Il ponte delle spie – Legenda Cinematografica

di Giuseppe Cangiano

51034Cari amici appassionati di Cinema, ben trovati! Oggi vi parliamo di Steven Spielberg, una firma conosciuta e prestigiosa, capace di creare eccezionali capolavori che, anche a distanza di anni, non smettono di far rumore (in senso buono): tante sono dunque le pellicole di questo cineasta che producono una certa e continua soddisfazione nello spettatore, per quanto esso sia affezionato o semplicemente occasionale. Spielberg ha incentrato molte volte le sue produzioni su tematiche storico-belliche di non secondaria importanza: molto ben fatti si ricordano alcuni titoli quali Amistad (1997) Munich (2005), senza voler dimenticare quel Schindler’s List (1993), che lo ha consacrato definitivamente quale cantore iconico di tale genere. La nuova fatica della regia è Il ponte delle spie (2015), basata su vicende complesse, delicate e realmente accadute, inerenti a quel fenomeno storico che si ricorda col nome di Guerra Fredda, conflitto (più o meno) silenzioso combattuto nella seconda metà del Novecento dalle due Superpotenze di allora, l’America liberale e la Russia comunista. I connotati storici emergono qui velocemente e prepotentemente: Spielberg è maestro nei rifacimenti storici (da notare le apparecchiature telefoniche nella prima sequenza) e il tutto, a livello spiccatamente tecnico (come la camera a mano nella stazione), funziona impeccabilmente.

Chi si accinge a recensire tale pellicola può notare in tutta questa bravura anche uno stile quanto mai pacato ed elegante, che non può non rafforzare la chiarezza espositiva/contenutistica e soprattutto l’interesse, che è mantenuto indubbiamente vivo e alto in ogni attimo. Da riconoscere a Spielberg anche una certa scioltezza e determinazione nell’illustrare dinamiche complicate con una semplicità importante: persone non informate circa gli avvenimenti della Guerra Fredda, possono tranquillamente seguire questo prodotto cinematografico senza per questo ritrovarsi perennemente con il proprio smartphone nella mano per avere un riscontro sulla veridicità o sulla storicità degli avvenimenti trattati. Il ponte delle spie si destreggia attraverso un piano dialettico di altissimo livello e si esalta in un ottimo Tom Hanks, davvero ispirato e ricolmo di una magistrale umanità.

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Un fotogramma del film

Da parte nostra risulta difficile criticare in negativo un film del genere; ovviamente la perfezione non esiste e dunque è possibile trovare qualche (filosofico) difetto anche in questo prodotto: colpisce infatti il grado di retorica implicita adoperata da Spielberg, non tanto nel confronto fra le due realtà socio-politiche diverse ma soprattutto nel gioco al massacro perpetrato in merito a quell’arretratezza sociale e comportamentale dei russi, che fa da contraltare negativo ad un’esaltazione veramente smodata degli Stati Uniti. Anche il personaggio di Hanks risulta di per sé troppo eroico e questo, probabilmente, agli occhi di chi non si limita solo alla piacevolezza momentanea della visione, alla lunga potrebbe pesare. Nel complesso, comunque, Il ponte delle spie è un carrarmato, inscalfibile (o quasi) da ogni punto di vista.

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