David Bowie: Changes – Legenda d’Autore

di Francesca Maria Miraglia

Siamo tutti nati nel fango, ma alcuni di noi guardano alle stelle
Oscar Wilde

Stelle, pianeti, sogni, colori e immaginazione. Questi sono alcuni degli elementi che hanno caratterizzato David Bowie, artista di elevatissima caratura, capace di ripensare e rivoluzionare il mondo musicale, le mode e la società: un uomo che non ha mai avuto paura di essere e di trasformarsi, un personaggio geniale, un cantastorie unico che ha creato tracce indelebili (in realtà piccoli grandi racconti), legate tutte da un leitmotiv spirituale, interiore. Ascoltare le sue canzoni non è mai cosa a sé: approcciarsi alla sua musica comporta un continuo ricercare, un costante divenire, un eccezionale scoprire. David Bowie, incarnazione della Musica, come Oscar Wilde o Gabriele d’Annunzio prima di lui, ha inteso modellare la sua vita come si fa con un unico, eterno, monumento all’ARTE in quanto tale, dedicando i suoi sforzi alla ricerca della sua vera e intima, ESSENZA. Attraverso questa continua e costante messa in discussione di se stesso Bowie ha messo in gioco il suo corpo per poter vivere esperienze altisonanti e per trasmettere questo suo estro estremo e ricco di riflessioni.

La canzone scelta è Changes, tratta dall’album Hunky Dory, pubblicato nel 1972. Questa canzone non era destinata a ottenere un grandissimo successo; col tempo, è diventata poi la ‘canzone manifesto’ dell’artista e attualmente si trova al 128° posto (nella lista stilata dalla rivista musicale Rolling Stones) fra le 500 migliori canzoni di tutti i tempi.

Questo brano è molto particolare: ad un primo e superficiale sguardo, il testo potrebbe sembrare un inno alla trasformazione e al cambiamento; in realtà, volendo passare ad un’analisi più approfondita, si riscontrano molti riferimenti autobiografici, soprattutto relativi alle false partenze dell’artista, alle sue difficoltà e alla sua voglia instancabile di perseguire un preciso obiettivo, divenire cioè quell’opera d’arte duratura, eterna e indimenticabile.

Questa prima strofa presenta una situazione iniziale di profondo smarrimento: l’indecisione porta a guardare solamente ai vicoli ciechi, senza riuscire a trovare un aspetto positivo o un cambiamento importante. Sembra di aver raggiunto il traguardo, di aver ottenuto quel risultato tanto sperato. In realtà, c’è qualcosa che non va, che non convince del tutto. Mentire a se stessi potrebbe essere una buona soluzione, ma è una cosa che non si accetta mai del tutto. La metafora del correre e del vedere qualcuno che finge è davvero efficace: dimostra che arrendersi e omologarsi sono sinonimi di sconfitta, non certo per il mondo esterno, ma certamente per la personalità che si costruisce lentamente, col tempo e con immensi sforzi.

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Si decide dunque di affrontare il nemico: il cambiamento. Il medesimo è paragonato a qualcosa di sconosciuto, di straniero, perché potrebbe essere la via per esplorare a fondo la personalità, per ricevere un sussulto, un forte impatto. Per disfarsi del cambiamento, si è disposti ad abbandonare un bene materiale come il denaro, pur di non affrontarlo e di sconfiggerlo. Si cambierebbe identità, si sarebbe disposti ad abbandonare il proprio vissuto, pur di non affrontare le trasformazioni e, con esse, i segni del tempo. Ognuna di queste cose provocherebbe dunque una metamorfosi, ma non sempre si è disposti ad accettare i tempi dettati da circostanze e misure esterne.

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Col tempo si impara ad accettare il cambiamento, si impara a interiorizzarlo, a renderlo proprio e unico. Il cambiamento segue il ritmo della vita, delle emozioni e del fascino, perché nasconde sempre un mistero da scoprire e da apprezzare. Si tratta di una ricerca perpetua, da non abbandonare mai.

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Ritorna il cambiamento: ma questa volta assume un aspetto particolare, quello di un ballo, proprio come il rock’n’roll, un ballo sfrenato che non vuole seguire uno schema preciso. Così come il cambiamento, che non vuole avere schemi e non vuole essere ingabbiato. Il tempo non aspetta nessuno e l’adulto si trova inesorabilmente ad essere anziano; pur volendo questa volta seguire il corso delle trasformazioni, non è però aiutato dal tempo e dal suo scorrere, poiché è difficile seguirlo ed essere totalmente assorbito dalle sue dinamiche e dalle sue contraddizioni.

Il tempo, il cambiamento e gli attimi possono essere percepiti nel testo. L’artista vuole comunicarci un importante messaggio: non avere paura delle modificazioni che potrebbero intervenire nella vita, dato che non solo esse potrebbero rivelare aspetti piacevoli e mai esplorati della propria esistenza, ma costringerebbero finanche a evolvere, affrontando un viaggio intenso e speciale, tale da portare alla scoperta dell’autentico Io.

Chiudo così questo numero speciale su David Bowie, che ha lasciato ormai, ahinoi, il nostro pianeta Terra per raggiungere, forse, Marte o chissà quale altro universo inesplorato…

Buona lettura e STATE LETTORI!

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