Son Poeti Questi Romani II

di Marta Compagnone

Cari amici di Legenda Letteraria i piccoli poeti romani si congedano con dei versi molto belli, dedicati alla Città Eterna, quella in cui sono nati, hanno finora vissuto e dove stanno crescendo: la loro Roma.

In antologia abbiamo studiato, in ultima istanza, i luoghi poetici e letto i suggestivi versi che i poeti della nostra ricca tradizione letteraria e culturale hanno dedicato ai “loro luoghi”; da qui dunque l’idea di assegnare loro il compito di creare (con licenza concessa di poetare anche in romanesco) il sentimento che li lega alla loro città. Devo ammettere che sono venute fuori delle poesie molto belle: alcune esaltano la magnificenza storico – culturale di Roma, in altre prevale la soggettività dell’autore che si sofferma sul significato che i luoghi dell’Urbe hanno nella sua storia personale, in altre ancora si rilevano anche quei difetti che minano la bellezza della Capitale. Vi riporterò i versi più significativi di ciascuno dei ragazzi perché tutti meritano una lettura. Grazie mille per l’attenzione che avete dedicato e spero dedicherete ancora a questi piccoli grandi poeticissimi alunni.

Iniziamo con la poesia di A. C., romano orgoglioso della sua città di cui coglie dei momenti assai poetici, degni di una canzone di Antonello Venditti:

ROMA bella
ROMA mia,
sei come casa mia.
Sei bella al mattino
quando l’uccelli se arzano in volo
Sei bella a mezzogiorno
quando le campane sonano tutt’intorno.
Sei bella al tramonto
quando er colore s’offusca de biondo.
Sei bella la sera
quando sei simile alla cera
[…] e la luna cor suo bianco pallore
illumina er Cupolone.

Continuiamo con F.C., romano e romanista sfegatato che ha intitolato la sua poesia FORZA ROMA; i suoi versi celebrano l’eterno mistero della città e la bellezza senza pari dei suoi monumenti visitati dagli stranieri di tutto il mondo:

[…]
Pè quant’è bella e misteriosa ‘sta città
vengono da tutto er monno pa’ visità.
Poi d’è monumenti nun ne parlamo
che pe’ quanto so’ belli
a visitalli tutti ‘na cifra ce mettiamo.
Dopo ‘sti pochi versi la poesia è finita
ma continuerò a parlà de ‘sta città eterna e infinita.

G.L., che correda le sue poesie, di apparati iconografici sempre molto carini e colorati, si sofferma sulla storia delle origini e alterna italiano e romanesco:

[…]
La città eterna come fu soprannominata
e dai sette re fu tanto amata.
Il suo confine con un aratro fu tracciato
e con i suoi monumenti ci ha esaltato.
[…]
Tutti quanti ce possono annà
ma da Roma nun se po’ scappà;
sta poesia yo voluto dedicà
che, me dispiace, è finita qua.

Il componimento di E. F. ha un piglio intimo e soggettivo; la giovanissima poetessa, infatti, mette in luce il ruolo della città nella sua storia personale, per cui luogo fisico e luogo dell’animo sono indissolubilmente legati:

[…]
Tu Roma culla della mia adolescenza
della mia spensieratezza
della mia vita…
In mente tanti ricordi
e anche qualche ferita.
Tu Roma,
scrigno di storie e segreti lontani,
che nell’aria ondeggiano vani
come un giovane che
innamorato,
sotto al Colosseo
l’amore ha svelato.

Nei tre componimenti di L.C., C.L. e D.G. si rileva la capacità di Roma di trasmettere felicità, o per i suoi monumenti o per il semplice fatto di essere la loro città:

[…]
Comunque Roma è molto bella
con i suoi monumenti
che danno felicità.
(L.C.)

[…]
Roma è la mia città
e mi da tanta felicità.
Del mondo sei la più bella
e tutte le genti ti vengono a visità.
[…]
Roma sei la culla di tutti noi
e della storia dell’umanità.
(C.L.)

La città eterna.
Sulle tue mura è scritta la storia.
Il passato tra i tuoi monumenti
parla ancora di te.
[…]
Le piazze, le chiese e i vicoletti col selciato
mi hanno conquistato.
(D.G.)

Infine un acuto alunno, L.F., mette in rima non tanto la perfezione monumentale assoluta di Roma, ma una serie di difetti che spesso ne minano il funzionamento a livello di circolazione urbana e di vivibilità. Riporto questi versi significativi e condivisibilissimi:

[…]
La metro o non passa o è tardiva
sai quanno parti ma mai quanno s’arriva:
puntuale è un termine sconosciuto
eppure qua ce so’ nato e cresciuto.

Con questa serie di versi estrapolati dai componimenti che mi sono stati letti e consegnati i giovani poeti vi salutano e vi ringraziano ancora. Per il momento si accantonano i versi per far spazio alla prosa. Ma qualcosa mi dice che torneranno molto presto. Intanto, state lettori…oggi e sempre!

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