Steve Jobs – Legenda Cinematografica

di Giuseppe Cangiano

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La locandina originale

Cari amici di Legenda Letteraria, ben ritrovati qui sulla nostra rubrica! Nel panorama cinematografico contemporaneo, quella di Danny Boyle non certo è una firma banale: questo brillante regista (e produttore) inglese ha realizzato nel tempo diversi film dall’intento variegato, spaziando fra più generi e dimostrando, a più riprese, di essere una regia concreta, che sa il fatto suo. Steve Jobs, prodotto del 2015, va a riconfermare il tutto: si tratta di un lungometraggio che riprende la vita di un uomo potente e a suo modo geniale. I presunti timori iniziali da parte del critico che vi si approccia – ossia quelli di assistere ad una lineare e metodica biografia – sono poi smentiti in un lasso di tempo piuttosto breve. Steve Jobs, in effetti, non segue analiticamente la storia e i successi del personaggio ma esalta, anche smodatamente, gli episodi più importanti della carriera di quest’uomo: prende dunque forma una produzione sorprendente che gioca (e si compiace) attraverso un meccanismo particolare, ben rodato, che magistralmente si cela tutto dietro le quinte. È qui che si consumano la grandezza e la finezza, ma anche la spettacolarità, di questo film. Le manovre vincenti, oltre all’ottimo e ben calibrato lavoro tecnico, vivono in una sceneggiatura avvincente nella quale, attraverso i dialoghi (taglienti e spietati), i personaggi e il ritmo della pellicola diventano quasi accessori secondari alle necessità del pubblico spettatore. Steve Jobs prende dunque un po’ tutti per mano, passando da chi ama il mondo della tecnologia a chi è semplicemente un curioso o un profano, in relazione a quanto è raccontato. L’unica nota stonata, forse, riguarda il ductus, cioè l’andamento conferito dalla sceneggiatura a tutta la pellicola, che inesorabilmente (per scelta registica) mira a enfatizzare forzatamente quei benedetti/maledetti minuti che precedono l’inaugurazione del prodotto in sala.

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Un fotogramma del film

Tuttavia, il Cinema vive di tali artifici e poggia soavemente sulla finzione, o perlomeno, su quello che si potrebbe definire come processo enfatico: pertanto queste potenziali forzature sono, sostanzialmente, soggettive, e tutto dipende da come ogni singolo spettatore decide di porsi rispetto alla storia costruita, all’uomo osannato e alle vicende narrate. A nostro avviso però, Steve Jobs è certamente meritevole di un giudizio più che positivo; inoltre il cast attoriale (in cui spiccano per prova e caratura Michael Fassbender e Kate Winslet) nonché il contesto spettacoloso rappresentano un ulteriore, importante, lasciapassare alla visione.

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