La libertà di vivere

di Fedele Menale

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Liberty 50.“Il viaggio”, edito da Booksprint, è senza alcun dubbio una storia di dolore. Profondo, autentico, che tocca le corde del cuore e devasta l’esistenza. Ma è anche un racconto di liberazione e di gioia, che coglie inaspettata quando tutto sembra essere definitivamente perduto. Ecco, a ben vedere, queste potrebbero essere le immediate impressioni una volta giunti all’ultima pagine della prima, molto positiva, fatica letteraria di Gennaro De Simone, scrittore brillante e narratore efficace. Tuttavia, volendo continuare a discendere nell’abisso profondo di una trama avvincente, a ben guardare vi è molto di più.

Qualcosa che smuove la coscienza, che porta ad una riflessione acuta e ad un’immedesimazione totale e completa con quel Bruno Sodano, protagonista del racconto, toccato da un’orribile sorte: la perdita di moglie e figlio a seguito di un incidente stradale, provocato da un extracomunitario in stato di alterazione psicofisica dovuta ad alcool e droghe. La prima parte del romanzo, ben costruita e avvolta da una patina di perenne e onnipresente sconforto, ruota appunto attorno alla figura di un uomo distrutto, che ha perso tutto e che vive solo per forza di inerzia, incapace di reagire a quanto gli è accaduto. La conta dei giorni senza i propri cari e la ferrea volontà di non dimenticare, scandiscono le giornate di Bruno, conducente di autobus in una Napoli caotica e avvolgente, ma dai contorni freddi e distaccati, che fa da sfondo all’animo inquieto del protagonista.

Proseguendo nella lettura, si ha quasi la sensazione di vivere in piccola parte quel dramma, come se scattasse automatica la volontà di caricarsi delle angosce e dei tormenti di chi non ha più ragione di vivere e aspetta, passivamente e senza speranza, la fine dei suoi giorni. In questa prima fase l’autore si preoccupa di porre maggiormente in risalto tutte le sfaccettature del profilo psicologico di Bruno riuscendo nella non facile operazione di rendere universale il dolore di un singolo. Ogni giorno di Bruno è un eterno ritorno, scandito tra la completa e disinteressata gentilezza di chi lo circonda e la sua voglia di restare in solitudine: solo il reiterarsi di alcuni segnali, ignorati in prima battuta, ma poi sempre più forti e costanti, reca al protagonista la forza di andare avanti, in modo del tutto inaspettato.

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La seconda parte del romanzo è infatti un inno alla gioia in crescendo: per circostanze apparentemente casuali e disordinate, l’uomo decide di affrontare un viaggio premio per il suo cinquantesimo compleanno in motorino, quel Liberty 50 che dà nome al titolo del romanzo, ma che man mano assume sempre più un ruolo centrale nella storia, simbolo concreto della costante presenza di un figlio strappato violentemente alla vita da un tragico scherzo del destino. In compagnia di questo mezzo, e di un cimelio appartenuto alla propria moglie, Bruno inforca il suo due ruote per seguire delle tracce non solo ideali ma anche per cercare di ritrovare appieno il sapore quotidiano della sua esistenza. In quel di Forte de’ Marmi, avendo come inattesi compagni di avventura i frequentatori fissi di un hotel, l’uomo riscopre lentamente il senso della vita e la forza del perdono. Attraverso un brillante gioco d’incastri e un nuovo intervento del destino, questa volta decisamente positivo, il protagonista decide di cambiare gradualmente registro, condividendo la sua esperienza e non rifiutandosi di affrontare, almeno inizialmente, pregiudizi e momenti al limite, scaturiti dalla sua situazione complessa e a tratti incomprensibile ai più.

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Una bimba gioiosa, come la piccola Adina. Cortesia da Margherita Davì

Chiave di volta per questa seconda parte è l’incontro con la piccola Adina, figlia di un’immigrata sfortunata e desiderosa di trovare un posto in Italia per poter crescere la propria bambina e dimenticare il suo passato. Sarà proprio il contatto con la piccola, che porta in sé un enorme e inconsapevole segreto, a riscaldare il cuore di ghiaccio di Bruno, assopito dalla sofferenza e pietrificato dal dolore, desideroso solo di poter tornare ad amare come una volta. È proprio grazie al lenimento di quel torpore che il protagonista può improvvisamente riacquistare, all’alba del suo mezzo secolo di vita, la tanto sospirata libertà da una vita senza più colori e senza più emozioni (e anche qui ritorna centrale il titolo del romanzo che, in un esercizio polisemico di grande bravura, racchiude in sé più significati, comprensibili solo andando avanti nella lettura).

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Cortesia da lintraprendente.it

Il finale di questo intreccio d’altri tempi, seppur molto più ‘veloce’ e molto più denso rispetto alla totalità della trama, più lenta e pacata, lascia una porta aperta alla speranza e qualche interrogativo al lettore, che vorrebbe provare a scardinare fino alla fine il velo dei pensieri di Bruno durante il suo viaggio di ritorno in treno nella sua Napoli, luogo del passato felice ma anche di eventi funesti e sconvolgenti.

La poesia voluta dall’autore a chiusura della storia è emblematica e toccante, paradigma di una poeticità che ripercorre ogni pagina e che, da apparentemente persa, viene poi riconquistata da un uomo in pena con grande coraggio e fatica. Liberty 50.“Il viaggio”, dunque, è anche un romanzo della poesia e della speranza, che procedono di pari passo con la vita di ognuno e che attendono solo di essere scoperte, anche e soprattutto in quei momenti di oscurità, nei quali il cuore smette di pulsare e la luce diventa più fioca: è appunto in quei momenti che si costruisce la propria, autentica, libertà.

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