Legenda d’Autore – Speciale Kurt Cobain

di Francesca Maria Miraglia

I would rather be hated for i am than loved for who i am not
Kurt Cobain
(Vorrei piuttosto essere odiato per chi sono che essere amato per ciò che non sono)

Cari lettori e lettrici, bentornati su Legenda d’Autore! Lo scorso 5 aprile è ricorso l’anniversario della morte di Kurt Cobain e, a questo proposito, colgo l’occasione di poter trattare di musica internazionale e, nella fattispecie, degli indimenticabili Nirvana.
La fortissima personalità di Cobain, lampante dal suo Diario, nel quale sono riversate le inquietudini che Kurt ha sempre cercato di trasmettere con voce e chitarra, ha indubbiamente trasmesso un background grunge molto forte a tutto lo scenario musicale successivo.

La canzone che oggi prenderò in esame è Polly: tratta dall’album Nevermind, sesto lavoro del gruppo, pubblicato nel 1991, ha avuto una genesi molto contorta tanto che, dalle intenzioni iniziali dei produttori, non avrebbe dovuto essere inserita in questo album ma in Bleach, datato 1989, manifesto d’esordio del gruppo.

In questa canzone Kurt gioca su una dualità molto forte, relativa al nome Polly:
1. l’autore vuole alludere al suo pappagallo oppure, etimologicamente, fare leva sul gioco di parole tra cracker e to crack = spaccare o ancora semplicemente riprodurre l’onomatopea prodotta dall’uccello);
2. l’autore decide di raccontare una storia alquanto scomoda e forte, affibbiando il nome Polly ad una ragazzina avente tra i 12 ed i 14 anni e vittima di uno stupro. Sono circolate più testimonianze su tale storia: si narra che la ragazzina, dopo aver assistito ad un concerto punk rock, sia stata rapita da un pedofilo, e dopo aver provato un certo piacere nel ricevere le torture dell’uomo sia riuscita però a scappare in un autogrill; altre versioni raccontano che un maniaco di nome Gerald Arthur Friend avesse rapito la ragazza e il fratello mentre facevano l’autostop. Dopo aver ricevuto crudeli torture, la ragazzina sarebbe poi riuscita a scappare nuotando in un fiume e trovando soccorso in un motociclista, dopo di che pare che il maniaco sia stato preso e condannato.

Kurt decide di raccontare questa storia forte perché vuole trasmettere non solo la violenza subita ma cerca di far emergere le conseguenze psicologiche della violenza sulla personalità.

Si parte dunque con la consueta analisi del testo:

Polly wants a cracker
I think I should get off of her first
I think she wants some water
to put out the blow torch. 

TRADUZIONE:
Polly vuole un cracker
Penso che dovrebbe scendere lei per prima
Io penso che voglia un po’ di acqua
Per spegnere la fiamma ossidrica.

In questa prima strofa c’è il richiamo a questo piccolo pappagallo, che ha bisogno di appagare i propri bisogni. Si può comunque desumere che il fuoco, l’acqua e il pappagallo saranno tutte figure dell’allegoria – ovvero il significato che va oltre il senso letterale del testo – che l’autore utilizza per raccontare con delicatezza questa storia forte.

Nella seconda strofa emerge un cambio di prospettiva non indifferente:

It isn’t me
we have some seed.
Let me clip
your dirty wings.
Let me take a ride,
don’t hurt yourself.
I want some help
to help myself.
I’ve got some rope
you have been told
I promise you
I have been true
Let me take a ride,
don’t hurt yourself.
I want some help,
to help myself.

TRADUZIONE
Non sono io
Abbiamo bisogno di qualche seme.
Lasciami tagliare
Le tue sporche ali
Io voglio un po’ di aiuto
Per aiutare me stesso.
Ho un po’ di corda
Ti è stato raccontato
Io ti ho promesso
Che sarei stato sincero
Lasciami fare un giro
Non farti del male
Io voglio un po’ di aiuto
Per aiutare me stesso.

In questa strofa emerge una nuova ‘scena’, nella quale il pappagallo (sempre sotto forma di allegoria) ha bisogno di appagare i suoi bisogni ma è interrotto da un qualcuno che vuole cercare di fargli del male tagliandogli le ali. Qui si allude alla violenza del maniaco nei confronti della ragazza, per cui attraverso le figure raccontate si cerca di celare il più possibile la storia originaria, ma se ne accentuano gli aspetti emotivi. Utilizzando, infatti, l’uccellino, che ha dei bisogni naturali, come vittima dell’uomo si amplifica l’orrore per la violenza dell’uomo. L’ascoltatore dovrebbe cercare di capire che questa storia non è una casualità di eventi messi lì dal cantautore bensì in tentativo da parte dello stesso di cercare di trasmettere malessere, pericolo e di raccontare una storia che può destare e turbare le coscienze. Per cui, nonostante venga poi mostrata una corda quale possibile ancora di salvezza da questa atrocità, la persona coinvolta non è lucida e non riesce a liberarsi del malessere. Il tentativo di Cobain di scavare nella psiche umana e di fare breccia nei suoi lati più morbosi è alquanto palese.

Nella terza e nella quarta strofa, si presentano scene meno atroci che dovrebbero trasmettere al lettore un minimo di umanità:

Polly wants a cracker
maybe she would like more food.
She asks me to untie her
a chase would be nice for a few.

Polly says her beck hurts
and she’s just as bored as me.
She caught me off my guard
it amazes me the will of istinct.

TRADUZIONE
Polly vuole un cracker
Forse vorrebbe più cibo
Lei mi chiede di scioglierla
Un inseguimento potrebbe essere carino per un po’.

Polly racconta che la sua schiena fa male
E lei è annoiata quanto me
Lei mi ha catturato quando ero indifeso
Mi colpisce la volontà dell’istinto.

Polly, dopo aver subito torture e atrocità, chiede di essere sciolta, liberata e di potersi nutrire. Questa parte del testo trasmette dolore e sofferenza, poiché il pappagallo si sente intrappolato nel suo piccolo corpicino. Si capisce che colui che canta incarna il persecutore, però a sua volta egli afferma di essere stato catturato: il male si trasforma in disagio e la violenza richiama la compassione. Questo cambio di direzione può spiazzare e turbare chi si approccia al testo e, nella fattispecie, si immedesima poi nella situazione: l’autore passa dal male alla compassione, gridando poi un appello di aiuto, che però lascia un dubbio sulla sua provenienza.

Un aspetto che si potrebbe cogliere in questo testo è l’assenza di un vero e proprio ritornello. Si ripetono solamente molte parole, tra le quali spiccano per ricorrenza Polly e cracker. Si tratta dunque di una canzone prettamente concentrica, di cui proprio questi due termini rappresentano il centro, la struttura portante, volutamente reiterata dall’inizio del testo sino alla fine.

Kurt Cobain è senza dubbio un abile affabulatore: riesce con poche parole a costruire un testo e trasmettere significati molto profondi, nel nome dell’essenzialità e della profondità, tratti autentici e magmatici, che non possono non essere attribuiti a questo grande, mai tanto rimpianto, cantautore.

Attraverso una mia piccola, nostalgica riflessione, si chiude questo numero speciale di Legenda d’Autore!

Alla prossima e buona musica! #StateLettori!

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