La casa del diavolo – Legenda Cinematografica

di Giuseppe Cangiano

locandinaCari amici di Legenda Cinematografica, rieccoci ancora qui sulla nostra rubrica per discutere insieme di un altro piccolo pezzo che compone questo meraviglioso puzzle che è il Cinema! In merito alla nostra riflessione odierna, il nome del regista implica già in sé alcuni inequivocabili richiami: ci stiamo infatti riferendo a Rob Zombie, regista di pellicole imperniate sul sangue e su un ventaglio di vicende ascrivibili al genere horror. Oggi ci occupiamo de La casa del diavolo (2005), suo secondo lavoro. In questi anni è divenuta sempre più un’impresa colossale trovare grandi produzioni inerenti a questo genere; bisogna quindi essere predisposti mentalmente e convinti, comunque, di vedere qualcosa di nuovo (ma non per questo migliore), con la consapevolezza di dover cercare di cavar fuori autonomamente, nella maggioranza delle evenienze, il meglio dal peggio. La casa del diavolo, nelle ormai continue e stancamente reiterate declinazioni del genere, riesce comunque a non mollare, nel suo drammatico barcollare. La pellicola percorre il solco dell’horror movie moderno, sanguinolento e con pesanti ricorrenze alla violenza più estrema e a parentesi di puro e sfrenato splatter.

Ad ogni modo, la regia riesce a dire la sua, attraverso uno stile per così dire ‘country’, buonissime musiche e un montaggio molto particolare (almeno questo). In relazione ad altri versanti, La casa del diavolo trova una salvezza nel suo plot: alcune dinamiche non appaiono infatti per nulla malvagie e l’intreccio narrativo, dotato di un buonissimo ritmo, certamente lascia molto spazio all’intrattenimento anche se, volendo essere ancora più analitici, si riscontrano tanti buchi e altrettante superficialità di sceneggiatura. In conclusione, Rob Zombie conduce bene i fili del gioco e dona al pubblico sequenze spietate nelle quali la tensione sale automaticamente; sebbene insistere sull’estrema ‘violenza dei killer’ sia ormai una prassi consolidata nel panorama anche più generale del Cinema odierno, la consuetudine, in questo caso cinematografico, assume una valenza molto più esclusiva, più doppia e pesante.

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Un fotogramma del film

Molte scene del prodotto – una fra tutte quella incentrata sul sequestro nel motel – offrono un apparato di violenza irripetibile e assolutamente malata. La casa del diavolo quindi, e comunque nel suo limitato contesto ci appare, nonostante le criticità evidenziate, quale film compatto e meritevole di applausi, prova da vedere per gli amanti del genere e senza dubbio sinonimo di incoraggiamento a che questa tipologia di film non si spenga per sempre, assopendosi nel nome di una smaccata e improduttiva ripetitività.

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