La corrispondenza – Legenda Cinematografica

di Giuseppe Cangiano

Cari amici di Legenda, ben ritrovati qui sulla nostra rubrica! Attualmente, la nostra Italia più originale, quella del Cinema, può fregiarsi del lavoro di alcuni registi importanti, che rappresentano parti fondamentali di uno strettissimo circolo di cineasti, capace di competere, mediaticamente e non, oltre i confini italici.

Fra questi pochi eletti, meritatamente e giustamente, trova sede Giuseppe Tornatore.
A distanza di qualche tempo dal suo capolavoro cinematografico, La migliore offerta del 2013, Tornatore si ripresenta con un’altra storia che si muove tra intricate e ben raccontate vicende sentimentali.

La corrispondenza ruota essenzialmente attorno a due figure – una giovane studentessa e un non giovanissimo professore di astrofisica – perdutamente innamorati l’uno dell’altra. I due però coltivano la loro storia a distanza e, a causa di ciò si troveranno a imbastire una fittissima corrispondenza (peraltro già anticipata dal titolo dell’opera), tale da rappresentare l’unica ancora di salvezza, o meglio, la linea nevralgica per il prosieguo del rapporto.

Senza voler entrare drasticamente nella storia, evitando quindi anche gravosi spoiler, possiamo affermare che l’intreccio architettato da Tornatore mostrerà, fin da subito, una serie di evidenti illogicità.

Nel seguire il film anche per pochi minuti, quelli iniziali, ci si accorge quasi istantaneamente di uno svolgimento narrativo strambo e assai improbabile. Le dinamiche poi, che seguiranno nell’immediato, segneranno per sempre la strada di questa pellicola.
Appurata l’insensata e sgradevole metodicità del prodotto cinematografico, si evidenziano lampanti punti deboli che, nella loro eccessiva reiterazione, non potranno non irritare lo spettatore pagante.

La corrispondenza si muove dunque in un circuito chiuso, senza sbocchi, in cui gli avvenimenti si susseguono ciclicamente, senza mai mostrare qualcosa di diverso, di accattivante. Più passa il tempo e più traspare uno spaccato che non ha più nulla a che fare con la realtà contingente.
Ma le più grandi scempiaggini riguardano senza dubbio la forma e il finale della pellicola.
Per forma, intendiamo quel (pesante) alone pseudo-filosofico, ricolmo di termini e concetti astrusi, che è parte integrante della cornice dialogica ideata da Tornatore per questa sua prova e che lascia presagire quanto i tempi de La migliore offerta sembrino ormai del tutto remoti. Obiettivo di questa operazione, purtroppo mancata, sembra quello di voler instillare, quasi ad ogni costo nell’animo del pubblico, una sorta di magia e poesia. A nostro avviso, si tratta in realtà di una scelta artificiosa, ruffiana e del tutto pessima.
In relazione al finale, la sua irreale linearità non fa che prendere, per l’ennesima volta, il pubblico per i fondelli.

Tornatore si avvale dunque, per tutta la durata del film, di un apparato piuttosto irreale solo per portare avanti questo valzer di corbellerie, per poi chiudere la pratica in scioltezza, sinonimo, in questo caso, di totale demenza.
Le uniche sensazioni provate ristagnano in una spiacevole frustrazione e in una deserta desolazione; una regia come quella di Tornatore si cela, in questo esperimento, dietro ad un gioco assai sporco e senza proiezione, né stoccata vincente.

Forse, a seguito de La migliore offerta, era quasi impossibile far meglio;tuttavia, era possibile proporre una storia più sensata e, per così dire, nutriente. Si potrebbe avvertire ne La corrispondenza la più classica delle ‘giornate no’ di Tornatore, che si spera non si traduca poi nell’inizio della fine di questa interessante e sui generis regia italiana.

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