Casinò – Legenda Cinematografica

di Giuseppe Cangiano

Cari amici, ben tornati al nostro appuntamento settimanale con il Cinema di Legenda! Oggi è nostra intenzione soffermarci su una pellicola che porta la firma di un talento assoluto, altisonante e inarrivabile per quanto concerne il panorama cinematografico internazionale: stiamo infatti parlando di Martin Scorsese. La maestria di Scorsese sta nella sua, quasi insuperabile, capacità di attanagliare il pubblico ad un gioco in cui la sensazione dello scorrere delle lancette sfugge completamente: durante la visione del film il tempo sembra fermarsi, ma alla fine ci si accorge che in realtà è volato direttamente.

Casinò fa grande questo citato concetto. Partorito nel 1995, il film della regia di Scorsese prevede grandi nomi al servizio di una storia interessantissima e ricca di spunti, De Niro e Joe Pesci sono i punti cardini di una pellicola che si proclama da sola una straordinaria rappresentazione di un mondo ricco e corrotto, fra politica e cinici gangster.
Non inganni il titolo: Casinò non è il preludio a storie individuali incentrate sul mondo del gioco, fra fortuna e perdite; qui il concetto del gioco non è altro che un pretesto o una vera e propria alternativa ad un piano più grande e determinante. Insomma Casinò è più aggressivo e potente di altri film che portano etichette più emblematiche; l’essenza della malavita qui, con Scorsese, è rappresentata nelle sue più alte forme, paragonabili a poche altre, e solo forse alle famose produzioni di Coppola de Il padrino.

Il ritmo è pazzesco e le quasi tre ore scivolano via nel nome di un interesse che domina. La storia è dannatamente varia e senza freni: si mescolano in essa una serie di vicende e una serie lunga di personaggi famelici e fatali. Come scordare la moglie di Asso (Sharon Stone) che incarna in sé la potenza distruttiva dell’epica greca.
La musica adoperata rappresenta un’altra carta vincente, giocata magistralmente da questa regia: la sua presenza rende la pellicola ancora più unica. Si può dunque affermare che in questo Casinò non manchi veramente nulla. L’esercizio di stile di matrice autoriale è abbinato ad una ottima sceneggiatura, per la quale non si registrano aspetti negativi; forse, la si potrebbe tacciare di una lieve artificiosità di fondo, che la distacca dal mondo reale (si pensi ad esempio all’estrema fiducia che Asso, lo scaltro protagonista, non avrebbe mai riposto nei confronti di una donna, in particolar modo nel caso di una femme fatale qual è la Stone). In fondo però, l’enfasi e l’esagerazione non possono non essere considerate parti integranti e imprescindibili della resa filmica.

Convince anche lo splendido epilogo (costruito fra violenze inaudite e svolta sociopolitica): giunti infatti ai titoli di coda, resta dentro la sensazione di esser stati catapultati in un viaggio di megalomania, che si schianta in un ritorno sulla terra e dunque ad un rapido ingresso negli inferi. L’unica scialuppa di salvataggio è concessa al personaggio interpretato dal superbo Robert De Niro, icona molto umana nelle relatività dei gangster, forse fortunato ma molto intelligente a dosare potere e sensi di gloria, ahinoi, sempre temporanei e quindi illusori.

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