Partner – Legenda Cinematografica

di Giuseppe Cangiano

partner_posterCari amici di Legenda, si rinnova l’appuntamento con la nostra rubrica dedicata alla Settima Arte! Consacrato agli altari del Cinema a seguito di Ultimo tango a Parigi (1972), fortunatissima pellicola magistralmente costruita attorno allo straordinario Marlon Brando, Bernardo Bertolucci è stato padre di molti altri film importanti, o perlomeno molto caratteristici. Partner, datato 1968, e quindi precedente a quello sopra accennato, entra difatti a pieno titolo tra i lavori che maggiormente hanno dato modo a questo regista di crescere dietro la macchina da presa, di formare la sua ideologia filmica e di diffonderla presso il grande pubblico. La trama ideata dal cineasta italiano, inizialmente, si inerpica lungo un tracciato piuttosto sformato e ambiguo; già dalle primissime battute infatti traspare un qualcosa di strano. La narrazione è certamente invitante ma lascia dei dubbi sull’elaborazione: tutte queste incertezze nella resa, purtroppo, si concretizzeranno molto velocemente in soluzioni piuttosto sui generisPartner è un film che ha poco da raccontare. In compenso, però, è estremamente capace di illustrare. Senza enormi difficoltà è possibile, oltre che utile ai fini di questa analisi cinematografica, etichettare tale produzione tenendo ben presenti tutti i crismi del film d’autore, nel nome di uno sperimentalismo massiccio e onnipresente.

936full-bernardo-bertolucciGià dopo una manciata di minuti lo spettatore può cogliere la natura inusuale del film: a ben vedere, si tratta di una pellicola che in fondo vorrebbe (e dovrebbe) essere concepita più per il teatro che per le dinamiche del grande schermo. In questo Partner, quasi continuamente, si evince un senso di forzato nervosismo e di smaccata platealità, componenti classiche del ‘gioco’ del teatro. Emergono irrimediabilmente una serie infinita di significanti che indirizzano il prodotto nei lidi del comunismo rosso, causa di violenta ribellione. Basti fare riferimento alla data del film: siamo, storicamente, in un periodo non facile per l’Europa in generale (e nondimeno per l’Italia), nel quale masse di giovani imbevute da ideali controcorrenti, procedono in marce assurde, nel nome di uno pseudo-cambiamento sociale e politico-culturale. Nella movenze ideali e concrete di tutti questi giovani, cosi come nel film, figlio di quei momenti, avvertiamo solo una grandissima confusione.

felxdzLe maggiori – che poi sono le uniche – note positive del film, riguardano da vicino la fotografia, i colori e le inquadrature. Parliamo, nel frangente, di alta scuola. Partner resta dunque una visione tortuosa e complicata; inoltre, la durata a dir poco elefantiaca del film di certo non aiuta nel tentativo di assimilazione e comprensione. Per gli amanti del significante, il film può avere in sé anche tracce di significati; coloro che invece interpretano il Cinema nel nome dell’empirismo più puro, si troveranno certamente (e non di rado) a disagio.

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