Stadio: Un giorno mi dirai – Legenda d’Autore

di Francesca Maria Miraglia

logo_sanremo_2016Cari lettori e lettrici, bentornati su Legenda d’Autore! È calato ormai il sipario sulla 66a edizione del Festival di Sanremo: dalle premesse non ottime ad un epilogo del tutto incredibile e inaspettato, anche questa edizione ha accompagnato gli italiani nel mondo della musica attraverso varie tematiche, che hanno più o meno segnato la storia di questo Festival. Senza dubbio però, il fil rouge che ha unito una buonissima parte delle canzoni in gara è certamente collegato all’amore raccontato in ogni sfumatura e da ogni angolazione. Anche la canzone vincitrice Un giorno mi dirai, del gruppo storico Stadio, ha rispecchiato in toto il mood della settimana del Festival. Onore ai vincitori dunque! E adesso, è giunto il momento di lasciare spazio alla nostra consueta analisi.

Tratto dall’album Miss Nostalgia, pubblicato recentissimamente, questo testo racconta del rapporto più bello e probabilmente sottovalutato nella nostra società: l’amore genitoriale, in particolare quello tra padre e figlia, che si presenta sotto forma di dialogo. Potremmo suddividere la canzone in due blocchi:

  • nel primo, il padre dialoga con se stesso, cercando di raccontare ad un ipotetico interlocutore (sia maschile che femminile), cosa possa voler dire ricoprire un ruolo così importante e pieno di responsabilità;
  • nel secondo, il padre si rivolge invece alla figlia, raccontando cosa voglia dire amare e sacrificarsi, vivendo un rapporto così forte, dal legame indissolubile.

Partiamo dal testo:

Un giorno ti dirò
Che ho rinunciato alla mia felicità per te
E tu riderai, riderai, tu riderai di me.
Un giorno ti dirò
Che ti volevo bene più di me
E tu riderai, riderai, tu riderai di me.
E mi dirai che un padre
Non deve piangere mai
E mi dirai che un uomo
Deve sapere difendersi.

Questo monologo interiore parte soprattutto dalla necessità della ricerca delle parole, quelle più adatte e necessarie per spiegare ad una ipotetica figlia cosa significhi sacrificarsi e amare una creatura così piccola. Un padre deve affrontare molte difficoltà, pur con la certezza che crescerla darà frutti immensi e puri. La difficoltà primaria è sempre quella di trovare un punto di contatto; in seguito, la riflessione si sposta sulle debolezze, che non devono mai essere mostrate da un genitore: nonostante vi siano ostacoli nell’intraprendere questo percorso, si cerca sempre di spiegare ad un figlio cosa significhi affrontare e vivere un momento di difficoltà, per avere modo di proteggersi e difendersi dalle atrocità della vita.

Un giorno ti dirò
Che ho rinunciato agli occhi suoi per te
E tu non capirai, e mi chiederai… “perché”?
E mi dirai che un padre
Non deve piangere mai
Non deve arrendersi mai
Tu mi dirai che un uomo
Deve sapere proteggersi…

Un giorno, questo padre racconterà alla figlia che ha rinunciato a degli occhi. La domanda che potrebbe nascere nell’analisi di questo testo riguarda appunto questi occhi perduti. Sono quelli dell’amore, del futuro o della vita? La figlia, incredula, pone l’interrogativo al padre e il medesimo risponde che un uomo mai deve arrendersi, mai deve farsi scavalcare dalle incertezze e mai deve abbattersi nei momenti più complessi della vita.

Un giorno mi dirai
Che un uomo ti ha lasciata e che non sai
Più come fare a respirare, a continuare a vivere
Io ti dirò che un uomo
Può anche sbagliare lo sai
Si può sbagliare lo sai
Ma che se era vero amore
È stato meglio comunque viverlo.

Le delusioni appartengono a molte fasi della vita, ma la delusione più forte è di natura amorosa: ci si sente persi, immobili ed estraniati dal mondo. Nei momenti legati alla sofferenza non si hanno appigli immediati e quasi manca il respiro; ci si sente in completa apnea e ciò è quanto il padre cerca di spiegare, nel tentativo di trovare una giustificazione e un insegnamento per la figlia: sbagliare è lecito, anche e soprattutto se si ritiene che la propria scelta sia sicura e ben salda. Dall’errore si può ripartire più forti e più decisi sul cosa si vuole da un sentimento così complesso ed unico.

Ma tu non mi ascolterai
Già so che tu non mi capirai
E non mi crederai
Piangendo tu
Mi stringerai.

Per natura o esperienza, la figlia non ascolterà suo padre e, proprio per un difetto di esperienze, visioni ed età, non comprenderà nemmeno le sue parole. Ciò che potrà fare, però, è lasciarsi trasportare da un abbraccio e dalle lacrime, che sono simbolo di unione e di tristezza, di amore e di rassegnazione verso un sentimento che si riteneva puro ma che però può anche indebolirsi o scalfirsi col tempo.

Questo dialogo, dal tono paterno e certamente molto maturo, ci insegna a vivere appieno quel rapporto bellissimo con il proprio genitore. Infatti, si tende a dimenticare spesso che l’amore non è solo quello per il proprio o la propria consorte, e questo testo, fortunatamente, ci ricorda la purezza di questo amore genitoriale. Sebbene ci si possa sempre sentire smarriti o soli in questo mondo, esistono quelle radici capaci di farci capire di essere ancora collegati a qualcosa, un riferimento non solo per i momenti felici, ma soprattutto per quelli più insidiosi che la vita, purtroppo, ci riserva.

A prestissimo e buon ascolto! #StateLettori!

 

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