La svastica nel ventre – Legenda Cinematografica

di Giuseppe Cangiano

La locandina del film di Mario Caiano

Cari lettori e lettrici, eccoci giunti ad un nuovo appuntamento qui su Legenda Cinematografica! Oggi parliamo di Mario Caiano, nome che molto probabilmente suonerà estraneo ai più. Difatti, alcune delle sue produzioni, attualmente sembrano essere introvabili o perlomeno abbondantemente ignorate. Dalla lista, emerge un film di grandissimo spessore, La svastica nel ventre datato 1977. Parliamo di una pellicola concreta, spigolosa, che lascia già dal titolo poco spazio alle congetture: le tematiche trattate scaturiscono infatti da una più che lucida analisi della brutalità e delle miserie del Nazionalsocialismo tedesco, tragicamente imperante per tutto l’arco della Seconda Guerra Mondiale. 

L’intreccio è costruito tutto attorno alla figura di Anna, la quale, trovandosi purtroppo catapultata nel caos e nella barbarie dei campi di concentramento, riesce inizialmente a sopravvivere grazie alla sua delicata bellezza di donna, fino a quando non è violentemente gettata negli abissi di un nuovo e terribile altro girone infernale, questa volta non più presente nei lager ma palesato in quelle torbide e inumane stanze del sesso, costruite ad hoc per il divertimento dei soldati, autorizzati ad abusare continuamente e senza pietà di Anna e di altre ragazze, divenute ormai schiave sessuali del regime.

Un fotogramma del film

La svastica nel ventre ha alla sua base, dunque, una sceneggiatura dai contenuti davvero molto forti, maggiormente proiettati alla sostanza più che ispirati a piano meramente idealistico. La trama di Caiano non è affatto geniale ma, nonostante tutto, non può non colpire (pesantemente) colui che guarda il film.

Tecnicamente poi, questa produzione italiana presenta dei chiaroscuri che la rendono non totalmente godibile: tra le molte sequenze, alcune delle quali insipide, se ne annoverano altre veramente terribili, esteticamente molto ben curate per il loro tasso di crudeltà e durezza: tra tutte, si rimanda infatti a quella dello stupro a inizio film, o a quella della tortura e dei suoi particolari, scene queste di grande impatto per la lapidaria violenza. Al contempo, il lavoro di Caiano si perde su vari versanti, presentando un cast non molto all’altezza e una fotografia fin troppo artigianale.

La svastica nel ventre, nel suo incedere malsano e degenerante, ha però un finale drammatico e sorprendente, che vale da solo il prezzo del biglietto.

 


Excursus e fonti di ispirazione

La svastica nel ventre non può essere definito semplicemente un film incentrato sulla Shoah. Nonostante, infatti, alcune scene storiche introdotte dalla regia attraverso un efficiente montaggio, questo del 1977 resta a suo modo un tremendo film d’autore con le dovute enfatizzazioni e con elevatissimi livelli di pathos e di drammaticità.

La locandina de Il portiere di notte, di Liliana Cavani, che ha ispirato il film

La pellicola firmata da Caiano riprende palesemente la produzione di Liliana Cavani, Il portiere di notte, a causa di tutte quelle dinamiche che connotano pesantemente protagonisti dai tratti maledetti, anche se, nella fattispecie, quello della Cavani si presenta come un film più sottile e psicologico. Allo stesso tempo, La svastica nel ventre, prende spunto da un altro film pesantissimo, quel Salò o le 120 giornate di Sodoma di Pier Paolo Pasolini, di cui abbiamo parlato in questa stessa rubrica. Alla luce di quanto sopra affermato, in conclusione, il film di Caiano del 1977 si presenta quale sorta di compromesso intertestuale, che prende le mosse dai citati lavori della Cavani e di Pasolini: ciò lo rende, senza dubbio, una gustosa preda cinematografica per spettatori appassionati e temerari.

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