La grande scommessa – Legenda Cinematografica

di Giuseppe Cangiano

52899Cari amanti della Settima Arte, ben ritrovati qui nel nostro spazio comune e di riflessione sul Cinema! La grande scommessa, lungometraggio del 2015 di produzione americana, firmato da Adam McKay (e liberamente ispirato al libro di Michael Lewis, The Big Short), è senza dubbio un esperimento interessante, incentrato su aspetti piuttosto lontani dallo spettatore medio, dato che tutte le tematiche restano inesorabilmente cristallizzate in un calderone di giochi in borsa falliti e di audaci scommesse finanziarie. La grande scommessa rappresenta dunque la fotografia della crisi americana, scaturita a seguito di quell’irregolare e mal pilotato business immobiliare (made in U.S.A. e poi allargatosi tristemente a macchia d’olio in tutto il mondo occidentale) che esplose drasticamente nel 2008, con ripercussioni fin da subito tragiche e ampie. Per raccontare questa storia e porla in essere come meglio non si sarebbe potuto, McKay si serve di un cast molto importante: tra i protagonisti troviamo infatti stelle di assoluta caratura quali Brad Pitt e Christian Bale. A ciò si aggiunge il fine apparato tecnico, seguito poi da un pregevole lavoro di camera e di musiche, elementi questi capaci di rendere il prodotto ancora più appetibile. Tuttavia, è nel raccontare i fatti, nello sdipanarsi dell’intreccio, che appare fin da subito qualche piccola/grande falla per l’intero sistema:  La grande scommessa si prefigge lo scopo (non facile) di condurre lo spettatore nei meandri di un mondo tecnico e molto sofisticato, quale quello dell’alta finanza. Attraverso degli escamotage, divertenti e sopra le righe, il regista cerca, varie volte, di semplificare di molto i concetti proposti. Ma non sempre la cosa riesce. Davanti agli occhi dello spettatore profano (e stiamo parlando certamente di una più che corposa fetta di pubblico) le nozioni sono buttate in circolo con una violenza veloce, nel nome di un ritmo rampante. Accade quindi che lo spettatore segua quasi per inerzia il tutto, cercando di cogliere il significante, ma non il significato. Il compito di raccordo tra questi due elementi dovrebbe essere affidato, di norma, alla sceneggiatura: nel tentativo di narrare dei processi macchinosi (e senza dubbio pesanti) dovrebbero essere i personaggi e le situazioni a far sterzare positivamente il prodotto cinematografico.

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Un fotogramma del film, con uno spossato Brad Pitt

Bene, in relazione a questo caso specifico, la cosa purtroppo non avviene affatto; i personaggi vivono in una omologata personalità e chi cerca di andar sempre sopra le righe è poi il primo a non piacere. Non ci piace, ad esempio, il ruolo ritagliato per Bale, personaggio eclissato e quanto mai fittizio, tenebroso e spossato, che rappresenta un’icona fin troppo distante da ogni tentativo di empatia, e che è da bollare senza dubbio quale scelta discutibile. Non convince nemmeno il ruolo affidato all’altro grande cavaliere ingaggiato per questa ideale battaglia del grande schermo, ovvero Brad Pitt. Quello dell’attore ci appare quasi un cammeo; poca voce in capitolo per un altro personaggio decadente e lontano da una vitalità almeno umana. Cosa rimane, quindi, a conti fatti de La grande scommessa? Certamente ben poco. Dopo la visione, il prodotto è classificabile quale mero esercizio stilistico, a posteriori troppo pesante da guardare e da digerire. Le uniche note positive riguardano, come detto prima, ciò che ha a che fare con il versante tecnico, ma è davvero un po’ poco per un film comunque megalomane e di difficile lettura.

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