L’uomo per bene – Legenda Cinematografica

di Martino Santillo

L’uomo per bene – Le lettere segrete di Heinrich Himmler è un documentario diretto da Vanessa Lapa, del 2014, e presente nelle sale in ricorrenza della Giornata della memoria. Al centro dello studio, e dell’impegno durato otto anni c’è la vita di Heinrich Himmler, braccio destro di Hitler.

Si tratta di un vero e proprio lavoro storico, in cui si racconta la Storia attraverso la storia personale di un uomo. Grazie a documenti inediti e a lettere, fotografie e video di repertorio, la regista è riuscita a delineare la vita di Himmler, dalla sua nascita fino agli ultimi drammatici giorni, passando attraverso le prime esperienze di vita, gli studi, l’adesione al partito Nazionalsocialista, la scalata al potere, il comando delle SS, la fatidica Soluzione finale, e infine il dopo Heinrich, quando un altro Himmler, la figlia, continuerà a far parlare di nazismo.

Affidando la trama alle stesse parole di Himmler, dai suoi diari e dalle sue lettere emergono le tensioni e le preoccupazioni di un animo inquieto. Sebbene lo spettatore sappia quale sia l’esito finale, si ritrova comunque ad appassionarsi e ad essere sempre più coinvolto, grazie al racconto in prima persona delle impressioni di un ragazzino, dei primi fallimenti di un giovane e dei teneri scambi epistolari di un uomo innamorato.

Assolutamente disarmante la costruzione del finale, con il fortissimo contrasto tra le immagini e il racconto che dei fatti emerge dalle lettere di Himmler, di sua moglie e di sua figlia. Passioni e sentimenti, ideali e orrori si mischiano nel mezzo della visione, aiutandoci a comprendere chi si trova ‘dall’altra parte’ rispetto ad una Storia che giudichiamo e cerchiamo di isolare.

Una foto di Heinrich da bambino

E invece è proprio su questo che, a nostro avviso, pone l’attenzione lo spettatore: il mostro altri non è che un uomo! In questo senso l’opera di Lapa risulta fondamentale per rendere più acuto quello sguardo critico necessario, ancora oggi, all’approfondimento di un periodo che riguarda tutti, in quanto uomini.

Qualcuno avrebbe parlato di subbiettivizzazione dell’oggettivo e, in fondo, è proprio questo che fa la regista, ottenendo un risultato davvero disarmante. Quella di cui parliamo risulta essere dunque una pellicola necessaria.

Le immagini e le musiche aiutano inoltre a calarsi ancora di più nel contesto, mentre la decisione di non doppiare il film e lasciare le voci tedesche se da un lato può distrarre lo spettatore non avvezzo ai sottotitoli, riteniamo che dall’altro aiuti a creare un certo distacco, e sforzo razionale, necessari alla riflessione che questo documentario, dopo esser stato perturbante, esige.

Buona visione!

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