LEGENDA D’AUTORE (NUMERO SPECIALE) – The sound of silence, Simon & Garfunkel.

di Francesca Maria Miraglia

«Hello darkness, my old friend»: almeno una volta nella vita, in momenti di solitudine o di assoluto silenzio o momenti in cui si vuole cercare un senso insito e non ultimo della vita, ha sentito nella propria mente risuonare questa frase e quante volte, ci si sente così piccoli e incantati di fronte all’immensità di questo incipit, profondo e introverso.
Cari lettori e lettrici, benvenuti a questo numero speciale di Legenda d’Autore. I protagonisti di oggi sono il duo Simon & Garfunkel che ben cinquanta anni fa hanno sfornato una canzone destinata a diventare colonna portante della musica internazionale: “THE SOUND OF SILENCE”.
Registrato inizialmente il pezzo in versione acustica per inserirlo nell’album Wednesday Morning, 3 A.M., in seguito furono aggiunti altri strumenti e venne pubblicata nel 1965. Il pubblico non aveva ben accolto questo pezzo, a tal punto che il duo aveva deciso di sciogliersi: proprio nel momento più estremo e in cui tutto sembrava già scritto nel libro del destino della musica, il 1966 era stato l’anno della rivalutazione: la canzone si trovava al primo posto e la canzone venne inclusa in un nuovo album The sounds of silence (1966).
Inizialmente la canzone era intitolata The Sounds of Silence, ed era con questo nome che era apparso sui primi album e sul singolo. Nelle raccolte successive il titolo era cambiato in The Sound of Silence.
La genesi di questa canzone ha un alone di mistero non indifferente: secondo alcune indiscrezioni, il testo alludeva all’assassinio del presidente degli USA John Kennedy, avvenuto il 22-11-1963, stesso anno in cui il duo compose la musica e l’anno successivo appare la citazione the song practically wrote itself per indicare che la canzone era praticamente scritta da sola. In una successiva intervista, Paul Simon aveva affermato che l’incipit del testo derivava dall’evento, che la canzone s’era stata composta in un luogo chiuso e buio, proprio per trovare ispirazione.
Iniziamo con la nostra consueta analisi:

“Hello darkness, my old friend,
I’ve come to talk with you again,
Because a vision softly creeping,
Left its seeds while I was sleeping,
And the vision that was planted
in my brain
Still remains within the sound of silence.”

TRADUZIONE
“Salve tenebra, vecchia amica mia
Eccomi a parlare ancora con te
Perché una visione silenziosamente
Si è intrufolata mentre dormivo
Ed ha lasciato una traccia
E questa visione mi si è impiantata in testa
E lì rimane ancora con il frastuono del silenzio”.

Fantasmi del passato, incontri nella mente indesiderati che si presentano nella mente e non vogliono più andare via: l’interlocutore si riferisce a questo “frastuono”, questo caos che non ha forma, non ha ombre e non ha colore: solo l’oscurità la connota e la rende rintracciabile e resta lì, come un chiodo fisso, pronto ad essere estrapolato.

“In restless dreams I walked alone
Narrow streets of cobblestone,
‘Neath the halo of a street lamp,
I turned my collar to the cold and damp
When my eyes were stabbed by the
flash of a neon light
That split the night
And touched the sound of silence”.

TRADUZIONE
Nei miei sogni agitati camminavo da solo
Strade di ciottoli strette
Sotto l’alone di un lampione
Alzai il bavero per il freddo e l’umidità
Allorché i miei occhi furono trafitti dal
Lampo di una luce al neon
Che squarciò la notte
E scosse il frastuono del silenzio.

L’interlocutore vuole raccontarci come questo sogno si è intrufolato nella mente: vuole avere un diretto contatto con l’ascoltatore e vuole cercare di accattivarlo attraverso questa storia: cammina, l’uomo solitario, in cerca di risposte e si trova in questa stradina piena di ciottoli stretti tra di loro e percepisce una strana sensazione: forse, starà per arrivare un temporale e un lampo rompe questa luce che emana il lampione e rompe il silenzio. Naturale contro artificiale: uno scontro che non avrà mai fine.

And in the naked light I saw
Ten thousand people, maybe more.
People talking without speaking,
People hearing without listening,
People writing songs that voices
Never share
And no one dared
Disturb the sound of silence.

TRADUZIONE
E nella luce vivida vidi
Diecimila persone, forse più
Persone che conversavano senza parlare
Persone che udivano senza ascoltare
Persone che scrivevano canti che quelle voci
Non avrebbero mai condiviso
E nessuno osava disturbare
Il frastuono del silenzio.

Questa luce è diversa, è nuda: non ha filtri, non ha intermediari, attraverso la medesima l’interlocutore vede persone sconosciute che davano tutto al caso: conversavano senza parlare addirittura udivano senza ascoltare: in poesia diremmo che siamo presenti di fronte ad una figura retorica molto particolare, si tratta dell’adynaton che consiste nel citare una situazione assolutamente irrealizzabile.
Questa strofa esprime una condizione universale: la ricerca del silenzio diviene un momento condiviso a tal punto che non si vuole disturbarlo, romperlo o renderlo frivolo.

“Fools,” said I, “You do not know –
Silence like a cancer grows.
Hear my words that I might teach you.
Take my arms that I might
reach you.”
But my words like silent raindrops fell
And echoed in the wells of silence.

TRADUZIONE
“Idioti” dissi, “Non sapete che
Il silenzio cresce come un cancro
Udite le parole che potrei insegnarvi
Prendete le mie braccia con le quali potrei Raggiungervi”.
Ma le mie parole come silenti gocce di pioggia
Caddero ed echeggiarono nei pozzi del silenzio.

L’interlocutore si rivolge a queste persone e compie una considerazione tanto dura quanto veritiera: il silenzio, non nasce da una sensazione positiva ma è scaturito da un profondo disagio o espressione di malessere: le parole potrebbero essere una fonte di salvezza e una spiegazione del silenzio, ma non verranno ascoltate e andranno dritte in questo pozzo, senza aver ricevuto il giusto peso e ascolto. Le parole potrebbero salvare dal silenzio, ma a volte, il silenzio può comunicare più delle stesse parole, più degli stessi suoni e più della stessa vita.

And the people bowed and prayed
To the neon god they made.
And the sign flashed out its warning
In the words that it was forming,
And the sign said: “ The words
of the prophets are written,
on the subway walls
And tenement halls
And whispered in the sound of silence.”

TRADUZIONE:
E le persone chine in preghiera
Al dio neon che si erano creati
E la scritta mostrò chiaramente il suo monito.
Nelle parole che si stavano formando,
E la scritta disse: “Le parole
dei profeti sono scritte
sulle pareti delle metropolitane
Negli atri dei caseggiati
E mormorano il frastuono del silenzio.

In questa ultima strofa si ricorre ad una invocazione: le persone cercano di trovare una risposta al silenzio, attorno a quella luce. Il tema della scritta sul muro è molto cara agli autori di canzoni anglosassoni, metafora che si riferisce alla scritta biblica apparsa sulla parete decifrata da Daniele (profeta), che è un vaticinio (Predizione di avvenimenti futuri) il “destino segnato” che è diventato un modo di dire anglosassone: The writing on the wall.
E queste parole cercano di raggiungere il silenzio, mormorando e cercano di non invadere il silenzio. Questo sogno, a tratti cerca di rubare la pace dell’individuo, a tratti sembra indicare il preludio di un esame di coscienza e dell’animo: questa canzone è un elogio al silenzio, spesso dimenticato e accantonato dalla vita. E’ un gesto che pervade i momenti di incertezza e di tenera incomprensione che viene vista come nemica dell’individuo. Proprio da quel silenzio, nascono pensieri e decisioni che cercano di condurre l’individuo verso nuovi orizzonti: da esplorare e da scoprire, da amare e da odiare, da comprendere e da non essere compresi. È la metafora della vita che ci può riservare gioie ma può condurre a momenti di estremo dolore e momenti di incomprensione. Questa è The sound of silence.

Con questa riflessione, chiudiamo il nostro appuntamento! Alla prossima e STATE LETTORI!

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