse continuato Bido, ad oggi, parleremmo di una regia ai livelli di quelle più rinomate in Italia. Storia e confezione tecnica al servizio di un qualcosa visto poche volte. Troppe poche volte…

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