Interstellar – Legenda Cinematografica

di Giuseppe Cangiano

Cari amici di Legenda, ben ritrovati qui sulla rubrica che fa del Cinema la sua ragion d’essere! La regia di cui vogliamo parlarvi trova collocazione tra le più amate e apprezzate della storia recente di questa arte, per le sue produzioni ben accolte dalla critica e certamente di grande livello. In un calderone di interpretazioni soggettive su film e registi, ben poche volte ci si riferisce a qualcosa che abbia confini ben delineati, netti, incontrovertibilmente oggettivi. Questa oggettività di fondo ben si accorda con figura di Christopher Nolan, in relazione al quale ogni dibattito vede inesorabilmente spezzate le proprie ali: Nolan è infatti una garanzia di successo e di grande maestria che, al contempo, incarna un preciso stile. L’ultima sua rappresentazione cinematografica, Interstellar, di cui ci occupiamo quest’oggi, risale al 2014: lo spettatore si imbatte in una pellicola di matrice fantascientifica e per giunta di una durata apocalittica: quasi tre ore.

Magistralmente diretto da un ispiratissimo Nolan, questo lungometraggio reca nel suo DNA tutte quelle caratteristiche possibili e immaginabili collegate a tale regia. Idea di base, progetto scenografico, ritmo e contenuto si sposano perfettamente tra loro, ricalcando ancora una volta eccellenti prodotti passati, quali Inception e Memento.

Questo del 2014, in verità, non riprende integralmente la struttura stratificata dei film citati ma appare essere, almeno per una larga parte, un film solido e sofisticato, con una linearità abbastanza pronunciata. Senza tanti giri di parole, possiamo dire che Interstellar si basa su una verticalità narrativa che – eccetto qualche tecnicismo a stampo fisico e gravitazionale – non forza troppo nell’inintellegibile.
Le manovre pesanti e di ingegno si consumano a rilento e, quasi tutte verso la fine, vengono buttate in scena (forse) in modo troppo abbondante, eccessivo. L’aspetto narrativo dedicato al fantasma e alla sua presenza, al contrario, risulta essere ben impostato fin dalle primissime battute, per poi andar a sbalordire (o almeno, tentare di farlo) maggiormente verso la fine.

Il primo scricchiolio di Interstellar si nota sul concetto spazio-tempo: la regia ci ha abituati a questi giochi d’astuzia che sempre (o quasi) con Nolan si trasformano in un qualcosa di incredibilmente affascinante; in questo caso, il tutto appare con contorni sicuramente più costruiti e artificiali, forse anche superficiali. A parte ciò, l’idea delle sovrapposizioni spazio-tempo per chi è amante del genere, non rappresenta poi una grandissima novità: Source code e The jacket, solo per fare qualche esempio, hanno di molto preceduto in tempo e in dinamiche Interstellar. Nulla di nuovo, seppur la cosa sia positiva.

La seconda sbandata del prodotto si consuma in una aspettata e inutilissima megalomania, che porta il film a varcare le porte dell’incredibile e dell’assoluto. La catastrofe, figlia del dramma, partorisce epica futuristica e l’addossa ad un paio di supereroi padroni di tutti quei fili vitali.
La sensazione è che il film, nella sua cavalcante prolissità, se fosse durato altri dieci minuti, avrebbe portato i suoi protagonisti, presumibilmente, a conquistare direttamente il Paradiso. Cose pazzesche!
Dunque non convince questa ascesa totale, profetica e biblica di Nolan. La regia diviene la pedina del suo stesso gioco; da lontano la dinamica della cosa ricorda Agorà di Amenabar, lo strafare in ambito cinematografico può portare problemi.

Oltre la critica, emerge la stima…

La nostra analisi amara deve comunque appurare la voglia di una regia che riesce sempre a prendere il suo pubblico, nel nome di un interesse robusto e definitivo. Questo, ossia il tassello dell’intrattenimento, da solo salva spesso un film, o perlomeno non lo fa morire.
Gli effetti speciali, le location e gli attori inoltre fortificano il progetto ma non lo rendono immune da critiche sottili ma numerose. Nolan ha già fatta sua, in passato, l’essenza della gloria cinematografica, ma il film della sua consacrazione, bene, non è assolutamente Interstellar.

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