Viridiana – Legenda Cinematografica

di Giuseppe Cangiano

viridiana-949637046-largeCari amanti della Settima Arte, ben ritrovati qui su Legenda Letteraria! Cristallizzato in un universo lontano dalle prassi del Cinema usuale e contemporaneo, Luis Buñuel è stato un artista isolato dalle convenzioni, croce e delizia nell’ambito della critica cinematografica. Opportuna è senza dubbio una premessa metodologica a quanto si sta per leggere: chi scrive infatti considera il Cinema di Buñuel come processo artistico leggermente sopravvalutato. Oltre a qualche pellicola di dubbia consistenza, questa regia ha prodotto certamente tanti buoni film, alcuni veramente importanti, tra i quali spicca Viridiana, datato 1961, collocabile a nostro avviso tra le migliori prove di questo autore (non a caso, il film ha ricevuto la Palma d’Oro come Miglior Film al Festival di Cannes). Luis Buñuel non prescinde mai da alcune tematiche di base, sempre ricorrenti in ogni sua realizzazione cinematografica: molto spesso il regista spagnolo attacca volutamente dei sistemi di potere ben radicati e che puntualmente rimandano a personaggi ecclesiastici o a membri della borghesia più feroce. Il simbolo è dunque il mezzo utile per presentare criticamente queste problematiche. Parte della critica definisce Luis Buñuel un po’ monotematico: Viridiana è certamente figlio di questo banchetto ideologico e critico ma riesce tuttavia nell’offrire allo spettatore il suo meglio. Il film affonda le sue radici in un plot assolutamente non banale, in cui i germi del Surrealismo e dell’improbabilità, elementi standard della regia, sembrerebbero esser messi da parte. Viridiana non delude le aspettative, poiché sprigiona la propria sostanza nel nome di una storia vibrante e non statica, nella quale i personaggi si evolvono, soprattutto in relazione alle loro complesse personalità. Volendo parafrasare il senso ultimo di questa pellicola, possiamo dire che Viridiana è una funesta rappresentazione di un mondo in degrado; non esiste il paradigma del bene, ma solo personaggi che a seconda dei contesti evolvono, quasi sempre regredendo. Questo film può esser letto, in chiave artistica, come una sorta di grande e indegna metamorfosi, in relazione alla quale il potere devia in primis le menti e poi i cuori.

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Un fotogramma del film

La pellicola ben presto si trasforma in un valzer di sublime baldoria, uno scandaloso gioco delle parti, nel cui fatale proseguimento Viridiana, la giovane protagonista, sarà risucchiata completamente. Di eccezionale livello artistico risulta il finale che, attraverso una semplice immagine, apre scenari clamorosi, quasi a voler confermare ancora di più la potenza iconica del Cinema. Nella fattispecie Buñuel è eccellente. Quanto al versante tecnico, in Viridiana funziona praticamente tutto: la fotografia e le inquadrature sono ineccepibili (tra queste spicca meravigliosamente la sequenza incentrata sugli occhi della bambina, prima di avvelenare Viridiana); il corpus attoriale è magistrale, anche in virtù di una Silvia Pinal in uno stato celestiale, che infonde al suo personaggio un alone di totale sacralità. Una pellicola dunque unica, da non perdere assolutamente, poiché esempio lampante di come un regista – seppur molto particolare come Luis Buñuel – possa raggiungere davvero delle vette insuperabili e mai più riconquistate.

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