Bestiarius – Quando la mitologia incontra il manga

di Gabriele Roberti

Nel vastissimo mondo dei manga i riferimenti alla mitologia sono tantissimi, basti pensare a titoli come Dragon Ball, One Piece e Naruto, solo per citare i più famosi, per scoprire che gli autori hanno da sempre preso spunto dal mondo dei miti e delle leggende per le proprie opere.
Bestiarius si colloca in questa categoria, ma Masasumi Kakizaki, mangaka al suo primo shonen, non si limita a semplici riferimenti mitologici di contorno alla trama principale.
No, il suo uso della mitologia, in questo caso, è il tema principale dell’opera e sin dalle prime pagine il lettore si ritroverà catapultato in una Roma surreale, dove umani e creature bizzarre convivono, non proprio pacificamente, dando vita a sanguinosi combattimenti nelle arene di tutto l’Impero.

Bestiarius è ambientato nella Roma del I secolo d.C. e racconta le storie intrecciate di Fin, giovane gladiatore cresciuto da una viverna (un rettile simile a un drago), di Zeno, bambino dell’isola di Creta, di Taros il Minotauro e dei tre ragazzini dell’isola di Britannia: Arthur, Pan e Galahat, pronti a rischiare la vita pur di salvare la giovane Elaine.
La storia dei protagonisti è raccontata direttamente all’interno delle arene, con le loro personali battaglie verso Roma che si consumano sulla sabbia del Colosseo, contro bestie mistiche e immaginarie come la temibile Manticora o i possenti ciclopi.
E sono proprio i combattimenti a dare vita alla mitologia di Bestiarius: dalle prime vignette il lettore percepisce subito la violenza e l’intolleranza di quella Roma nei confronti dei “non umani”.

La saga inizia con le imponenti battaglie tra legioni romani e numerose creature come minotauri e viverne, per poi spostarsi all’interno delle arene imperiali.
I numerosi riferimenti mitologici e gli intrecci con la storia che conosciamo ricordano Kazuya Minekura e quel Saiyuki tanto caro agli appassionati della mitologia orientale.

Il tratto utilizzato da Kakizaki per i disegni è molto dettagliato, quasi maniacale, e non manca di elementi di estrema violenza e di scene da puro splatter, per dare l’idea al lettore della crudeltà dei combattimenti.
Il sangue che scorre lungo le spade dei gladiatori e i dettagli quasi raccapriccianti degli orchi e delle altre creature risultano quasi reali per l’accuratezza del disegno. Molto singolari, e quasi inquietanti, sono le espressioni di Domiziano, vestito nella classica veste dell’Imperatore viziato e crudele, mentre Roma viene mostrata come città multietnica e corrotta. Un po’ come ci viene raccontata a scuola, ma con l’aggiunta di draghi e gladiatori con due teste.

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