GTO – La società giapponese vista da un teppista

di Gabriele Roberti

Il Giappone è una macchina quasi perfetta, dove ogni singolo individuo è alla continua ricerca di un ruolo specifico, realizzandosi già durante il percorso scolastico. La società corre infatti su dei binari ben designati, con pochissime fermate e senza alcuna deviazione, proprio come i moderni treni ultraveloci che attraversano il Sol Levante.

Ogni tanto, da questo “conformismo”, si fa spazio qualche ribelle, pronto a scatenare il panico nella perfetta e noiosa routine giornaliera.
E Great Teacher Onizuka è proprio questo: la storia di un semplice teppista, immaturo e con un passato degno di un criminale, che cercherà di farsi largo tra i coetanei del suo paese per realizzarsi e sentirsi parte di un qualcosa più importante di lui.

Toru Fujisawa, autore che ha sempre avuto un forte interesse nella rappresentazione del suo paese e dei suoi problemi attraverso le sue opere, narra le avventure di Eikichi Onizuka in una saga divisa in due blocchi, partendo da quel Shonan Juinai Gumi tanto caro ai giovani teppisti nipponici, fino a GTO in cui il buon Onizuka, ormai 22enne e in piena fase realizzativa, scoprirà la vocazione per la scuola e l’insegnamento (in verità più per le giovani studentesse che per i libri di testo).

GTO si concentra così soprattutto sull’educazione e sulle problematiche del sistema scolastico nipponico troppo duro, quadrato e spietato con le giovani menti giapponesi. La creatività, l’uscire dagli schemi e la personalità marcata non sono infatti dogmi molto tollerati, portando spesso i giovani più problematici in profonde crisi depressive e senso di inutilità.
Onizuka sin da subito è chiaramente contro il sistema imposto dalla società: il capello biondo, i piercing, il passato da teppista nella più temuta banda di Shonan, i famigerati Oni-Baku, e il suo arrangiarsi lo rendono l’anti giapponese per eccellenza.

Nonostante questo, però, il cafone biondo si ritroverà ad insegnare nella classe più problematica di un prestigioso istituto privato, il Seirin, facendo direttamente i conti con i numerosi casi di violenza, abbandono, bullismo e corruzione nell’istituto.

Combattere il male con il male. È questa l’idea che Fujisawa cerca di trasmettere. E per far fronte ai numerosi problemi degli studenti, viene schierato in prima linea qualcuno che quei problemi li ha vissuti, creati e di cui ne fa vanto, perché per quanto possa essere buio il suo passato, il neo-professore non si vergognerà mai di nulla.
Onizuka, sin dalle sue prime apparizioni, risulta subito sfacciato, menefreghista e a tratti violento, senza mai però nascondere le sue insicurezze per il futuro e le sue paure nel deludere chi gli sta accanto, e si impegnerà, a suo modo, nel trovare la giusta strada che lo farà diventare un uomo realizzato professionalmente o, come spesso scriverà Fujisawa, il miglior insegnante di tutto il Giappone.
Questa ricerca lo porterà dietro una cattedra, in una classe che in un primo momento respingerà ogni suo insegnamento, ma quando gli studenti si accorgeranno di avere di fronte non il classico professore, ma un adulto mai uscito dall’adolescenza con un passato fatto di scazzottate, gare di moto e riviste porno, si creerà un legame profondo che porterà ogni singolo ragazzo a chiedere aiuto allo stesso Onizuka ogni volta che ne avranno bisogno.

Violenze domestiche, assenteismo, bullismo e problematiche economiche vengono raccontate da Fujisawa con molta scioltezza e, in molti casi, con molta ironia sfociando spesso in una comicità demenziale.
Durante tutto l’arco narrativo (composto da 13 volumi) vi è una critica continua ai modi del sistema giapponese nell’affrontare i vari problemi degli studenti, dei genitori e degli insegnanti facendo dell’intera opera una sorta di denuncia contro l’amministrazione pubblica e le menti rigide che formano la società nipponica.
Ad Onizuka il duro compito di portare il Giappone un gradino più in alto tra una lezione di storia e una scazzotata, sperando ovviamente di non finire nei guai.

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